Valerio Di Donato, Giuseppe Franchi e Giacomo Ferronato erano alcuni anni fa tre studenti italiani presso l’ IT University of Copenhagen, in Danimarca. Oggi sono i tre fondatori di 34BigThings, uno studio di sviluppo indipendente nato nel 2013 con base a Torino, fresco vincitore con Redout del premio Drago D’Oro per il Miglior Videogame Italiano. La loro azienda dà lavoro ad una trentina di persone tra artisti 2D e 3D, programmatori, game designer e sound designer, sviluppando negli ultimi anni vari videogame e app per smartphone con l’obiettivo di creare qualcosa che duri nel tempo e non una startup legata ad un singolo progetto.


Redout, il loro ultimo titolo, è un videogame di corse futuristiche che, richiamandosi a vecchie leggende come F-Zero e WipeOut, va a colmare il vuoto pressoché totale di giochi del genere, e lo fa a nostro parere in modo egregio. Ottimo il design delle vetture/navicelle, altrettanto ottimo il design dei circuiti con il richiamo “post-apocalittico” delle varie località che li ospitano ed una buona colonna sonora che ben si inserisce con le ambientazioni stesse (notevole ad esempio il mix tra elettronico e suoni che richiamano l’area araba-magrebina dei circuiti de Il Cairo).

Il gioco presenta a nostro parere il giusto livello di difficoltà, grazie anche al sistema di guida che – oltre al semplice acceleratore, freno, sterzo e turbo – aggiunge il controllo dell’inclinazione verticale, utile ad esempio per mantenere il veicolo incollato al circuito o evitare di picchiare il muso contro di esso ad esempio al termine delle discese, e dello “strafe” (slittamento ulteriore a destra o sinistra), utile per piccoli spostamenti laterali sul circuito o a supporto dello sterzo nelle curve più impegnative. Redout è attualmente disponibile per PC tramite Steam (attualmente a 31,99 euro) dove è possibile giocare anche con i 3 principali sistemi di VR (Oculus Rift, HTC Vive e OSVR). Nei prossimi mesi arriverà anche su Xbox One, PlayStation 4 e Nintendo Switch. Se siete amanti del genere non potete farvelo sfuggire.

Abbiamo avuto modo di fare alcune domande a Giuseppe Franchi, Fondatore e attuale Lead Game Designer di 34BigThings, sulla loro azienda e sui loro obiettivi:
Come nasce 34BigThings?
Di fatto, da un incontro. Studiando videogames a Copenhagen, in Danimarca, ho conosciuto Giacomo e Valerio, con i quali avremmo poi fondato 34BigThings. Qui cito Valerio, il nostro CEO:
“34BigThings non nasce come una delle tante startup: l’obbiettivo era essere sostenibili e crescere un qualcosa che potesse durare nel tempo, piuttosto che lanciarci nel vuoto con un tentativo di product-market fit. Ma in particolare volevamo fare bei giochi, l’azienda era solo il modo più efficace per riuscirci.”


Com’è composto il vostro team? Siete tutti basati in Italia?
Tutti basati in Italia, tutto rigorosamente fatto in casa, eccezion fatta per un paio di brani della colonna sonora di Redout, e del mastering audio. Contiamo ad oggi una trentina di effettivi tra game designer, programmatori, artisti 3D e 2D e sound designer.

Il vostro titolo più grande finora è Redout. Com’è nata l’idea di riportare sugli schermi le corse futuristiche?
Non saprei dire il momento esatto in cui abbiamo elaborato il concept, è passato del tempo e ne abbiamo pensati tanti prima di lanciarci su questo. Il prototipo di Redout (che originariamente avevamo battezzato Meltdown, poi Red:OuT) è nato durante un evento a Torino, quasi fosse una game jam. Abbiamo pensato ad un genere di giochi che ci avesse appassionati nei nostri anni di formazione quale le corse futuristiche a gravità zero, tristemente poco presenti negli ultimi anni. Così abbiamo deciso di buttarci anima e corpo su quel piccolo prototipo, in modo da farne un prodotto vero e proprio.

In quanto tempo è stato completato il progetto?
Il piano originale era di approntarlo in un anno, ma ci abbiamo voluto mettere più cura e passione possibile: ne ha richiesti più di tre. Durante questo periodo abbiamo visto la cosiddetta Indieapocalypse, ossia il declino di un mercato indie di livello medio-basso. Ma, allo stesso tempo, abbiamo visto emergere titoli indipendenti estremamente meritevoli. Questo ci ha dato un’idea di quanto alta fosse l’asticella, del livello di qualità necessario per poterci presentare sul mercato con dignità.

Redout arriverà anche per Nintendo switch, siete contenti di vedere il vostro gioco sulla console del produttore che lanciò F-Zero?
Siamo estatici. Ma vorremmo comunque vedere un nuovo F-Zero, prima o poi :)

Quali sono i vostri obiettivi per il futuro?
Per ora i lanci di Redout su Xbox One, Playstation 4 e Nintendo Switch. Poi vogliamo metterci di nuovo alla prova. Con Redout abbiamo dimostrato di poter fare bene, e il suo successo internazionale conferma ancora una volta che il talento creativo in Italia non manca e fare videogames di mestiere è possibile anche qui. Siamo ansiosi di attaccare un nuovo progetto, di verificare quanto siamo maturati in questi ultimi anni, e di andarci a prendere altre soddisfazioni, come lo sono state di recente la selezione all’Indie MEGABOOTH e il premio Drago d’Oro per il miglior videogame italiano 2017. Siamo solo all’inizio, abbiamo ancora tante energie e tanta voglia.

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