Due editoriali fortissimi pubblicati sulle prime pagine dei due principali quotidiani italiani infiammano il caso Banca Etruria. Sul caso presunto conflitto d’interessi dell’ex ministro Maria Elena Boschi intervengono anche gli editorialisti di Repubblica e Corriere della Sera. E se il giornale diretto da Mario Calabresi pubblica l’editoriale di Massimo Giannini, storicamente non tenero con la corrente di Matteo Renzi sin da quando conduceva Ballarò su Rai Tre, diverso è il caso del quotidiano di via Solferino. Il direttore del Corsera Luciano Fontana firma personalmente un articolo pubblicato in prima pagina sotto a un titolo affilato: Potere e domande storiche. Una la domanda fondamentale che muove entrambi gli articoli: è vero – come rivelato da Ferruccio de Bortoli nel suo libro – che l’allora ministra Boschi ha chiesto a Unicredit di comprare Banca Etruria, l’istituto di cui il padre era vicepresidente? Una domanda che non trova una conferma definitiva – l’ex ad di Unicredit Federico Ghizzoni continua a trincerarsi dietro a un No Commento – ma neanche l’ombra di una smentita, a parte quello della diretta interessata.

“Si capisce bene che la vicenda delle banche toscane, con il colpo durissimo inferto da una gestione clientelare e dissennata a investitori e risparmiatori, sia una spina nel fianco del segretario Pd e della Boschi. È un capitolo oscuro, le inchieste e le intercettazioni dimostrano che intorno al salvataggio si mossero personaggi con un passato non raccomandabile. De Bortoli ha raccolto, durante la stesura del suo libro, un’informazione e l’ha pubblicata. Così si comporta un giornalista. Il ministro ha reagito dicendo che non è vera ma il no comment di Ghizzoni e quello che ha aggiunto ieri al Corriere pesano. Non sono certo una smentita, anzi. Forse sarebbe meglio che anche il mondo bancario parlasse chiaramente”, scrive il numero uno di via Solferino nel suo editoriale, in cui mette nel mirino l’ex presidente del consiglio. “Il rapporto con l’informazione di Renzi  – continua il successo di de Bortoli – e del suo mondo è, per usare un eufemismo, complicato. Un rapporto questo sì ossessionato dall’idea di nemici sempre in agguato. L’ex premier non ha ancora ‘elaborato‘ la sconfitta referendaria, è tornato sulla scena, dopo la vittoria delle primarie, come se nulla fosse accaduto. Parole d’ordine e atteggiamenti simili. E tanta insofferenza per le voci critiche e le notizie scomode. C’è un lavoro di ricostruzione e una sfida riformatrice su cui le forze politiche, tutte, dovrebbero concentrarsi. Macron insegna. Ma di Macron per il momento non se ne vedono in circolazione“.

Diversi i toni utilizzati da Giannini su Repubblica che invece parla  la “Matteo’s Version“, e cioè l’intervista “affidata alle colonne amiche del Foglio (il giornale che lo incoronò anzitempo “Royal Baby”)” che “è insieme elusiva ed evasiva. La versione è elusiva perché, dicendo ‘de Bortoli ha fatto il direttore dei principali quotidiani italiani per quasi vent’anni e ora spiega che i poteri forti in Italia risiedono a Laterina‘, Renzi finge di non capire qual è il cuore della questione Boschi-Etruria, cioè quel conflitto di interessi che era chiarissimo fin dall’inizio. Cioè da quando Maria Elena divenne ministra per le Riforme, nel febbraio 2014, e di lì a poco il padre Pierluigi, consigliere dal 2011, fu ‘promosso‘ vicepresidente di Etruria. Che quel groviglio convenisse scioglierlo già allora lo vedeva chiunque. Tranne un potere giovane e arrembante, forse accecato da un’epifania troppo fulminea. Ma la versione è anche evasiva perché, aggiungendo ‘che Unicredit studiasse il dossier Etruria è il segreto di pulcinella’, Renzi sorvola sugli atti attribuiti alla sua ministra intorno a quel dossier”.

Quindi il giornalista di Repubblica snocciola le varie domande rimaste al momento senza risposta nella questione Etruria. “È vero (come ha scritto il Fatto) che già nel marzo 2014 la ministra e suo papà nella loro villa di Laterina incontrarono il presidente di Etruria e i vertici di Veneto Banca, per concordare una “resistenza” rispetto ai tentativi di acquisizione da parte della Popolare di Vicenza? È vero (come ha scritto de Bortoli nel suo libro) che nel gennaio 2015 la ministra chiese a Ghizzoni un intervento di Unicredit su Etruria, e che la manager Marina Natale fu incaricata di aprire un dossier per valutare l’acquisto, salvo poi richiuderlo con ‘parere negativo’? È vero (come ha scritto la Stampa) che nel febbraio 2015 l’allora neo-presidente di Etruria, Rosi, ebbe a sua volta un altro incontro con Ghizzoni (“facilitato da qualcuno…”) per tentare un ultimo affondo sul salvataggio da parte di Unicredit? E dunque, la ministra ha mentito all’assemblea di Montecitorio? E se ha mentito, può restare al suo posto nel governo Gentiloni? Sono interrogativi che galleggiano nel vuoto”, conclude.