Il sindaco di Ventimiglia ha revocato l’ordinanza che vieta la distribuzione del cibo in strada ai migranti. Da oggi, quindi, sarà nuovamente possibile dare da mangiare e da bere ai migranti che trovano giacigli di fortuna anche all’esterno del Campo Roja gestito dalla Croce Rossa. L’atto ufficiale è stato pubblicato nel pomeriggio di ieri sull’Albo Pretorio del Comune, e arriva proprio all’indomani dell’annuncio, da parte di una vasta parte della società civile, di una manifestazione di fronte alla Stazione ferroviaria di confine. Nessuna nota ufficiale, per ora, dal Comune e dal sindaco Pd Enrico Ioculano, non un accenno alle critiche piovute fin dall’11 agosto 2016, quando il provvedimento sindacale ha fatto capolino, e diventate poi pressanti e ineludibibli a marzo, quando le prime multe hanno fatto deflagrare l’indignazione generale con tanto di condanne da parte di Amnesty International, Medici Senza Frontiere, Antigone e addirittura del Siap, Sindacato Italiano Appartenenti  Polizia.

Nel testo nessuna ammissione di colpa per una scelta che contraddice lo spirito di accoglienza e di solidarietà che sarebbero nella ragione sociale stessa del Partito Democratico. Nel testo di una paginetta si fa riferimento piuttosto a “mutate condizioni”, tali da rendere “necessaria e contingibile la revisione della medesima”. Al momento, infatti, la capacità del campo è di sole 150 unità e non c’è modo di accogliere tutti i residenti. Motivo per il quale molti, complice anche l’innalzamento delle temperature, sono tornati a vivere per strada. Così nella nuova ordinanza: “Considerato che ad oggi il “Campo Roja” non è in grado di offrire i pasti a quanti non sono già ospitati dalla struttura medesima, rilevato che sul territorio risultano presenti persone prive di tutela e di sostegno alimentare (…) fermo restando l’invito a tutti gli interessati a transitare attraverso i canali della Croce Rossa Italiana e/o della Caritas, appare necessario almeno momentaneamente e solo per ragioni di carattere umanitario legate alla situazione contingente, a prescindere dalla verifica puntuale dei requisiti igienico sanitari dei pasti preparati, richiamando ciascuno al rispetto delle elementari regole per la predisposizione degli alimenti da fornire a terzi, fermo restando l’invito a tutti gli interessati a transitare attraverso i canali istituzionali della Croce Rossa o della Caritas”.

A provocare il passo indietro, dunque, non è un ripensamento dei presupposti della misura stessa. Finora, infatti, l’indignazione (anche in alcuni settori del Pd) per quell’atto non aveva portato il sindaco a più miti consigli. Più ancora della contingenza descritta nell’atto sembra aver sortito effetti la minaccia per l’amministrazione di dover sostenere l’impatto di una mobilitazione permanente e trasversale a molti settori, sostenuta da associazioni e personalità della società civile come Caritas, Luigi Ciotti, Alex Zanotelli, Mini Ovadia e tanti altri  che hanno firmato un appello contro il divieto (“dar da mangiare a chi ha fame è, da sempre, il gesto fondamentale della solidarietà”) e soprattutto lanciato una campagna di solidarietà sul territorio che sarebbe dovuta cominciare proprio a Ventimiglia la prossima domenica, con tanto di appuntamento fissato alle 12 davanti alla stazione. Il tutto con l’esplicito intento di “Sollecitare la revoca dell’ordinanza sindacale dell’11 agosto 2016, chiedere un’inversione della linea politica sottostante ai decreti legge degli ultimi mesi in tema di immigrazione e sicurezza, e contribuire a costruire una mobilitazione diffusa e una rete di sostegno all’accoglienza in tutte le sue manifestazioni”.

“E’ un’ottima notizia. Non si può utilizzare il diritto per perseguire la solidarietà, in qualsiasi modo essa si manifesti”, commenta Patrizio Gonnella, presidente di Antigone che insieme a no borders e altre associazioni aveva sollevato il caso dei tre francesi multati e denunciati per aver dato cibo ai migranti. Oltre a segnalare pubblicamente l’accaduto Antigone si è fatta carico della difesa legale dei tre che, nonostante la revoca dell’ordinanza, vedono le accuse contro di loro rimanere in piedi.