“Noi abbiamo anche trovato un direttore. Cioè veramente: forse non è pieno di requisiti, perché ci vogliono 3 anni di esperienza o deve essere laureato in psicologia: questo è in scienze politiche. Ti ha detto chi è?”. “Non mi ha detto chi è”. “È il suocero… il suocero del cugino di Alfano”. “Ah, ho capito. Bene, bene: no, ma al di là di questo… diciamo… la figura si può costruire. Vediamo il da farsi… insomma… perché io ho l’impressione… mo’ venerdì vado a Roma… e vedo un po’… al ministero la situazione…”. È il 10 settembre 2014 quando Ugo Bellini, vicepresidente della Misericordia con delega a Sviluppo e Coordinamento delle Federazioni Regionali, informa Leonardo Sacco che come direttore del Centro di Lampedusa è stato scelto Lorenzo Montana, suocero del fratello di Angelino Alfano.

Prima ancora che sulle pagine dei giornali, quella nomina è finita nei brogliacci dell’inchiesta “Jonny” che ha portato all’arresto di Leonardo Sacco per la gestione del Cara di Isola Capo Rizzuto, di fatto in mano alla ‘ndrangheta. Il panico, però, arriva quando ilfattoquotidiano.it il 4 ottobre 2014 pubblica la notizia che il centro per migranti di Lampedusa sarà riaperto da lì a poco e a dirigerlo sarà il suocero di Alessandro Alfano, fratello dell’allora ministro dell’Interno oggi agli Esteri.

L’articolo del fattoquotidiano.it fa scattare il panico
È a questo punto che il telefono di Leonardo Sacco inizia a squillare ininterrottamente per tutta la giornata. Il prefetto Mario Morcone, capo del Dipartimento Libertà civili e immigrazione del ministero dell’Interno ignaro e totalmente estraneo alle manovre per piazzare il parente del ministro, “lo esorta a inviare il comunicato stampa” dopo averlo rimproverato: “Senti una cosa… ma… come ti è venuto in testa… di pigliare… a questo come direttore del Centro di Lampedusa? Tu lo capisci bene che quello è il Centro più visibile d’Italia”. Sacco farfuglia qualcosa (“Capisco benissimo… il problema è stato questo eccellenza… che.. diciamo… come confederazione… non ci aspettavamo l’assegnazione… subito… va bene la gara e stavamo cercando appunto figure di direttore… ma non era assolutamente preventivato che dovevamo prendere quello lì”), ma il prefetto Morcone insiste: “Mo’ devi trovare una soluzione… anche perché, capisci che l’effetto di tutto questo è che ogni settimana ti devo fare un’ispezione praticamente… perché sennò ci fanno un culo come una campana”.

Passa qualche ora e dal Dipartimento immigrazione il prefetto Morcone, che continua a essere irritato, dice a Sacco: “Abbi pazienza… bisogna comunque fare un’agen… perché qua sta succedendo un bordello in rete, su internet. Dovreste fare più che una smentita insomma. Un chiarimento su questa cosa, facendo un’agenzia nella quale dite quello che hai detto a me. Cioè che in un primo momento, tenuto conto della fretta, dell’avvicendamento di Lampedusa Accoglienza, avete individuato sull’isola una persona e diciamo che per esperienza amministrativa poteva essere un punto di riferimento, un coordinatore. Perché il direttore deve essere ancora nominato. Me la puoi mandare prima a me: io me la guardo”. Ricevuta la mail c’è da fare qualche correzione: “Va bene, se potessimo agg… mettere solamente qualcosa in più… intanto in relazione… alle notizie pubblicate da Il Fatto Quotidiano se in testa puoi mettere questa cosa… e se puoi mettere sulla base del suo curriculum e delle sue esperienze… potresti aggiungere che era stato assessore al bilancio del Comune di Lampedusa”.

“Ho dovuto fare il comunicato che ha chiesto il ministero”
“Va benissimo… ve lo giro definitivo”. Sacco si mette sull’attenti e tra una telefonata e un’altra con il prefetto Morcone si coordina con i “suoi” per il comunicato stampa. Ne parla anche con Gaetano Varca, suo collaboratore e “nipote – scrivono i carabinieri – di Varca Pasquale in atto detenuto, condannato per associazione per delinquere di tipo mafioso, capo della locale di Erba”. “Ho dovuto fare il comunicato che ci ha chiesto il ministero dove diciamo che lui (Montana, ndr) era direttore dei servizi amministrativi, non direttore del Centro” dice il presidente della Misericordia di Isola Capo Rizzuto arrestato nell’inchiesta “Jonny”.

Peccato, però, che è stato lo stesso Montana a complicare le cose, confermando prima l’incarico di direttore del Centro di Lampedusa ai microfoni del fattoquotidiano.it e poi dimettendosi dopo le polemiche nate in seguito alla pubblicazione della notizia da parte del nostro giornale. “Preferisco evitare strumentalizzazioni” aveva dichiarato il suocero di Alfano jr mentre le Misericordie negavano di aver “mai indicato Montana come direttore del centro di Lampedusa”. Quel 4 ottobre 2014, Sacco si sente costantemente non solo con il prefetto Morcone ma anche con il direttore generale delle Misericordie Andrea Del Bianco. Con lui commenta la giornata convulsa e le apprensioni del capo del dipartimento immigrazione. “Pensa te Morcone – dice – come si è dovuto sbattezzare per trovare… informarsi e compagnia bella..”.

“Abbiamo compromesso alcune cosette”
“No – risponde Sacco – Secondo me, ha al fianco il ministro no?”. “Il ché è ancora peggio – avverte Del Bianco – Davvero pensiamo anche… a non metterci scontro con lui”. “Se oggi a quel posto non c’era Morcone- è sempre Sacco che parla – Noi avevamo finito con l’immigrazione”. Il direttore generale delle Misericordie su questo punto però non è d’accordo: “Non so. Forse no. Però insomma voglio dire certo… certo… abbiamo compromesso alcune cosette… ora è vero anche che Alfano la sapeva e tutto sommato non ha detto al suo consuocero: ma che cazzo fai. Ecco, però, non mi venisse a dire che non lo sapesse. Ma insomma”. Resta da capire se l’Alfano a cui si riferisce Andrea Del Bianco sia l’ex ministro dell’Interno (da cui dipendeva il Dipartimento Libertà civili e immigrazione) o il fratello Alessandro (marito di Flavia Montana e suocero di Lorenzo Montana).