Nuova tegola sul procuratore di Brescia Tommaso Buonanno, già nel mirino del Csm per la “fuga” nell’arco di sei mesi di 9 pubblici ministeri su 21. In un’operazione della Squadra mobile di Bergamo e dello Sco della Polizia questa mattina è stata eseguita una perquisizione nell’abitazione del figlio, Francesco Buonanno, colpito dalla misura cautelare dell’obbligo di firma disposta dal gip di Bergamo. Il figlio del magistrato è finito nell’indagine condotta dal pm bergamasco Gianluigi Dettori nei confronti di 41 persone, in gran parte tifosi dell’Atalanta, che prima di assistere alla partita acquistavano e assumevano droga vicino allo stadio, incappucciandosi poi per compiere azioni violente. Ventisei le misure cautelari per detenzione e spaccio di stupefacenti, estorsione, rapina e resistenza a pubblico ufficiale. A Buonanno è contestato solo lo spaccio di gruppo che sarebbe avvenuto nel suo appartamento di Bergamo, che si trova nello stesso stabile in cui risiede il padre procuratore.

La vicenda ha creato imbarazzo per il ruolo del padre del ragazzo coinvolto nella maxi inchiesta antidroga. Buonanno è infatti a capo della Procura che si occupa della Direzione distrettuale antimafia sotto cui ricadono anche gli uffici giudiziari di Bergamo. Prima di arrivare a Brescia, quando era ancora procuratore di Lecco, figurava tra gli indagati di un’inchiesta condotta dai colleghi bresciani su una comunità di recupero per tossicodipendenti, la ultracattolica Shalom di Palazzolo sull’Oglio. L’accusa per il magistrato era di sequestro di persona nei confronti del figlio Gianmarco, che sarebbe stato trattenuto per tre anni nella struttura contro la sua volontà: un fascicolo poi archiviato su richiesta del procuratore aggiunto Sandro Raimondi il 9 maggio 2013, poche settimane prima della nomina di Buonanno a capo della procura bresciana.

Nel giugno del 2016 il Csm aveva aperto un procedimento nei confronti del procuratore Buonanno, in seguito al trasferimento di 9 pm, inclusi i due magistrati che sostenevano l’accusa nel processo Shalom, i pm Francesco Piantoni e Leonardo Lesti. Su richiesta del consigliere Nicola Clivio, la Prima commissione ha avviato un’istruttoria per accertare se “una così significativa defezione sia dovuta al casuale convergere di scelte personali dei magistrati, ovvero se criticità strutturali e ambientali abbiano in qualche misura determinato o favorito il fenomeno”. Ora la misura cautelare sul figlio del procuratore, su richiesta di un ufficio del suo stesso distretto, potrebbe portare a una nuova segnalazione al Csm, questa volta da parte della Procura generale di Brescia.