Via libera alla web tax nella manovra correttiva. La commissione Bilancio della Camera ha approvato con voti bipartisan di Ap, FdI, Sinistra Italiana, Mdp, FI, Cor e Possibile (astenuti i 5 Stelle e Scelta Civica) un emendamento al decreto legge di correzione dei conti pubblici, presentato dal presidente Francesco Boccia, che prevede una procedura di “cooperazione” con le Entrate per i gruppi del web con fatturato consolidato oltre 1 miliardo di euro. Che potranno, attraverso questi accordi preventivi, riconoscere di avere una stabile organizzazione in Italia ed evitare così successive contestazioni. Non si tratta, dunque, di una vera nuova tassa. La cui introduzione richiederebbe, come sottolineato dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, un accordo con gli altri Paesi Ue perché “azioni nazionali hanno un impatto limitato”.

Secondo Enrico Zanetti, segretario di Scelta Civica, “è abbastanza surreale che dopo quattro anni di dibattito sulla necessità di una norma antielusiva nei confronti delle multinazionali del web, sia stato appena approvato con parere favorevole del Governo un emendamento che non è affatto una severa norma antielusiva, ma è semmai una gioiosa voluntary disclosure per le attività svolte in Italia: chi emerge volontariamente, beneficia sugli anni pregressi della esclusione del penale e del dimezzamento delle sanzioni pecuniarie. Definirla eterogenesi dei fini è poco, viene quasi da ridere”.

L’obiettivo della misura è quello di introdurre nel sistema tributario italiano un istituto di comunicazione “rafforzata” rivolto alle imprese non residenti che appartengono “a gruppi multinazionali con ricavi consolidati superiori a 1 miliardo di euro e che effettuino cessioni di beni e prestazioni di servizi nel territorio dello Stato per un ammontare superiore a 50 milioni di euro“. Le imprese con queste caratteristiche “che ravvisino il rischio che l’attività esercitata nel territorio dello Stato costituisca una stabile organizzazione possono chiedere all’Agenzia delle entrate una valutazione della sussistenza dei requisiti” presentando “apposita istanza finalizzata all’accesso al regime dell’adempimento collaborativo” previsto dalla delega fiscale.

Per i periodi d’imposta per i quali sono scaduti i termini di presentazione delle dichiarazioni, “il competente ufficio dell’Agenzia delle entrate invia al contribuente un invito al fine di definire, in contraddittorio con il contribuente, i debiti tributari della stabile organizzazione”. Usufruendo dell’accertamento con adesione, l’impresa potrà vedersi ridurre della metà le sanzioni amministrative. Alla società che abbia definito, per il passato, i debiti tributari della stabile organizzazione è offerta inoltre la possibilità, per gli anni successivi, di accedere al regime dell’adempimento collaborativo. I maggiori ricavi andrebbero destinati, stando al testo dell’emendamento, al fondo per la non autosufficienza e al fondo per le politiche sociali, per un ammontare non inferiore a 100 milioni annui, e per la restante parte al fondo per la riduzione della pressione fiscale.