L’ammontare dei tagli, un miliardo di euro e circa 2mila esuberi, era già noto. E l’atteso incontro con i sindacati sul piano lacrime e sangue approvato dal cda di Alitalia il 15 marzo scorso è terminato con l’annuncio di uno sciopero unitario di 24 ore il prossimo 5 aprile. I rappresentanti di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl Ta hanno incontrato i vertici dell’azienda sperando che le cifre circolate nei giorni scorsi non fossero del tutto corrispondenti al vero. Ma dal vertice, a cui ha partecipato il nuovo consigliere Luigi Gubitosi (che secondo un sindacalista ha commentato: “ho scelto il giorno sbagliato, venerdì 17”), la cifra è stata confermata: gli esuberi saranno 2.037 esuberi. Un numero nettamente superiore a quello ipotizzato a dicembre. Per le sigle che rappresentano i lavoratori l’intero piano è irricevibile. E il loro via libera, va ricordato, è la conditio sine qua non per la necessaria ricapitalizzazione della compagnia da parte di Etihad e delle banche socie e creditrici.

I sindacati: “Solo sopravvivenza”
Non c’è stato presentato un vero piano industriale, abbiamo avuto un piano che prevede solo un taglio di costi, un intervento solo occupazionale da 163 milioni di euro tra esuberi e taglio alle retribuzioni” spiega Nino Cortorillo, segretario Cgil Trasporti. “Sulla parte di prospettiva”, continua, il piano ” è veramente molto molto ridotto, si vede chiaramente che in questi mesi il cambio di piano è stato fatto dalle banche. Continuo a dire che questo non è un piano industriale ma un taglio secco dei costi“. I sindacati hanno chiesto la convocazione di un tavolo con il governo lunedì, ma “sugli esuberi non si tratta – sottolinea Cortorillo – Il nostro obiettivo come quello di qualunque sindacato non può che essere portarli a zero “. Quella di oggi “non è stata una trattativa è stata una presentazione del piano. Al prossimo appuntamento con il governo vediamo l’azienda se ci dice cose diverse e poi capiremo se sono in grado di modificare la situazione di oggi perché così come è non possiamo approvare il piano”. “Il futuro presidente esecutivo di Alitalia Luigi Gubitosi ha detto oggi di aver scelto il giorno sfortunato visto che è venerdì 17. E questo detto da un napoletano…”.

I sindacati: “È”Questo per noi non è un piano di sviluppo, è solo un piano di sopravvivenza. Abbiamo detto che è necessario coinvolgere il governo, il nostro giudizio sul piano non può che essere negativo” dichiara il segretario nazionale Fit-Cisl, Emiliano Fiorentino. Il nuovo consigliere di amministrazione e presidente designato dall’azienda Luigi Gubitosi, riferisce Fiorentino, ha esortato a “mantenere un percorso in modo più possibile unitario tra sindacati e azienda. Noi gli abbiamo detto – spiega Fiorentino – che ci auspichiamo che possa fare la differenza è garantire un futuro a un’azienda che in otto anni ha visto cambiare molte persone ai vertici ma non la situazione”.

Il piano è assolutamente non credibile, come pensavamo, con tagli sul costo del lavoro e sugli organici, e ipotesi di aumento dei ricavi sul lungo raggio con l’ingresso di 8 aerei in 5 anni, ipotesi molto remota che non ci dà la possibilità di credere ai ricavi” spiega il segretario generale della Uiltrasporti Claudio Tarlazzi, sottolineando che questo piano “ci vede molto molto distanti”. Per questo “abbiamo chiesto l’intervento del governo, con il quale potrebbe esserci un incontro credo già lunedì”.

Finanziamento subordinato all’accordo con i sindacati
I 2.037 esuberi nel personale di terra riguardano sia lavoratori a tempo determinato che a tempo indeterminato: 1.338 a tempo indeterminato, 558 a tempo determinato e 141 nell’estero. A questi si aggiungerebbero 400 naviganti per i quali la solidarietà difensiva scade a dicembre. L’azienda ha chiesto anche tagli salariali del 28% per i piloti medio raggio, 22% per i piloti lungo raggio e 32% per gli assistenti di volo. Il piano prevederebbe anche l’assunzione nel 2019 di circa 500 unità per il personale di volo (assistenti di volo e piloti): inoltre ci sarebbe anche l’arrivo, nel 2019, di 8 nuovi aerei (che si aggiungerebbero all’unità entrata in attività circa 1 mese fa), che verrebbero utilizzati per una decina di nuove rotte di lungo raggio. La rottura con i sindacati di fatto blocca il finanziamento. Perché il cda aveva approvato il piano di rilancio della compagnia 2017-2021 presentato dall’ad Cramer Ball e verificato dall’advisor indipendente Roland Berger, subordinandolo all’accordo con i sindacati sul nuovo contratto di lavoro e sulle misure relative al personale previste nel piano.

Alitalia ha cassa solo a fine aprile, parti convocate dal governo
Il tempo a disposizione per trovare un’intesa fra governo, lavoratori e azienda è sempre meno poco. Il consiglio non ha infatti varato un aumento di capitale e Alitalia ha cassa solo fino a fine aprile. La compagnia, che nel 2016 ha registrato 400 milioni di perdite, ha bisogno di almeno 900 milioni.

Il governo ha convocato Alitalia e i sindacati dei trasporti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl per un incontro al ministero dello Sviluppo lunedì 20 marzo alle 16,30. All’incontro parteciperanno i ministri dello Sviluppo, Carlo Calenda, dei Trasporti Graziano Delrio e del lavoro Giuliano Poletti. Nell’incontro di ieri al Mise tra governo e azienda era stato già annunciato che il governo avrebbe visto insieme azienda e sindacati all’inizio della prossima settimana.

L’ad Ball: “Misure dolorose ma necessarie”
“Le misure relative al personale sono dolorose, ma necessarie, insieme alla riduzione di altri costi operativi, per stabilizzare la situazione finanziaria della compagnia e garantirne la sostenibilità di lungo termine” fa sapere l’ad Cramer Ball in una nota. “Insieme ai sindacati e con il sostegno del governo italiano, lavoreremo, come è giusto e doveroso che sia, per cercare il modo per ridurre il più possibile l’impatto sociale del piano sul personale coinvolto. Questi cambiamenti sono essenziali se vogliamo competere in modo efficiente in un mercato del trasporto aereo europeo che è caratterizzato da una spietata concorrenza”.

“Il piano industriale contiene misure importanti relative al costo del lavoro, quali una riduzione del personale e l’accordo su un nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, necessarie per rendere la struttura dei costi di Alitalia più competitiva. Il piano prevede una riduzione dell’organico che riguarderà fino a 2.000 posti di lavoro, relativi a contratti a tempo indeterminato e determinato, ovvero una riduzione del 51% del personale degli uffici e del 20% per il personale operativo (non di volo). La compagnia aerea impiega attualmente 12.500 persone in Italia e all’estero“.  Secondo quanto si legge, “Alitalia ridurrà i costi di 1 miliardo di euro entro il 2019 e la maggior parte del risparmio – due terzi – verrà da costi non legati a quello del lavoro mentre un terzo sarà legato al lavoro e alla produttività. Solo con il ritorno alla profittabilità nel 2019, Alitalia potrà riprendere a crescere anche grazie all’ingresso in flotta di sei nuovi aeromobili di lungo raggio tra il 2019 e il 2021. Aerei che si aggiungeranno ai due già previsti nel 2017 e nel 2018. La compagnia prevede inoltre di potenziare il lungo raggio con l’apertura di 10 nuove rotte tra il 2017 e il 2021 e di assumere fino a 500 nuove persone fra piloti ed assistenti di volo dal 2019″.