È continuata anche nella notte di domenica la caccia all’uomo nelle boscaglie e paludi tra le province di Bologna, Ferrara e Ravenna per trovare Igor ‘il russo’, alias Vaclavic lo slavo. L’uomo è ricercato da una settimana per l’omicidio del barista Davide Fabbri di Budrio e per il delitto di sabato sera a Portomaggiore, nel Ferrarese, dove è morto Valerio Verri, guardia ecologica volontaria, mentre l’agente della polizia provinciale Marco Ravaglia è rimasto ferito in modo serio. Secondo il Corriere della sera, domenica i cani da ricerca hanno scoperto un giaciglio fra i rovi dove Vaclavic potrebbe aver riposato per qualche ora: trovati anche alcuni viveri. Poi la traccia si è persa. E a rendere più complicate le ricerche è stata anche la nebbia. Al rastrellamento, coordinato dai Carabinieri, partecipano i reparti speciali della Polizia, elicotteri e tiratori scelti. Vaclavic, definito una persona ‘estremamente pericolosa’ dal procuratore di Bologna Giuseppe Amato, è in fuga armato almeno con due pistole e una quarantina di munizioni. “Bisogna avere prudenza nel muoversi, fare attenzione alle persone che si incontrano”, ha spiegato Amato, consigliando di segnalare “tempestivamente alle forze di polizia” ogni situazione sospetta “senza intervenire direttamente”. Sul caso è intervenuto anche il capo della Polizia Franco Gabrielli, che ha definito Vaclavic “una persona pericolosa, che ha una grande capacità di muoversi, non si arrende alle prime difficoltà e probabilmente per il suo passato è a conoscenza dei territori. Il che lo aiuta a mimetizzarsi”.

Il sindaco di Molinella: “Niente isteria collettiva, mantenere la calma” – Intanto Dario Mantovani, sindaco del Comune di Molinella interessato dalle ricerche, esprime preoccupazione, ma invita i concittadini a mantenere la calma. “È chiaro – ha detto dal suo ufficio nel municipio – che c’è un po’ di spaesamento, perché siamo di fronte ad una situazione nuova, che non ha precedenti sul territorio e non ha precedenti nel senso più esteso del termine: una caccia all’uomo gigantesca. È chiaro – ha aggiunto – che i cittadini non sono abituati a queste cose e guai si abituassero, sono cose al di fuori dell’ordinarietà. E’ giusto che siano preoccupati, ma niente fenomeni di isteria collettiva perché i centri abitati, i servizi, i trasporti sono presidiati”.

I precedenti di Igor Vaclavic – Già condannato in passato per rapine commesse armato da ‘ninja’ – arco, frecce e anche un’ascia – il 41enne, oltre ad aver ucciso due persone, è sospettato anche di un terzo delitto, commesso a Ravenna a fine 2015. Pronto a tutto per non farsi trovare, in grado di sottrarsi all’arresto, come ha dimostrato sabato sera, quando una macchina dei carabinieri lo ha speronato. E riuscito a dileguarsi per i campi a piedi, lasciando il suo Fiorino al lato della strada, in via Spina, nella campagna di Molinella. Proprio sul furgoncino, oltre che sulla bici e il giubbotto trovati all’interno, sono proseguite le analisi del Ris, alla ricerca di impronte da comparare con quelle prese a Vaclavic quando fu trattenuto in un Cie, per un ordine di espulsione. E nella speranza di trovare anche solo un capello da cui estrarre il Dna e confrontarlo con il profilo ricavato dal sangue trovato fuori dal bar di Budrio.

Le identità, gli alias, le foto su Facebook – Nel frattempo, emergono nuovi particolari sull’identità del 41enne. Che in principio era considerato un ex militare dell’esercito russo, ma poi la versione è cambiata. Per un motivo semplice: la doppia identità. Igor Vaclavic, infatti, si faceva chiamare anche Ezechiele Norberto Feher, serbo, nato a Sobotica, come scoperto da un suo profilo personale Facebook e rivelato dai quotidiani la Nuova Ferrara e il Resto del Carlino. Con queste due identità, Ezechiele-Igor è indagato formalmente da domenica pomeriggio per i due omicidi della guardia volontaria Valerio Verri e quello di Davide Fabbri, il barista di Budrio. Quello del profilo Facebook potrebbe essere non solamente un fake: tra le varie foto presenti c’è un selfie in giro per Ferrara, come un turista qualsiasi.

Addirittura in una foto del suo album personale, Ezechiele-Igor si mostra assieme ad “un grande amico” – scrive lui stesso nel post alla foto – don Antonio Bentivoglio, cappellano del carcere dell’Arginone col quale aveva una amicizia, da detenuto a religioso. Ciò che stride e rende inquietante questa situazione paradossale è che nelle foto di Facebook il 41enne latitante è in giacca e cravatta, ride e scherza. Si fa fotografare coi cosplay (figuranti in costume) in giro per Ferrara, in via Garibaldi, in piazza Trento Trieste, sotto gli uffici del giornali cittadini. E tutto questo nel giugno 2016, un anno fa. Si fa un selfie anche davanti alla statua dell’Acquedotto, piazza 24 maggio. Fa gli auguri di Buon Natale, di Capodanno. L’8 marzo scorso si fotografa in giacca, elegante, dice di essere un libero professionista e vivere a Valencia, in Spagna (dove potrebbe realmente essere stato, vista la precisa geolocalizzazione di Facebook, prima di ritornare nei mesi scorsi nel Ferrarese).

Nelle foto, non ha nulla del killer spietato che in una settimana ha ucciso due volte, e ora è braccato da 800 uomini che si turnano tra Carabinieri dei reparti speciali (Gis, Tuscania, Cacciatori di Calabria), le teste di cuoio della polizia (gli Uopi, unità operative pronto intervento, antiterrorismo), i parà. Al momento sono in corso tutte le verifiche su questa doppia personalità, poiché come emerso nei giorni scorsi, Ezechiele/Igor avrebbe altri numerosi alias. E occorre ricostruire quella storia personale piena di ombre: al momento, però, gli atti giudiziari sono doppi, con doppia identità: ha commesso due omicidi, con due nomi diversi, come riportato nei rispettivi fascicoli di reato a Ferrara e Bologna.  Restano stabili ma critiche, invece, le condizioni di Marco Ravaglia, la guardia provinciale ferita che si trova ricoverato in terapia intensiva e in prognosi riservata all’Ospedale Bufalini di Cesena. L’uomo è sedato farmacologicamente ed è stato sottoposto a un paio di interventi: le ferite che preoccupano di più sono all’addome.