Un’auto, un furgone o, addirittura, un tir contro la folla. O, ancora, un accoltellamento improvviso. L’obiettivo: fare il maggior numero di vittime con il minimo sforzo. La cronaca degli ultimi attentati di matrice islamista in Europa ci racconta di un cambiamento fondamentale nelle tecniche di attacco dei terroristi. Sono scomparsi i commando armati, le operazioni pianificate a tavolino dalle cellule jihadiste e approvate da Raqqa, la capitale del Califfato. Troppi controlli e un rischio di fallimento troppo alto. È così che, anche nel caso dell’attentato di Westminster, a Londra, a colpire nel cuore dell’Europa è una persona sola, armato con mezzi che chiunque può possedere: un’auto e un coltello. Non sono arrivate rivendicazioni, né attribuzioni certe, ma lo Stato Islamico lo aveva chiesto nei suoi appelli: “Colpite nel cuore dell’Europa, investite i miscredenti, accoltellate i nemici dell’Islam”.

“Questa tecnica – spiega a IlFattoQuotidiano.it Lorenzo Vidino, direttore del programma Estremismo del Centro per la Cybersecurity e Sicurezza Interna della George Washington’s University – permette in molti casi agli attentatori di agire sfuggendo ai controlli delle polizie e dei servizi segreti. Senza uno scambio di informazioni tra membri di una cellula o tra soggetti radicalizzati e i vertici di un’organizzazione, le tracce a disposizione delle forze di sicurezza si riducono”. In questo modo, anche gli investimenti del governo britannico nel campo della sicurezza interna, le spettacolari esercitazioni antiterrorismo nel centro di Londra e il continuo monitoraggio da parte dei servizi segreti possono non essere sufficienti. “Se facciamo un paragone con altri attentati meno recenti – continua l’analista – capiamo che attacchi come quelli compiuti in Francia o in Belgio sarebbero molto difficili da portare a termine in Gran Bretagna. Questo perché, mentre in Europa continentale il mercato nero delle armi è più fiorente, nel Regno Unito è difficilissimo procurarsi un’arma illegalmente. Per questo, un attacco con un coltello rappresenta la scelta più sicura per un attentatore”.

La tecnica ricorda quella utilizzata negli ultimi anni dagli attentatori palestinesi in Israele. Una strategia che, nell’arco di pochi mesi, è riuscita a mietere più vittime dei razzi di Hamas o degli attentati bomba, tanto da dare il nome a una delle ultime escalation di violenza nel Paese: l’Intifada dei coltelli. “Prendiamo come esempio il caso di Israele – spiega Vidino – è considerato il Paese con il sistema di sicurezza più avanzato al mondo. Un Paese dove i controlli sono costanti, in ogni luogo, e fatti con diversi mezzi. Nonostante ciò, però, è praticamente impossibile prevedere l’attacco di un palestinese non attenzionato a bordo di un’auto o di un furgone. Stessa cosa vale per gli accoltellamenti. Questo perché stiamo parlando di oggetti e mezzi di uso comune. I terroristi lo hanno capito e, quindi, invitano i lupi solitari sparsi in Europa ad agire con queste modalità”.

Inoltre, questo tipo di attentati non richiede alcuna programmazione e non obbliga il terrorista a entrare in contatto con ambienti criminali che potrebbero facilitarne l’individuazione. Se non fa parte di un’organizzazione e non è stato oggetto di monitoraggio attraverso siti e profili social legati alla propaganda jihadista, l’attentatore praticamente non lascia tracce. Lo Stato islamico e altre organizzazioni terroristiche, compresa Al Qaeda, lo hanno capito. A testimoniarlo ci sono i materiali propagandistici diffusi sui vari canali social che preannunciavano “l’imminente arrivo dei lupi solitari a Londra” e invitavano i fedeli a colpire i miscredenti “con ogni mezzo” a loro disposizione, comprese auto e coltelli.

Un’ulteriore prova è rappresentata anche dalla cronologia e dalle modalità degli ultimi attentati nel Vecchio Continente. Strage di Nizza, 14 luglio 2016: un attentatore a bordo di un camion e fedele allo Stato Islamico si lancia contro la folla sulla Promenade des Anglais, 87 morti e oltre 300 feriti. Germania, 16 luglio 2016: un 17enne afghano accoltella, ferendole, cinque persone su un treno all’altezza di Heidingsfeld, Isis rivendica. Attentato alla chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray, 26 luglio 2016: due fondamentalisti ispirati dalla propaganda del Califfato entrano nella chiesa e sgozzano il parroco, ferendo un’altra persona. Infine, c’è l’attentato di Berlino del 19 dicembre 2016: un autoarticolato si lancia contro un mercatino di Natale in una delle piazze della capitale tedesca provocando 12 morti e 56 feriti, la firma è sempre quella delle bandiere nere.

“Partendo dal fatto che nessuno può essere tenuto sotto controllo 24 ore su 24 – conclude Vidino – coloro che sono parte attiva di un’organizzazione o di una cellula terroristica sono più facili da individuare per i sevizi segreti, sempre che si conosca l’esistenza della cellula in questione. Poi ci sono i soggetti che non ne fanno parte ma che tengono contatti con alcuni membri e che, anche indirettamente, possono così finire nei radar della sicurezza. Quelli che, però, non hanno legami diretti con soggetti appartenenti a gruppi terroristici e, magari, non sono rintracciabili sul web sono difficili da tenere sotto controllo. Se a questo si aggiunge che non devono più nemmeno prendersi il rischio di procurarsi illegalmente una pistola, un mitra o dell’esplosivo, ecco che la loro identificazione diventa praticamente impossibile”.

Twitter: @GianniRosini