La Procura di Livorno ha aperto un’inchiesta sui possibili collegamenti tra il disastro navale della Moby Prince, avvenuto il 10 aprile 1991 a poche miglia dalla costa della città toscana, e un traffico di armi e scorie nucleari. A rivelarlo è stato, durante il 26esimo anniversario della strage, il presidente della commissione d’inchiesta su quella strage, il senatore del Pd Silvio Lai: “Guardiamo con attenzione e stima a quello che stanno facendo gli uffici giudiziari di Livorno – ha detto in un passaggio del suo intervento durante la cerimonia in Comune a Livorno – Non ci stanno facendo mancare la collaborazione nel recuperare tutti gli atti e la sensibilità di aprire un fascicolo dopo alcune notizie che stanno emergendo”. Lai ha precisato che “si tratta di un fascicolo di atti relativi quindi senza indagati che a partire da lì e anche utilizzando la documentazione della commissione parlamentare cercherà di fare nuova luce sulla vicenda”.

E’ stato il Fatto Quotidiano, a febbraio, a dare notizia di un documento segreto dell’ex Sismi, il servizio segreto militare, declassificato dalla Commissione rifiuti, in cui compare un riferimento alla tragedia del mare. Poche parole, senza ulteriori spiegazioni: “Incidente di Livorno (Moby Prince, aprile 1991)”. Una strage che l’intelligence inserisce in una mappa concettuale dedicata al “traffico di materiale bellico recuperato, di scorie nucleari e di armi”, inviata il 3 aprile 2003 alla Divisione ricerca e antiproliferazione dell’ex Servizio segreto militare. La mappa del Sismi è allegata a una nota sul faccendiere Giorgio Comerio, ingegnere di Busto Arsizio, che secondo i Servizi progettava di inabissare in mare le scorie nucleari. Comerio, peraltro, ha negato tutto proprio durante un’audizione della commissione d’inchiesta sul Moby.

Nel frattempo prosegue il lavoro della commissione che si concentra sulla ricostruzione dell’incidente in cui morirono 140 persone e in particolare sulla dinamica, sull’eventuale presenza di un ostacolo che ha fatto deviare il traghetto contro la petroliera Agip Abruzzo (provocando poi l’impatto e l’incendio) e l’assenza della macchina dei soccorsi.