A Palazzo Panciatichi, sede del parlamentino toscano, il governatore Enrico Rossi siede ancora nelle file del Pd. Il nuovo gruppo di scissionisti non decolla: occorrono almeno due consiglieri, ma il secondo non si trova. Rossi ha sbattuto le porte del Pd, ma per ora fatica a trovare seguaci. Forse per calcolo politico: nella Toscana rossa, ricca di poltrone politiche, il Pd continua ad essere un bel posto al sole. E la ragione forse è anche un’altra: Rossi ha votato Sì al referendum Renzi-Boschi e si è distinto, almeno fino al 4 dicembre scorso per le sue posizioni di signor Né-Né: né con Renzi né contro.

“Voterò Sì perché non cambiare sarebbe un errore per lo stato in cui versano le istituzioni” dichiarò all’Ansa il 18 ottobre scorso. Dieci giorni dopo, a Formiche.net, alla domanda accetterebbe di fare il segretario del Pd con Renzi premier, Rossi è laconico, ma non lo esclude: “Non ho fatto accordi o patti con nessuno. Non so, può darsi che ci siano le condizioni perché avvenga quanto lei sostiene, ma non è detto”, risponde il governatore alla domanda del giornalista. Tre mesi dopo il vento dei rapporti tra i due leader fiorentini cambia radicalmente. Altro che accordo, Rossi promette: “Se divento segretario del Pd, con me Renzi non sarà mai più presidente del Consiglio”.

E nel libro con il quale Rossi ha fatto la sua campagna per accreditarsi come segretario del Pd, Rivoluzione socialista. Idee e proposte per cambiare l’Italia, edito da Castelvecchi, il governatore della Toscana non lesina critiche all’ex premier. Lo critica per le politiche sociali e per la sua caccia all’elettorato di destra, ma gli riconosce una statura europea. “Finora c’è stata in Renzi l’illusione di poter conquistare i voti di destra, ma si è rivelata, appunto, un’illusione perché su temi chiave come immigrazione ed Europa Renzi è uomo del progressismo europeo: Ed è il motivo per cui stiamo nello stesso partito”. E aggiunge che “fuori del Pd c’è solo uno sbocco minoritario e senza prospettive. Dunque la battaglia va fatta dentro il partito”.

Poi la valanga di No al referendum fa cambiare opinione a Rossi e lo spinge ad un’aspra battaglia contro Renzi. Con il quale i rapporti sono stati sempre alterni. Molti renziani del giglio magico rimproverano all’ex sindaco di Firenze di aver sempre scelto Rossi come candidato alla presidenza della Regione. Prima nel 2010 e poi nel 2015. E anche in questi giorni, in cui Rossi se ne è andato sbattendo la porta, ai fedelissimi che ha incontrato al circolo fiorentino di Vie Nuove, davanti ad un piatto di lasagne e di peposo all’imprunetina, Renzi ha raccomandato di non fare ritorsioni politiche nei confronti del governatore. Nonostante tutto il filo tra Matteo e Enrico non sembra essersi rotto del tutto.