Per otto lunghi anni è stata la fedelissima ombra di Angelino Alfano. Quasi un decennio che alla fine lo ha condotto all’Eni, dove nel consiglio d’amministrazione siede un altro professionista molto vicino al ministro degli Esteri: il professor Andrea Gemma. L’azienda del cane a sei zampe, dunque, deve avere un appeal particolare per gli amici di Alfano. Dal 16 gennaio del 2017, infatti, la multinazionale energetica ha assunto l’avvocato Giovannantonio Macchiarola: piazzato alla divisione Security, si occuperà di “normative e strategie di protezione delle infrastrutture critiche”. L’assunzione, anticipata dal quotidiano La Notizia, è stata confermata al fattoquotidiano.it dall’ufficio stampa dell’Eni.

Giovannantonio Macchiarola (foto da facebook)
Giovannantonio Macchiarola (foto da facebook)

Figlio di un ex dirigente locale del Pdl, vicino agli ambienti di Comunione e liberazione, il 41enne Macchiarola è originario di Agrigento: la stessa città che ha dato i natali ad Alfano. Ed è proprio al seguito del potente concittadino che si sviluppa la carriera dell’avvocato agrigentino. Nel 2008 Angelino diventa guardasigilli e chiama in via Arenula il giovanissimo Macchiarola per fargli da segretario particolare: sono i tempi burrascosi del lodo Alfano poi dichiarato incostituzionale, culminati con le dimissioni da ministro e la nomina a coordinatore nazionale del Pdl. Anche al vertice del partito del predellino Alfano decide di portare con sé il giovane avvocato, poi confermato segretario particolare nell’esperienza da ministro dell’Interno nei governi di Enrico Letta e Matteo Renzi.

I tre anni e mezzo al Viminale – in cui lo stipendio di Macchiarola è arrivato a costare 185.097 euro all’anno – sono animati da intoppi piccoli e grandi: dalle indagini, poi archiviate, sulla laurea di Alessandro Alfano, il fratello del ministro assunto alle Poste senza colloquio e citato nelle intercettazioni della procura di Roma, all’inchiesta sul Cara di Mineo, con l’indagine a carico del sottosegretario Ncd Giuseppe Castiglione, fino al caso Shalabayeva, che porterà alle dimissioni da capo di gabinetto di Giuseppe Procaccini. Alfano, invece, resta sempre saldamente al suo posto fino alle dimissioni di Renzi e alla “promozione” a ministro degli Esteri nel governo di Paolo Gentiloni.

Ed è questo punto che si interrompe la collaborazione tra Macchiarola e il leader di Ncd: alla Farnesina, infatti, Alfano sceglie di nominare come segretario particolare Andrea Nino Caputo, già  dirigente della sua segreteria tecnica al Viminale. E Macchiarola? Poteva il ministro lasciare senza un lavoro il suo ex segretario, fedele assistente di mille momenti difficili? Poteva “scaricare” un concittadino che per ben otto anni si era comportato da leale e fidato collaboratore? Ma ovviamente no. E Macchiarola è dunque finito all’Eni, dove troverà un altro dipendente con qualche collegamento con l’esecutivo. Nel maggio del 2015 sempre alla sezione Security del gruppo guidato da Claudi Descalzi viene assunto Aldo Saltalamacchia, già capo dello stesso settore in Alitalia e fratello di Emanuele, generale dei carabinieri e comandante della legione Toscana, indagato nell’inchiesta Consip insieme al ministro Luca Lotti

È dall’aprile del 2014, invece, che il professor Gemma, ex tutor di Alfano ai tempi del dottorato di ricerca, occupa una poltrona nel cda dell’azienda del cane a sei zampe. Soltanto il culmine di una carriera fatta di cattedre universitarie, un avviatissimo studio legale nella capitale e una pletora di incarichi da curatore fallimentare e liquidatore. Tra questi anche la Sigrec, società in liquidazione del gruppo Unicredit, affidata nel 2008 alle cure del giovane professore universitario dall’allora presidente di Isvap Giancarlo Giannini, e difesa in alcune occasioni dall’avvocato Tiziana Miceli. Si tratta di un’altra professionista vicinissima obtorto collo alla rete di Alfano: è, infatti, sua moglie.

Twitter: @pipitone87