Prevedibile, ma non scontata la vittoria dell’attuale Presidente Hassan Rohani in Iran, non ci lascia poi tanto sorpresi. Il Presidente ‘dal colore viola’ con il 56% dei voti ha stravinto queste elezioni al suo secondo mandato. Ancora oggi, a due giorni dalla confermata vittoria le strade delle principali città iraniane si tingono di viola. Palloncini, manifesti, vestiti, magliette, hijab e braccialetti ai polsi sono rigorosamente di color viola. I ragazzi per le strade cantano, ballano si abbracciano, gridano slogan a favore di Rohani. Qualcuno ha tra le mani la mani le foto del leader riformista iraniano Mir Hossein Mousavi e dell’ex presidente del parlamento Mehdi Karoubi, ancora agli arresti domiciliari dal 2009, che avevano annunciato di appoggiare la rielezione di Rohani. Alcuni piangono e mostrano la foto dell’ex presidente iraniano Akbar Hashemi Rafsanjani, amatissimo leader politico, scomparso lo scorso gennaio 2017, che tanto aveva sostenuto la precedente campagna elettorale di Rohani nel 2013.

L’affluenza alle urne è stata altissima con continui posticipi per la chiusura dei seggi, proprio per dare la possibilità a tutti di sostenere il proprio candidato. Intensa, come non mai la partecipazione alle urne degli iraniani all’esterno. Le foto mostrano file interminabili di iraniani, pronti al voto; molti di loro intervistati hanno dichiarato che hanno voluto così scongiurare la possibilità di una risalita al potere dei conservatori.

Era stato proprio lo stesso Rohani con i suoi sostenitori, a invitare il popolo alle urne. Non è da escludere, infatti, che proprio il timore, di una possibile chance di vittoria del candidato conservatore Ebrahim Raisi sia stata la causa di una così massiccia affluenza. Raisi, era diventato un problema per Hassan Rohani solo nelle ultime settimane, in particolare dopo la rinuncia da parte del sindaco di Teheran Mohammad Baqer Qalibaf, che aveva dichiarato il suo sostegno ufficiale in favore del candidato conservatore. Parte dei voti di Qalibaf dunque sono andati a Reisi, ma non sufficienti per la sua vittoria.

Ebrahim Reisi è una figura poco conosciuta all’estero: molti lo ricordano per essere stato membro chiave della cosiddetta ‘Commissione della Morte’ che nel 1988 ordinò l’esecuzione di oltre 30.000 prigionieri politici. Dato, assolutamente non trascurabile per gli attivisti e i dissidenti iraniani, dimenticato o quasi non considerato, dai suoi sostenitori che con un 37% (non pochi davvero) hanno dato comunque la loro preferenza all’ala conservatrice iraniana.

Proprio nelle ore in cui la popolazione iraniana era ancora alle urne, sui social venivano postate mappe false che mostravano il colore verde, il colore della campagna elettorale di Raisi, nonché colore dell’Islam, in netta prevalenza sul colore viola, quello di Rohani, dando quasi per certa la vittoria del conservatore candidato.

Invece i dati ufficiali non hanno lasciato spazio, neanche alle fake news, tantomeno alle polemiche o alle critiche. Il popolo iraniano ha confermato di volere ancora il moderato Hassan Rohani e la sua vittoria è stata immediata. Al primo turno, un voto chiaro, netto, senza ombre di brogli. Il popolo viola ha deciso di credere nuovamente alle promesse di Rohani. “Lui – dicono alcuni giovani intervistati – è per noi simbolo di libertá, di aperture con il mondo”.

Proprio Rohani aveva pronunciato la parola ‘libertá’, dallo stadio di Hamedan, città nella quale aveva inaugurato la tratta ferroviaria Hamedan-Teheran. “Il popolo vuole libertà”, aveva detto. Il presidente aveva attaccato frontalmente anche coloro che avevano criticato l’accordo sul nucleare, affermando che questa opposizione era generata dal fatto che in Iran c’era chi faceva affari durante il periodo delle sanzioni.

Sanzioni che, è bene ricordarlo, hanno contribuito a generare il crollo del valore della moneta iraniana nei confronti delle valute straniere. Sanzioni che hanno sconvolto la vita quotidiana della popolazione, con un aumento dei prezzi di qualsiasi prodotto a livelli vertiginosi e solo grazie agli accordi sul nucleare fortemente voluti da Rohani sono state, in parte rimosse.

“La nostra gioventù ha scelto il cammino della libertà – aveva spiegato Rohani – e non si possono impedire il progresso e la libertà”. Proprio in uno dei suoi discorsi pre elettorali aveva accusato i conservatori di aver messo in atto “esecuzioni capitali e incarcerazioni per 38 anni”, ovvero dalla nascita della Repubblica Islamica.

I conservatori malgrado abbiano accettato la sconfitta non lasceranno passare quel 38,5% di preferenze e renderanno ancora più dura la politica che Rohani vorr portare avanti nei prossimi quattro anni. Utilizzeranno tutti i mezzi (tanti) a loro disposizione per imporre rigide regole alla popolazione, in particolare in quei campi di azione nei quali Rohani non ha ingerenza.

La magistratura, le forze armate, i mezzi di informazione, praticamente gran parte del paese sono tutti gestiti dall’ala dei conservatori e proveranno cosí in tutti i modi a far apparire in maniera negatva sia al paese ma soprattutto alla comunitá internazionale, la figura e l’operato del Presidente Rohani.

Ma noi, che questo già lo abbiamo capito non dovremo permettelo.