Alcuni giorni fa mi è stata notificata dalla procura della Repubblica di Messina una richiesta di rinvio a giudizio per abuso di ufficio riferita a una vicenda di oltre due anni fa. Sono indagato per le modalità con cui ho ricevuto l’incarico di collaboratore dell’allora amministratore della Messinambiente Alessio Ciacci.

Lavoro nel campo dei rifiuti da decenni, spesso con ruoli di responsabilità apicali. So perfettamente che le mie attività possono essere oggetto di indagine da parte della magistratura, verso cui ho fiducia sempre, anche quando le sue attività inquirenti mi riguardano.

Risponderò quindi delle accuse nelle sedi opportune. Tuttavia mi sento in dovere di chiarire i contorni della vicenda anche pubblicamente, per evitare strumentalizzazioni che purtroppo sono all’ordine del giorno quando, come accade nel mio lavoro, si combatte contro certi interessi.

Le indagini partono da un esposto di un consigliere comunale di opposizione, prima del Partito democratico, poi passato a Forza Italia, già coinvolto in inchieste come “Gettonopoli” e legato politicamente all’ex sindaco Francantonio Genovese, condannato a 11 anni di reclusione per gravissimi reati tra cui l’associazione a delinquere e la truffa.

La vicenda è sinteticamente questa. Nel 2014 Alessio Ciacci, appena nominato alla testa della azienda pubblica dei rifiuti di Messina, mi chiama a collaborare nel suo sforzo di risanamento. Alessio Ciacci è conosciuto nel paese per essere stato assessore all’Ambiente nel Comune di Capannori e uno dei più attivi costruttori della strategia rifiuti zero in Italia, oggi seguita da migliaia di Enti.

L’azienda che gli era stata affidata versava in condizioni drammatiche. Debiti milionari, immondizia per strada, mezzi per la raccolta completamente fatiscenti. Di contro, un management privo di alcuna competenza pagato con stipendi da centinaia di migliaia di euro. Assieme al sindaco Renato Accorinti ci siamo trovati a fronteggiare quella che la stessa procura di Messina definirà “una spaventosa macchina mangiasoldi”. Anche grazie alla nostra azione risanatrice e alla verifica di tutti i contratti in essere, oltre a risparmi di milioni di euro, verranno alla luce i dettagli di un’inchiesta che porterà agli arresti di tutti i vertici di Messinambiente, proprio quelli che avevamo sostituito. Di questo ho parlato il 12 novembre 2015 su questo blog relativo a contratti milionari per la “manutenzione dei cassonetti”.

L’incarico che ricevo è quello di supportare Alessio in tutte le attività gestionali e operative: dal coordinamento delle squadre di lavoro all’analisi degli appalti in essere. Anche se la norma lo consentirebbe, non mi viene fatta una nomina diretta, perché vinco un bando pubblico. Scaduto il termine del primo contratto, mi viene chiesto di rinnovarlo. Nel frattempo, ho ricevuto altre offerte di consulenza e vinto altri bandi. Per gestire meglio questi incarichi decido di aprire una società.

L’accusa sostiene invece che tale secondo incarico sia scorretto e che la società, costituita da poco non avesse l’esperienza per assumere l’incarico. Ritiene inoltre che vi fossero già nell’azienda competenze sovrapponibili alla mia. Rispetto queste ipotesi anche se, ovviamente, ritengo di poter provare la mia totale innocenza ed estraneità ai fatti contestati e dimostrare come il mio intervento esterno, insieme ad Alessio Ciacci, abbia rotto degli equilibri che rendevano questa azienda quella “spaventosa macchina mangiasoldi” come la definiva la stessa procura di Messina.