I detrattori lo chiamano Beghelli, per via di quella calvizie arrivata anzitempo; quelli che a capo del Pdl lo avevano sponsorizzato – Gianni Letta su tutti – si limitavano a definirlo servizievole. Questo almeno fino al 2011, quando ha capito che il “gangster”, inteso come Berlusconi, aveva qualche pupa in meno e pochi proiettili ancora da sparare. Perché Angelino Alfano, probabilmente, la parte dell’allegro fessacchiotto, l’ha solo recitata. La faccia vera, quella del delfino che non ha voglia di farsi sbranare, l’ha mostrata il 2 ottobre 2013, giorno della fiducia. Quando ha riunito le colombe che si sono trasformate negli squali assetati di Silvio Berlusconi.

Oggi, l’onorevole Angelino Alfano dalla piana di Agrigento, è uno degli uomini più potenti (o almeno ci prova) di questo Paese. Da servitore a servito. Tra le cariche colleziona quella di vicepremier dell’amico di vecchia data, tempi dc per intendersi, Enrico Letta, ministro dell’Interno e, ovviamente, parlamentare. La carica di segretario Pdl gliel’ha tolta Berlusconi, ma la vicenda dello scontro interno al centrodestra deve ancora essere conclusa.

Tutto questo vuol dire avere al fianco più che una serie di collaboratori, un’industria che arriva a tre milioni di fatturato all’anno solo per i collaboratori scelti direttamente da lui. Per quello che è dato sapere, visto che il fu delfino alcuni emolumenti ai dipendenti del ministero, nonostante siano obbligatori, non ci pensa proprio a renderli noti. Un esercito di persone più che fidate, a partire dalla segretaria, Danila Subranni, ufficialmente stipendiata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri con un compenso (diretta collaborazione dice il riepilogativo) di 50 mila euro all’anno che vanno a sommarsi allo stipendio previsto per i dipendenti di fascia E del ministero, che sono pari a 91.364 euro lordi ogni anno. Questo nel ruolo di portavoce e per la parte di emolumenti ministeriali, quelli che potrebbe ricevere dal partito, ovviamente non sono resi noti.

A Capo della segreteria particolare del vicepremier siede invece Giovanni Antonio Macchiarola, professione avvocato: lo stipendio, pagato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, 185.097 euro, divisi tra le voci di “trattamento economico fondamentale”, “accessorio” e “indennità di collaborazione”. Stipendio che per il capo di cabinetto, Manlio Strano, arriva – sempre diviso tra le tre voci – a 195.389 euro lordi all’anno. Salvatore Mazzamuto, che di Alfano è consigliere per le questioni giuridiche, ha uno stipendio ufficiale uguale a quello della portavoce Subranni, 91.364 euro lordi al-l’anno.

L’industria Alfano non si ferma a questi nomi, ovviamente. Marco Villani, consigliere diplomatico di Alfano, percepisce un compenso annuo lordo di euro 92.846,71. Marco Canaparo, anche lui consigliere del super ministro , 55.354,82. Isabella Rauti (figlia dello storico leader della Fiamma Tricolore Pino Rauti, moglie di Gianni Alemanno), consigliere per le politiche di contrasto alla violenza di genere ha un compenso annuo 74.480,98 euro. La nomina al ministero di Rauti è avvenuta – ma si tratta di una casualità o comunque non abbiamo elementi per dire il contrario – lo stesso giorno in cui il marito ha perso la poltrona di sindaco.

Ufficialmente a titolo gratuito è l’incarico a collaboratore della segreteria del ministro dell’ex consigliere comunale di Agrigento Davide Tedesco, parente dell’attuale deputato Pdl all’Assemblea Regionale Siciliana Enzo Fontana. Roberto Rametta, anche lui collaboratore della segreteria del ministro, ha uno stipendio di 41.600 euro. Tutti sul tetto dei 41 mila euro l’anno anche gli altri collaboratori, come Natascia Marani, Alfonso Gallo Carrabba, Angelo Pisanu Petrini, Aldo Piazza (ex sindaco di Agrigento), Ivan Paci (ex consigliere provinciale e capogruppo del Pdl di Agrigento).

Siamo alla modestissima cifra di un milione e 354 euro e rotti, ma parliamo solo di quello che riguarda lo staff ristretto del vicepremier. A questa cifra vanno aggiunti gli addetti stampa (solo i direttori dei vari settori sono cinque), e il gabinetto del ministro che può contare su 12 uffici e, i responsabili degli uffici, sono tutti inquadrati come prefetti con uno stipendio che si aggira attorno ai 150.000 euro all’anno, per un totale di un milione e ottocentomila euro all’anno.

da Il Fatto Quotidiano del 28 ottobre 2013