Prima lo ha preso a pugni e lo ha insultato: “Negro di merda!”. Poi ha estratto un coltello e lo ha colpito al torace più di una volta. E quando la vittima ha tentato di fuggire è salito in auto, lo ha inseguito e investito lasciandolo a terra insanguinato. Un movente non sembra esserci. I due probabilmente non si erano neppure mai visti: molto probabilmente alla base del gesto c’è un disagio psichiatrico. La città e le sue istituzioni tuttavia già preparano una grande mobilitazione antirazzista. Valerio Amato, 30enne nato a Roma ma da tempo residente a Rimini, mercoledì 22 marzo intorno alle 18:45 ha aggredito un nigeriano di 25 anni lasciandolo a terra in condizioni gravissime. Il giovane africano è un richiedente asilo, arrivato in Italia con un barcone qualche mese fa. Ora ha fratture multiple, la milza spappolata e varie emorragie interne. Ora è stabile ed è ricoverato in terapia intensiva dell’ospedale Infermi in condizioni molto gravi. “Credo che dietro il gesto del mio assistito ci siano problematiche psichiatriche, c’è stato qualche problema del passato. Escluderei invece una matrice di odio razziale”, ha detto a ilfattoquotidiano.it l’avvocato Francesco Pisciotti, che assieme al collega Massimiliano Giacumbo difende l’indagato. Amato, dopo essere stato portato inizialmente in carcere, è stato trasferito nel reparto di psichiatria dell’ospedale. Dagli accertamenti clinici, il riminese è risultato positivo alla cocaina, e domani sarà interrogato dal gip alla presenza dell’avvocato difensore, Francesco Pisciotti. L’udienza di convalida è attesa per venerdì 24 marzo.

Stando alla ricostruzione dei testimoni, Amato è arrivato in auto davanti a un supermercato di via Trieste, non lontano dal mare. Seduto a fianco a lui il padre (che non è indagato). Sceso dalla macchina il giovane avrebbe iniziato a prendersela con il nigeriano, che abitualmente staziona davanti al centro commerciale, non tanto per dare una mano per il carrello e la spesa in cambio di uno spicciolo. Uno che non ha dato mai fastidio a nessuno. “Negro di merda”, avrebbe cominciato a dirgli Amato e poi pugni. Forse già subito una coltellata. È a quel punto che il padre di Amato scende dalla macchina e prova a fermare il figlio. Il nigeriano allora ne approfitta per scappare, ma Amato risale in macchina da solo, lo insegue, lo investe e poi probabilmente continua a inveire contro di lui. Sulla esatta dinamica dei fatti gli investigatori stanno ancora lavorando.

Poco dopo il fatto, l’aggressore – che ha precedenti per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale – è stato arrestato dagli uomini delle Volanti della Questura con l’accusa di tentato omicidio aggravato dai futili motivi, dai motivi razziali e dall’uso di un’arma, così come disposto dal sostituto procuratore, Davide Ercolani.

Nel passato di Amato non ci sarebbero appartenenze a gruppi politici o para-politici xenofobi o violenti. Il giovane nigeriano invece è arrivato in Italia, sbarcando in Sicilia, a settembre scorso, poi è stato smistato dal cosiddetto hub di via Mattei a Bologna e assegnato a Rimini. È di religione cristiana e aveva presentato domanda per ottenere l’asilo politico appena 15 giorni fa. Dopo l’aggressione di cui è stato vittima, il Questore di Rimini, Maurizio Improta ha deciso di rilasciargli un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Il provvedimento potrebbe accelerare le pratiche sull’asilo politico, nell’attesa che le condizioni del giovane migliorino.

L’amministrazione comunale di Rimini ha condannato il gesto e ha annunciato che sarà organizzata una grande manifestazione antirazzista nei prossimi giorni. “Dobbiamo essere netti nel prendere posizione, ribadendo ancora una volta che Rimini democratica non accetta e mai accetterà episodi di violenza e discriminazione”, ha detto il sindaco Andrea Gnassi, del Partito democratico. Secondo Gnassi, “quello che serve è una presa di responsabilità collettiva. La nostra comunità respinge da sempre il razzismo, la prevaricazione, gli estremismi pericolosi, da qualsiasi parte essi provengano. Senza ‘se’, senza ‘ma’, senza ‘però’”.

Solidarietà al ragazzo arriva anche dalla Diocesi di Rimini e dall’assessore regionale Emma Petitti, secondo la quale “quella di ieri è stata l’ennesima dimostrazione che c’è sempre qualcuno pronto ad armare le parole d’odio. Il confronto può anche essere serrato e acceso ma non può, e non deve, sfociare nella violenza”. Infine prende posizione anche l’Anpi di Rimini: “Era solo questione di tempo!”.  “La gravità del fatto e l’efferatezza dell’aggressione – scrive in una nota l’associazione dei partigiani – palesa un modo di pensare che ormai nella nostra società è diventato struttura; pensieri e parole di cui i rappresentanti istituzionali, anche di alto livello, si servono quotidianamente per sfruttare una condizione di disagio economico e culturale all’unico scopo di accrescimento del loro potere”.