Il governo fa un passo indietro e stralcia dalla “manovrina” l’articolo che esentava tutte le strutture realizzate in acque territoriali dal pagamento delle imposte, trivelle comprese. Una misura che aveva messo in allarme i comuni interessati da contenziosi legali vinti con le compagnie dopo anni di battaglie. Non solo. Il provvedimento aveva aperto scenari imprevedibili sui fronti dell’edilizia e del paesaggio lungo le coste italiane, come raccontato dal fattoquotidiano.it, per possibili speculazioni offshore, dai resort modello Dubai ai palafittari della ristorazione allettati dalla possibilità di non dover pagare Ici, Tasi e Tari. Della soppressione ha dato notizia il presidente dell’Anci e sindaco di Bari Antonio De Caro che al fattoquotidiano.it ha confermato: “Ho avuto rassicurazioni dei tecnici dello stralcio di quella norma che avrebbe finito per dichiarare non imponibili le piattaforme petrolifere e per questo disconosciuto i crediti tributari nei confronti degli enti locali per trecento milioni complessivi”.

L’Anci ha espresso soddisfazione sopratutto per lo scampato pericolo rispetto ai contenziosi già vinti (anche in Cassazione) da alcuni sindaci e dietro ai quali se ne sono mossi altri, in tutto una decina, ancora in corso di definizione. “Si tratta di somme che sono già acquisite o comunque considerate nei bilanci dei Comuni per effetto di puntuali pronunciamenti della Cassazione. Una norma che avesse modificato la situazione avrebbe generato solo ulteriore contenzioso“, ha spiegato il presidente dell’Anci. Che ha aggiunto: “Occorre assumere l’impegno, fin da subito per definire un regime speciale per il futuro”. Sollevato anche l’avvocato che quei contenziosi per conto dei comuni li cura da dieci anni. “Mi sembra una scelta di giustizia, non poteva essere altrimenti” ha detto il legale Ferdinando D’Amari. “Proprio giovedì ho un contenzioso che va in definizione ed è uno dei più importanti, quello di Edison su Termoli. Certamente mi sarei trovato in difficoltà se la norma taglia-imposte fosse stata licenziata, perché andava a incidere sull’oggetto del contendere”.

Resta il mistero sulla genesi della norma. “Davvero non lo so – ha detto De Caro – Per quel che ho capito quando si scrivono quei decreti molte volte ci sono tecnici che scrivono pezzi di norme ma al di là della genesi il punto è che era improcedibile di per sé perché non si può scrivere una norma retroattiva che impatta su sentenze e contenziosi definiti”. Parimenti misteriosa appare agli occhi dell’avvocato D’Amari: “Quel che posso testimoniare è che le compagnie con cui tratto si erano dette felici e sorprese del provvedimento e non ho dubbi che fosse così. Certo i petrolieri hanno un interesse specifico – ha aggiunto – e la norma se avesse menzionato le piattaforme una qualche logica industriale, trattandosi di reperimento di fonti di energia. E allora la si imputava a loro. Ma l’articolo in questione non cita neppure le piattaforme e parla invece di ‘costruzione a mare’. E a questo punto sono più propenso a pensare che chi l’ha scritta avesse in mente quel far west a mare di cui avete scritto voi”.

Scampato il rischio le acque si sono calmate e si pensa al futuro. “A meno di altri interventi a gamba tesa sulla materia mi sembra che non ci siano più margini di incertezza né per il pregresso né per il futuro” ha sottolineato l’avvocato dei comuni. “Nel momento in cui c’è l’imposizione prevista dalla norma e c’è l’esenzione degli imbullonati che vale per tutto il territorio, anche sulla terraferma, non vedo questioni particolari – ha detto D’Amari – La norma generale dice che tutti gli immobili siti nel territorio italiano sono imponibili, la legge del 39 che devono essere accatastati. La Cassazione ha detto che gli immobili a mare sono immobili e devono essere parimenti accatastati. Il problema del futuro è limitato all’accatastamento e la valutazione che ne daranno gli uffici del territorio chiamati a fare una valutazione della parte imponibile conforme a un manufatto edificato sulla terra ferma”. “Per mia fortuna non sono addentro gli ambienti da cui si è potuta originare questo pasticcio” ha commentato il senatore Gianni Girotto che aveva accusato il governo di essere sempre molto amico delle compagnie petrolifere. “Lo stralcio è il minimo sindacale dell’ennesimo svarione di cui non si capiscono autore e movente. Non si può però cantar vittoria: l’Italia dipende ancora troppo dalle fossili e le problematiche del mercato elettrico che non decolla restano irrisolte”.