L’altra sera sono stato invitato da un caro amico e collaboratore della nostra Ong Para Ti e Para Ti Guesthouse, Bruno Gimarães, attore di teatro, all’anteprima di un lavoro della sua compagnia “Ciclus” che affronta il tema della violenza sulle donne, molto sentito in Brasile. Il lavoro si intitola “Inimigo Oculto” e indaga i diversi aspetti della violenza domestica. In Brasile, come praticamente in tutta l’America Latina, il “machismo” è ancora presente e radicato, nonostante le recenti esperienze di donne al comando di governi di importanti paesi.

In particolare in Brasile la donna è una vera e propria eroina, sulla quale molto spesso grava il peso della responsabilità di tutta la famiglia. Talvolta i padri, nelle classi povere e medie, sono una pletora di casi umani e sociali. Possono diventare padri per stupro o semplicemente perché nelle comunità povere, senza controllo ed educazione, i ragazzini hanno come uno dei pochi svaghi, il sesso, vissuto con poca consapevolezza e nessuna precauzione. Il fenomeno è in decrescita, ma ancora presente. Molto più spesso si tratta di famiglie e coppie apparentemente normali, ma che dietro le mura domestiche vivono esperienze di relazione sottilmente tragiche e tristi. Molte donne possono diventare madri tra i 12 e i 16 anni. Madri giovanissime che finiscono per tirare su i figli, quando non li abbandonano, totalmente sole.

Ma il problema, per le donne, paradossalmente, è quando il padre, biologico o putativo, diventa marito. È lì che inizia, col tempo, la serie di soprusi. Dopo i primi pochi anni in cui le cose sembrano andare abbastanza bene, comincia il calvario. Naturalmente gli uomini non sono affatto tutti così, ma è diffusissima la prevaricazione, spesso da parte di persone che, se non si drogano o non sono state in galera, hanno come unici, veri interessi il calcio, la birra e la cachaça. Il fenomeno è più diffuso nelle classi povere e medie, ma non ne è immune nessuno.

La rappresentazione teatrale alla quale ho assistito è messa in scena da nove attori, quattro uomini e cinque donne, in un appartamento di classe media di Copacabana. Minuscolo ingresso-living, bagnetto, piccola camera da letto. Pubblico ammesso: otto persone a sessione.

Appena entrati, un padre e un figlio, impersonati da due attori, assistono alla immancabile partita del Flamengo. Lattine vuote per terra, tutto in disordine. Dopo poco arriva la mamma che viene maltrattata quando tenta di fare un po’ di ordine. Una scena di vita quotidiana diffusissima, quasi normale. Altre scene raccontano di donne usate, trascurate, tradite, umiliate, abbandonate, in un crescendo di pathos. Una scena presenta un pastore evangelico alle prese con la avvenente giovane nipote. Altre affrontano come vengono vissuti tra le mura domestiche recenti orridi fatti di cronaca, come quello in cui il marito all’interno di una coppia separata in casa violenta la moglie sedandola con l’etere, e quello in cui una ragazza viene stuprata da un branco di 30 persone. Quest’ultima scena vede una coppia giovanissima che guarda la televisione mentre passa la notizia: la ragazza è profondamente indignata (e se ne va) per il fatto che lui sostiene che la vittima “se l’è cercata”.

In sostanza vengono affrontati gli innumerevoli soprusi tipici della società brasiliana, dai fatti criminali fino alla sottilissima umiliazione quotidiana, quasi impercettibile, ma devastante. Tutto questo accade in Sud America, ma il fenomeno è presente in tutto il mondo, in dosi maggiori o minori, Italia inclusa, fino ad arrivare agli orrori del Bangladesh (e non solo) con le spose bambine e le donne sfregiate dall’acido.

Sembrerà incredibile, ma io, italiano, ho conosciuto molte donne che hanno subito violenza sessuale. E oserei dire che quasi la totalità di quelle che conosco ha in qualche modo subito violazioni psicologiche o molestie da gravi a lievi di vario tipo in un contesto nel quale è ritenuto praticamente “normale” considerare la donna come oggetto di attenzioni sessuali.

Quando qualcosa che dovrebbe essere celebrato quotidianamente ha una sola giornata all’anno dedicata, c’è qualcosa che non va. Per ragioni ancora non del tutto chiarite, il mondo, da tempi ormai remoti, ha come negato, anche se solo parzialmente, la propria parte femminile. La rivoluzione culturale in corso sta in qualche modo sollevando la questione palesandola alla coscienza di tutti.

Testi e concept sono di Roberta Simoni e Rodrigo França. La direzione di Andrea Bordadagua e Rodrigo França. Lo spettacolo ha luogo da venerdì 10 a domenica 12 marzo in un appartamento di Copacabana.