Da 10 giorni in sciopero della fame, per sostenere la battaglia di una trentina di lavoratori della sua città a rischio licenziamento: malgrado il lieve malore la “lotta” del consigliere regionale Pd Francesco Gazzetti a sostegno della vertenza Grandi Molini di Livorno va avanti. “E’ tutto sotto controllo” ha dichiarato il renziano dopo gli accertamenti al pronto soccorso. Il governatore Enrico Rossi (che ha trascorso il pranzo di Pasqua con i lavoratori in presidio permanente) e il Pd invitano il 46enne a interrompere la protesta ma lui è intenzionato a andare avanti almeno fino al 28 aprile, giorno in cui è previsto l’incontro decisivo con l’azienda. La perdita di altri posti di lavoro rappresenterebbe un duro colpo per Livorno, area di crisi industriale complessa così come Piombino: “In tutta la provincia – precisa il segretario della Cgil Fabrizio Zannotti al Fattoquotidiano.it – ci sono 5.050 persone in cassa integrazione. Le persone che beneficiano di ammortizzatori sociali difensivi come ad esempio Aspi, Naspi e mobilità sono invece 19mila”.

“Ci metto me stesso: inizio lo sciopero della fame”  Gazzetti, che nelle scorse ore ha avuto un malore ed è stato costretto ad andare al pronto soccorso per accertamenti, ha iniziato la protesta lo scorso 18 aprile: “Il rifiuto di ogni proposta di mediazione da parte dell’azienda è incomprensibile. Sento il bisogno di un gesto personale profondo”. L’ex giornalista di Granducato Tv dichiara di aver sentito il bisogno di “fare qualcosa di più e di diverso dall’impegno istituzionale” e di “mettere se stesso”. Una scelta “personale e ponderata“. Motivando la sua scelta l’esponente del Pd aggiunse: “Non so se sia poco o se sia tanto. Non so se sia utile. Ma è tutto quello che ho e che posso e non ho esitazioni nel metterlo in gioco”.

Trenta esuberi: “Inaccettabile” – Grandi Molini, azienda con sede a Rovigo, è uno dei principali gruppi molitori in Europa. Lo stabilimento di Livorno (gli altri sono a Verona, Pordenone e Trieste) occupa 45 dipendenti: lo scorso febbraio l’azienda ha dichiarato 30 esuberi, dopo un anno di cassa integrazione terminato a fine 2016 e una riapertura di poche settimane. Grandi Molini – riferiva una nota della Regione – non ritiene possibile “una ripresa produttiva a Livorno fino al 2020, quando saranno completati i lavori di rifacimento della banchina dedicata”. La posizione dell’azienda venne definita “grave e irragionevole” da parte dell’assessore comunale Francesca Martini anche perché non è stata presa in considerazione “l’ipotesi di ricorrere alla cassa integrazione speciale prevista per le aree di crisi”.

Scatta il presidio permanente. E a Pasqua pranzo con Rossi – Da alcune settimane i lavoratori sono in presidio permanente davanti allo stabilimento con tanto di bandiere e striscioni. Al pranzo di Pasqua organizzato dai dipendenti ha voluto partecipare anche Rossi: “Ho chiesto ai lavoratori di poter essere presente al loro pranzo di Pasqua davanti ai cancelli dello stabilimento e loro mi hanno ringraziato: ne sono onorato”.

I licenziamenti scendono a 17: “No, cassa integrazione per 30” – Lo scorso 20 aprile l’azienda ha fatto un piccolo passo avanti: ai sindacati e alle istituzioni è stato presentato un piano con 17 licenziamenti (previsti 15mila euro di incentivo all’esodo) e 13 contratti di solidarietà. La Flai-Cgil punta però i piedi: “Livorno è un’area di crisi industriale complessa – sottolinea il segretario provinciale Michele Rossi al Fattoquotidiano.it – quindi per i 30 lavoratori in esubero si ricorra alla cassa integrazione”.

Dopo 10 giorni un lieve malore: “Francesco fermati” – Gazzetti ha accusato un malore nelle ore in cui una delegazione di lavoratori incntrava il viceministro allo Sviluppo economico Teresa Bellanova, in città per un’iniziativa a sostegno di Renzi: “Gli esami – ha scritto lo stesso consigliere su facebook – hanno escluso problematiche più gravi se non la necessità di una forte reidratazione e di un’attenzione generale dovuta a parametri giunti a livelli di guardia, soprattutto per quel che riguardo possibili scompensi renali. 10 giorni di sciopero della fame sono molti e non potevano non avere conseguenze. Mi sono dato l’obbiettivo di accompagnare i lavoratori della GMI nella loro vertenza e così continuerò a fare”. Sia Rossi (“gesto forte e significativo”) che il gruppo regionale Pd (“faremo nostra la tua battaglia”, hanno detto il capogruppo Leonardo Marras e la vice Monia Monni) hanno invitato Gazzetti a interrompere lo sciopero.”Dopo il malore accusato, vogliamo invitare Francesco a sospendere questa protesta”, hanno scritto il segretario regionale del Pd Dario Parrini e il suo vice Antonio Mazzeo. D’accordo l’assessore regionale alla sanità Stefania Saccardi: “Condivido in pieno le ragioni che hanno spinto Gazzetti a uno sciopero della fame e ammiro la sua determinazione, la sua tenacia, la sua generosità. Ma sono anche molto preoccupata per la sua salute, e quindi lo invito a interrompere lo sciopero della fame”.