Intavolare un dialogo con gli Stati Uniti? “Se ci saranno le giuste condizioni“. Il segnale di apertura arriva da Choe Son Hui, direttore generale per gli affari americani del ministero degli Esteri della Corea del Nord. La funzionaria di Pyongyang ha parlato intervistata dall’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap, in una tappa a Pechino di ritorno dalla Norvegia. La diplomatica ha guidato, riporta ancora Yonhap, la delegazione che ha incontrato di recente a Oslo un gruppo di esperti americani con a capo Suzanne DiMaggio, direttore del think-tank New America.

DiMaggio è nota come specialista in questioni iraniane e attiva nei negoziati dell’amministrazione Obama con Teheran. Thomas Pickering, ex ambasciatore americano all’Onu, e Robert Einhorn, speciale advisor del Dipartimento di Stato per la non proliferazione e il controllo delle armi, hanno fatto parte del gruppo di esperti Usa in Norvegia. Choe, di ritorno in patria, ha risposto a un’esplicita domanda, di aver “incontrato Pickering. Ne discuterò quando ne avrò l’occasione in futuro”. In merito al nuovo presidente sudcoreano Moon Jae-in e alla richiesta di chiarimenti su eventuali preparativi per il dialogo, Choe ha affermato che “noi osserveremo la situazione”.

Il governo Usa ha detto di non aver dato alcun rilievo e peso particolare agli incontri avvenuti a Oslo, denominati “Track two” e basati sul modello di confronto tra di delegazioni fatte a vario titolo da indipendenti e funzionari a vario titolo collegati all’amministrazione americana. Secondo gli osservatori, visto anche il delicato momento dopo l’aspro braccio di ferro Pyongyang-Washington su nucleare e missili del Nord, l’appuntamento in Norvegia può aver dato l’occasione di un “contatto esplorativo”.

La dichiarazione della Sun Hui ricalca quella di Donald Trump che all’inizio di maggio, in un’intervista a Bloomberg News, si era detto disponibile a incontrare il leader nordcoreano nelle giuste circostanze. Forse un primo segnale di distensione dopo settimane di accuse incrociate. Pyongyang aveva minacciato “gli imperialisti americani“, colpevoli di aver sorvolato il territorio nordcoreano; il capo della Casa Bianca aveva annunciato di aver inviato la portaerei Carl Vinson, e l’inizio di esercitazioni congiunte con la Corea del Sud e il Giappone in risposta alle “provocazioni” nordcoreane, come il lancio di missili balistici a medio raggio avvenuto alla fine di aprile. Il braccio di ferro era culminato con le accuse di un complotto ordito dall’intelligence statunitense e da quella sudcoreana per eliminare Kim Jong-un, a cui era seguita la minaccia di un “doppio attacco anti-terroristico” ai danni dei due Paesi.

Ora i due Paesi potrebbero avere un faccia a faccia a Pechino il 14 e 15 maggio, in occasione del Belt and Road Forum for International Cooperation, evento fortemente voluto dalla Cina per rilanciare “la nuova via della seta”.