Montalbano col 44% di share e il Barcellona col 6-1 a carico del Paris Saint Germain, sono stati il fenomeno della settimana che sta per concludersi. Il segreto del successo dei catalani, e qui andiamo sul facile, sta nell’aver rintonato di azioni i parigini che erano arrivati a Barcellona convinti, grazie all’abbondante vittoria in andata, di avere la qualificazione in tasca. Le motivazioni del successo di Montalbano sono meno evidenti perché derivano non dall’affollarsi delle azioni, ma dalla loro “rarefazione”.

Poi, certo, a Licata accadono ammazzamenti, e orge con delitto, come nell’ultima puntata, ma senza che mai la minima suspense venga a turbare la pacifica disposizione d’animo degli spettatori. In coerenza, abbondano i campi di ripresa larghi, chiari anche di notte, tutti si muovono con studiata calma tranne Cantarella, il tipico charachter sdrammatizzante, dalle popolaresche pappagonate atte a far sentire agile e intelligente al confronto anche il più goffo e ottuso degli spettatori.

Sempre nella chiave de’ “le soluzioni si attendono, non si inseguono”, Montalbano non si scapicolla; ma è bravo a intuire cosa può esserci dietro i criminosi avvenimenti, perché è innanzitutto un saggio; smorza chi è trafelato perché chi non sa attendere si fa travolgere; ma non è tanto flemmatico da non prevedere e sventare le azionacce dei superiori burocrati, dei politicanti e di tutti i papaveri che, come cantava Nilla Pizzi nel paese dell’Uomo Qualunque, se la fanno alle spalle delle papere comuni (e qui c’è il tocco anticasta che non si nega, specie oggi, a nessuno). Sta di fatto che a Montalbano le soluzioni degli enigmi e le prove che incastrano i cattivi cadono in grembo da sole, a premio della sua capacità di attenderle senza fare un plissè.

La risposta dell’auditel è che anche gli spettatori si accomodano e non incontrando alcuna sporgenza di racconto che li faccia sobbalzare, finiscono con lo starsene fedelissimi sul divano, lasciando inerte il telecomando. Per questo siamo a una permanenza di ascolto pari al 67% sulla totale durata del programma. A gloria della destrezza e della prudenza degli sceneggiatori che hanno capito che nel racconto, come nella scultura, l’arte sta nel togliere, non nell’affastellare.

Un’ultima bizzarra notazione statistica: il super record della seconda puntata è dovuto tutto alle donne che non hanno voluto perdersi neanche un minuto di sguardi, pelata e nuotate di Zingaretti. Qualcuno degli uomini invece ha tradito, come i maschi dai 14 fino ai 34 (un terzo in meno rispetto alla prima puntata e, qui un’altra sorpresa, concentrati nei laureati dimoranti al sud. A confermare che nessuno è profeta in patria).