Insulti, scherno, frasi denigratorie. In poche parole, sempre più discorsi dell’odio. Nell’anno in cui l’Italia celebra l’approvazione della legge sulle unioni civili, e in occasione della Giornata internazionale contro l’omotransfobia, Arcigay pubblica il report 2017, che analizza i comportamenti – parole o atti – discriminatori nei confronti delle persone omosessuali e transessuali. “E il bilancio – spiega l’associazione – non è positivo”. Se il 17 maggio 2016, infatti, le istituzioni italiane hanno reso legale l’unione tra persone dello stesso sesso, proprio quelle stesse istituzioni, negli ultimi 12 mesi, sono state protagoniste, secondo i dati diffusi da Arcigay, di un numero sempre crescente di hate speech, cioè discorsi dell’odio.

Delle 196 storie di omotransfobia censite da Arcigay nell’ultimo anno attraverso il monitoraggio dei mass media, “un numero quasi doppio rispetto a quello dello scorso anno”, precisa Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay, i casi di omofobia istituzionale e movimenti omofobi sono ben 61. “Tutti episodi in cui parole e azioni d’odio hanno avuto come responsabile un rappresentante istituzionale, luoghi istituzionali, o realtà che hanno tentato di confezionare il discorso d’odio in contenitori “autorevoli” (come un convegno), affinché fossero assunti come validi dal pubblico”. Sfogliando il rapporto, ad esempio, si trovano menzionate le frasi pronunciate da sindaci “disobbedienti” che hanno tentato di intralciare l’applicazione della legge sulle unioni civili, momenti di campagna elettorale che, al Nord come al Sud, hanno visto gli hate speech utilizzati come propaganda, episodi di scherno messi in atto da operatori sanitari o pubblici, e omelie omofobe parrocchiali. Sessantuno casi denunciati che però, precisa Arcigay, non comprendono la totalità degli episodi discriminatori avvenuti quest’anno: “Le storie riportate, infatti, sono solo quelle denunciate e ritenute di pubblico interesse dagli operatori dell’informazione. Non si tratta quindi di un censimento esaustivo, semmai di un’analisi che all’interno del fenomeno complessivo dell’omotransfobia permette di distinguere i contesti e le forme in cui si verifica”.

Una fotografia qualitativa delle tendenze in corso in Italia, insomma, che “in definitiva – commenta Piazzoni – descrive un paese che non riesce a iniettare anticorpi efficaci contro l’omotransfobia. E non lo fa perché la stessa classe politica è parte del problema, e non sembra avere intenzione di censurare se stessa. Infatti, il testo di legge approvato alla Camera giace da anni sepolto al Senato. E nessun’altra iniziativa di legge si intravede all’orizzonte. Ci sono poi le leggi regionali, che tentano di parlare di prevenzione del fenomeno e di mettere a sistema le azioni di contrasto: l’ultima a essersene dotata quest’anno è stata l’Umbria, dopo una battaglia durata molto tempo. Ma sono tante le Regioni che ancora non si sono date questo strumento”.

A ben vedere, tuttavia, non sono solo le istituzioni ad essere state bocciate. Il report di Arcigay, infatti, è suddiviso in 6 categorie, che comprendono anche la scuola (con 15 episodi denunciati), lo sport (a quota 12) e i casi divandalismo, di minacce, fino agli omicidi d’odio. E, sezione per sezione, le storie di violenza e discriminazione non mancano. Tra le vicende più allarmanti, ad esempio, denuncia l’associazione, ci sono i fatti di bullismo tra studenti più o meno giovani, aggravati dal cyberbullismo. “La scuola è uno dei contesti che più subisce l’impennata dei discorsi d’odio e stiamo assistendo a un abbassamento significativo dell’età dei carnefici, unito a un dilagare del fenomeno delle baby gang, spesso protagoniste di fatti violentissimi”.

Due ambiti, scuola e istituzioni, che assieme definiscono quanto lunga sia ancora la strada da percorrere, per l’Italia, verso l’uguaglianza. “L’omofobia istituzionale, in particolare, va guardata con estrema attenzione perché ha un effetto a cascata su tutte le altre forme di hate speech e hate crimes, in virtù della legittimazione che a essi fornisce. In generale, numero di episodi segnalati dai media indica già una frequenza allarmante, di circa un caso ogni tre giorni”.

Per tentare di contrastare il fenomeno, quindi, occasione del 17 maggio 2017 Arcigay ha deciso di lanciare la campagna #maqualegender, che ha come oggetto diretto i movimenti no-gender: un gioco del monopoli e degli imprevisti, nel quale l’obiettivo è essere se stessi, e il nemico è la paura. “Vogliamo e dobbiamo spiegare, e superare, attraverso la parola, i fantasmi prodotti da chi specula sulla paura”.