C’è gente che pensa a raccattare voti, e c’è gente che raccoglie uomini e donne che annegano in mare. Questa polemica sulle ong, come ha detto Emma Bonino, pare sempre più “mefitica”, “fatta di sospetti e discredito”. C’è chi liscia il pelo alle paure – anche comprensibili – degli italiani. Chi cerca di suscitare insofferenza senza curarsi delle conseguenze. Chi è proprio un po’ razzista. Ma più fastidiosi di tutti, forse, sono gli ipocriti.

Quelli che puntano il ditino sui bilanci delle ong e lasciano intendere che sarebbero opachi e nasconderebbero loschi affari (senza prove, per adesso). E magari a parlare sono gli stessi politici che da anni tacciono sui bilanci – questi sì, davvero impenetrabili – delle fondazioni legate a partiti e rappresentanti politici. Fondazioni sponsorizzate da società pubbliche, banche, produttori di petrolio e di armi, magari imprese legate al mondo del gioco. E nessuno sa niente, non c’è modo di sapere chi sono i finanziatori, quanto hanno versato. Non si può capire se esista un legame tra le donazioni di denaro e l’attività dei politici.

E invece su cosa si punta il dito? Sui bilanci delle organizzazioni non governative che salvano la gente che annega in mezzo al Mediterraneo. Sia chiaro, è giusto controllare anche loro. Ma ci vuole pudore. Ruben Neugebauer dell’ong tedesca Sea Watch dice: “I nostri bilanci, le donazioni… è già tutto pubblico. Rispondiamo alla legge tedesca che è molto severa e restrittiva. Prima di lanciare accuse generiche che ci hanno infamato, potevano semplicemente chiederci i documenti. Potevano domandare alle autorità tedesche. E’ tutto pubblico”. Altre ong, come Medici Senza Frontiere, spiegano: “I nostri bilanci sono online”.

Controlliamo comunque, male non fa di sicuro. Però per salvare un minimo di decenza, cari politici, mentre chiedete alle ong di rendere pubblici i loro bilanci, tirate fuori quelli delle vostre fondazioni! C’è chi salva le persone e chi salva le poltrone