È di questi giorni la notizia pubblicata da Costanza Cavalli su Panorama – che riprende a sua volta la web denuncia di Luca Ciammarughi (conduttore di Radio Classica) – a proposito dei presunti plagi discografici nella musica classica. La giornalista di Panorama, ha definito questo evento come Music-gate, anche se, a mio avviso, non trovandoci di fronte a un fenomeno inedito, sarebbe più giusto parlare di musicgate 2.0. Il primo capitolo della saga di “Cut & Paste” narra infatti della pianista Joyce Hatto la quale, con l’aiuto del marito William, rubò raffinate incisioni pianistiche spacciandole semplicemente per proprie. Geniale.

Secondo Ciammarughi, il pianista Maurizio Moretti si sarebbe appropriato di un’incisione di Marc Pantillon. Un’accusa confermata anche dal musicologo Norman Lebrecht, che ha condiviso su Slipped Disc, la notizia che la casa discografica Inviolata (consiglio un cambio di nome) avrebbe inviato una mail di scuse alla Claves (etichetta lesa). Tuttavia, il colpo finale alla credibilità di Moretti, potrebbe averlo inferto Alexander Kalashnikov (nome che mi pare invece molto appropriato in questo caso) avendo identificato nell’incisione delle Stagioni di Čajkovskij suonata (?) da Moretti ed edita da Decca, un altro possibile cut&paste ai danni di Victor Ryabchikov. 

Ma, sotto osservazione, ci sarebbe anche il secondo concerto di Rackmaninoff (sempre di Moretti)  sinistramente identico a quello di Mikhail Rudy (Emi). Panorama riporta che si stanno facendo accertamenti anche su Maurizio Mastrini e Andrei Gavrilov. Vedremo. Tuttavia, la sensazione è che lo scandalo si possa allargare, visto che sono già stati rimossi numerosi link e ritirati dischi dalla vendita. Ora, il furto fa strutturalmente parte della storia dell’uomo, quindi mi pare inutile perdersi in sterili moralismi. Quello che invece dovrebbe preoccuparci seriamente è l’inquietante superficialità che traspare da questa ennesima storia di tentata furbizia e crassa ignoranza. Infatti, non è l’eventuale disonestà che sconcerta, ma tutto il resto. Se questa storia verrà confermata, com’è ormai probabile che sia, vorrà dire che ci troviamo difronte ad un’epidemia intellettuale disastrosa.

Perché? Per le semplici ragioni che rappresentano, a mio avviso, i veri temi cruciali di cui dovremmo occuparci. Sono d’obbligo, all’ora, alcune considerazioni:

1. rubare un file digitale pubblico e ripubblicarlo come proprio, pensando di non essere scoperti è un’operazione di rara presunzione. Ci sono ministri che all’estero si sono dovuti dimettere per aver copiato parti di tesi da internet (Fantalia fa ovviamente eccezione). Pescare dal web è insomma semplice quanto essere scoperti;

2. mi chiedo quindi, se sia possibile che i presunti clonatori non abbiano mai sentito parlare di Shazam. Parliamo di musica in vendita, quindi facilmente identificabile da questo ed altri algoritmi di comparazione sonora;

3. dunque, se proprio si volesse spacciare come propria una registrazione altrui, è mai possibile che non si pensi neppure di modificarla in modo adeguato? Time stretch, pitch shift, reverberazione. Certo, una perizia digitale accurata individuerebbe facilmente le modifiche, ma per lo meno sarebbe un tentativo di nascondere le tracce. Non vorrei buttarla in psicologia, ma questo significa voler essere scoperti (marketing estremo?);

4. capisco che un musicista possa innamorarsi di un’incisione altrui al punto di volersene appropriare, ma come si fa a scegliere come vittima un artista noto, che pubblica con grandi etichette discografiche? Ve lo immaginate uno che ruba Hotel California e dice: “Che ne pensi del mio pezzo?”. Insomma, se proprio devi rubare una musica bella, rubane una non troppo nota;

5. ma a mio avviso, l’aspetto più inquietante su cui probabilmente molti glisseranno, è la profonda incompetenza di chi occupa posti decisionali nelle grandi case discografiche. Nessuno si è accorto di nulla, vi sembra normale? Ma in quale altro settore succedono cose analoghe? Questo è (o sarebbe) il vero scandalo.

Tempo fa scrissi un post in cui dicevo che manager, supervisor, editor fanno spesso parte di misteriose élite dinastiche che non pagano mai il conto. Moretti, che a storia conclusa potrebbe anche strapparci un sorriso per aver preso tutti per il naso, smetterà forse di pubblicare dischi con la Decca (contrariamente ai suoi dirigenti che continueranno a inanellare capolavori). Continuerà, però,  probabilmente a insegnare presso il conservatorio di Cagliari, dato che (come riporta sempre Panorama) la direttrice Elisabetta Porrà – intervistata sulla vicenda – avrebbe testualmente detto: “Le questioni sul web mi interessano poco”.

Come dire, resta (e resterebbe) pur sempre un problema di classe dirigente.