L’estate è alle porte e fervono i preparativi per le feste scolastiche e le sagre paesane. Non vorrei fare la solita guastafeste (o guasta sagre), ma non si potrebbe pensare a un modo diverso, più semplice e sostenibile per stare insieme? Mi raccontava un mio amico che al Film festival nella Rathaus Platz di Vienna la scorsa estate, c’era una quindicina di stand gastronomici di varie nazioni, migliaia di persone che mangiavano e nemmeno una stoviglia o una posata usa e getta. Al centro della piazza un unico centro di raccolta di bicchieri, piatti e posate lavabili.

Da noi, purtroppo, l’opzione del lavabile e riusabile non viene nemmeno presa in considerazione da molti organizzatori, che spesso la liquidano con poche parole: “troppo brigoso, non abbiamo mica tempo da perdere!” Si preferisce così usare stoviglie usa e getta in plastica, vendere bottigliette di plastica e lattine di CocaCola, rinunciando all’idea di dare acqua in caraffa. Magari sì, qua e là, come pesci fuor d’acqua, si vedono bidoni per la raccolta differenziata, ma sono ripieni di tutto.

D’altra parte è vero, nella bolgia si fa fatica a controllare, e poi, non raccontiamocela. I piatti di plastica (puliti) vanno nella plastica, ma tanto non li ricicleranno mai. Se sporchi, ancora peggio. Le posate di plastica usa e getta vanno nell’indifferenziata, perché i produttori non pagano il contributo ambientale Conai. I bicchieri, se puliti, si riciclerebbero. Ma spesso e volentieri vengono bruciati. I gestori si nascondono dietro le belle parole “recupero energetico”, ma vuol dire sempre e soltanto: “incenerire, bruciare”. Quindi, alla fine, che si faccia la differenziata o no, la stragrande maggioranza dei rifiuti viene bruciata.

Il compostabile? è un compromesso, e presenta degli svantaggi: in primo luogo il compostabile non viene dal nulla, ma da materia vergine (mais o cellulosa), coltivata e usata per scopi a dir poco inutili. Inoltre, se ad esempio nella festa ci sono piatti biodegradabili accanto a posate di plastica usa e getta, si rischierà di creare una gran confusione, difficile da gestire, e magari nei bidoni di organico finiranno posate in plastica.

I bambini, che proprio a scuola hanno imparato che l’ambiente va rispettato, che i rifiuti vanno ridotti e la plastica non si spreca, osservano stupiti gli adulti che nelle feste fanno tutto il contrario. Ma si sa, i bambini son troppo idealisti, e devono imparare come si sta al mondo. E poi il fine giustifica i mezzi, rassicurano i genitori, e il fine è raccogliere soldini per la scuola, per dotare di lim e tablet ogni classe, per plastificare il giardino, sennò ci si infanga, per comprare faraoniche aule all’aperto. Non son contenti i bambini?

So che magari molti mi sbraneranno, ma a volte mi chiedo se davvero i bambini delle elementari abbiano bisogno delle lim per imparare. A mio parere no, visto che sono fin troppo esposti a schermi multimediali in casa, (pc, tv, tablet e smartphone). A quell’età, i bambini avrebbero invece più bisogno di uscire, giocare, leggere all’aria aperta. Più che lim, aule all’aperto in cemento, e erba di plastica per non infangarsi, forse sarebbe utile piantare qualche albero in più nei tristi cortili scolastici e lasciare che i bambini possano un po’ giocare nell’erba e nel fango, anche d’inverno. O l’outdoor education resta un vuoto (e costoso) slogan.

Non mi risulta, d’altra parte, che Don Lorenzo Milani abbia usato strumenti costosissimi per rendere i suoi ragazzi dei cittadini preparati, consapevoli, critici e attivi. Parlavano di politica, democrazia, giustizia, storia, geografia, all’ombra di un semplice, (economico) albero. Autocostruivano quello di cui avevano bisogno.

Ma torniamo al discorso feste. Per sperare in un cambiamento, non bastano singoli Don Chisciotte che si infiltrano nei comitati. Ci vogliono progetti seri, da parte delle associazioni e il sostegno da parte delle istituzioni. Gli esempi non mancano: dal progetto di Legambiente Basilicata di lavapiatti mobile a noleggio, ai comuni che premiano e incentivano le sagre più ecologiche: da Capannori a Grottammare a Pordenone. Comuni che premiano e incentivano quei comitati che riducono i rifiuti, che usano stoviglie lavabili, detersivi ecologici, acqua in caraffa.