Tweet .“Lui è contento. Ci credo, mangia, beve e ascolta musica gratis!”. Segue foto di un ragazzo di colore in sella a una bici. Tweet. “Chissà come procedono le partitelle oggi al centro immigrati di #Mineo!”. Segue foto di ragazzi di colore che giocano a pallone. Matteo Salvini scatta e scrive dal centro di accoglienza migranti di Mineo in Sicilia dove è andato in visita per fare una telecronaca a colpi di tweet con tanto di reportage su Libero.

Il racconto è fedele quanto l’imparzialità dell’autore. Sempre a beneficio del suo e-lettore, ad esempio, analizza la popolazione del centro stabilendo a colpo d’occhio che almeno “2mila ospiti e rotti (su 3.295, ndr) sono scrocconi che sanno di esserlo e lo sa anche il Governo. Non è vero che fuggono dalla fame. Basta parlarci, basta vederli… In realtà sono i figli delle famiglie del ceto medio dei Paesi africani. Non sono i poveri dei loro paesi”. Se l’hanno confidato loro a Salvini c’è da credergli. E del resto “basta vederli”. Vero o non vero il tour da Mineo del capo leghista ha colto nel segno facendo notizia in assenza di notizie. In rete è subito meme, tifo e indignazione. Il massmediologo potrebbe riconoscergli il brevetto della fake news senza la news ma un sociologo attento potrebbe tentare l’impresa di codificare la campagna d’odio martellante che spinge Salvini fino in Sicilia. Roberto Biorcio, studioso dei fenomeni del Carroccio ha pochi dubbi. “Salvini sta tentando una personalizzazione senza precedenti della Lega per accreditarsi come leader del centro destra e persegue una strategia di etno-nazionalizzazione. Non è certo una notizia trovare gli immigrati che giocano a pallone nel centro di accoglienza, ma per lui è un’occasione per logorare ulteriormente il concetto di accoglienza veicolato dalle istituzioni, dalla comunità europea e dalla Chiesa. A beneficio del proprio”.

Le provocazioni di Salvini sono un segno di forza o di debolezza? “Ha portato la Lega oltre il 12% lavorando su più fronti, si è messo sulla scia del lepenismo per inglobare le posizioni di destra, ha valorizzato al massimo il ruolo personale di capo politico e sentinella in funzione della leadership interna e per accreditarsi come cavallo in corsa dell’intero centrodestra, ha allargato la base elettorale nazionalizzando il partito con una discreto seguito al centro-sud. Ma non ha il 20% della Le Pen, perché i Cinque Stelle gli hanno soffiato via l’area della protesta ed è chiaro che anche questo sfondamento non gli basta. In caso di legge elettorale con sistema proporizionale ognuno corre per sé e poi si fanno gli accordi, se invece è maggioritario per conquistare il premio di maggioranza Salvini è costretto ad allearsi ma fermo all’idea di essere il candidato leader. E allora, dopo aver abbandonato del tutto la stagione autonomista, ha individuato in quella etno-nazionalista l’autostrada per trovare consensi. Anche con iniziative discutibili su altri piani”. Il tema della paura verso l’immigrato, del resto, “è sempre stato nella Lega”, dice Biorcio. Ma non sono in pochi a vedere nelle ultime scorribande un salto di qualità anche pericoloso.

Clelia Bartoli è una docente di Diritti Umani presso l’università di Palermo, ha scritto libri sui migranti richiedenti asilo proprio in Sicilia nonché un volume Contro il razzismo, edito un anno fa da Einaudi. Ben conosce la situazione del Cara di Mineo per la quale non fatica a dar ragione a Salvini “quando dice che lì non c’è possibilità di integrazione, che è un ghetto che non sviluppa contatti e possibilità di interazione con l’esterno”. Detto questo delle performance del capo leghista dà un giudizio durissimo. “Trovo pericolosissimo il suo aizzare l’odio per una partita di calcio”. E non meno odiosi e “falsi” i tweet che indugiano su migranti colpevolmente inoccupati o sani.

“C’è una menzogna che Salvini propaga agli italiani dicendo di voler risolvere un problema. I migranti occupati tolgono lavoro agli italiani e sono un problema. Quelli inoccupati lo sono. Alla fine il migrante in sé è un problema. Una semplificazione che porta a fare scelte del tutto irrazionali che si scontrano con l’oggettività dei dati. Perché è evidente che un immigrato in Italia partecipa dell’economia in modo attivo, fa i lavori agricoli o di cura delle persone e con le sue tasse contribuisce a pagare le pensioni. E’ un investimento anche a basso costo per lo Stato che riduce a un paio di anni la “cura” di queste persone quando per l’italiano investe nell’arco di una vita tra scolarità, salute, assistenza ai figli e pensione. Ma è usare strumentalmente la nostra incapacità di affrontare il problema migratorio e di integrazione proponendo come immagine l’immigrato che sorride è davvero il punto più basso della campagna in atto”.

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