Il decreto sulla sicurezza urbana uscito alcuni giorni fa dal Ministero dell’Interno di Marco Minniti è stato assegnato alle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera dei Deputati per lavorare alla conversione in legge. È un decreto culturalmente, ancor prima che giuridicamente, disgustoso. Sono norme nelle quali, apertamente come poche volte nella storia della Repubblica si è osato fare, dichiarano guerra ai poveri.

La sicurezza per Minniti coinciderebbe con una qualche forma di “decoro” (termine pluricitato nel decreto) delle nostre città, la quale si traduce nei fatti nel togliere da sotto lo sguardo di noi ricchi coloro che non siamo stati capaci di integrare nel tessuto sociale, lavorativo, economico. “Il meccanismo delineato dalla norma”, si legge nella relazione al decreto, con riferimento a meccanismi sanzionatori, “può trovare applicazione anche in relazione a forme di accattonaggio con modalità vessatorie, nonché a forme di commercio ambulante non autorizzato. I suddetti comportamenti, pur non integrando necessariamente violazioni di legge, compromettono la vivibilità e il decoro di particolari luoghi, rendendone difficoltoso il libero utilizzo e la normale e sicura fruizione degli spazi pubblici, con profili di rischio anche per la safety relativamente ad alcuni ambiti a vario titolo legati alla ‘mobilità’”.

Che significano questi paroloni e giri di frase? Quali sarebbero queste mai specificate modalità vessatorie, se non l’accattonaggio tout court? Quando mai un uomo o una donna che si trovano ridotti a chiederci venti centesimi al lato della strada “rendono difficoltoso il libero utilizzo e la normale e sicura fruizione degli spazi pubblici”??

Non voglio essere “buona” (per quanto un po’ di sana pietas ci starebbe bene al governo dell’Italia). Voglio essere “razionale”. Dove sta la ratio del punire chi non può sopravvivere altrimenti che mettendo in atto innocui comportamenti che, come il decreto riconosce, non integrano violazioni di legge?

Nel 5 maggio del 2008 l’allora ministro Roberto Maroni emanò un decreto dai toni simili. Si conferivano ai sindaci-sceriffi poteri di ordine pubblico che la Corte Costituzionale non esitò a bocciare. Lo stesso accadrà con il decreto Minniti, che tenta di riproporre la medesima operazione. Il governo lo sa bene, ma intanto avrà fatto la sua parte da legge e ordine, mostrando che il suo pugno di ferro non è da meno di quello delle destre e rincorrendo gli umori di una parte dell’opinione pubblica.

In queste ore Antigone sta inviando un proprio documento ai componenti delle Commissioni parlamentari interessate chiedendo loro di non convertire in legge il decreto. Usiamo argomenti di buon senso e di umanità, gli stessi che ha usato ieri Papa Francesco quando, durante un convegno a porte chiuse, ha detto che al cuore delle nostre politiche dovrebbero esserci i quattro verbi di accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Ma usiamo anche argomenti giuridici, perché il decreto fa tanta acqua pure sotto quel profilo. Un esempio fra molti: si prevede che sindaco e questore possano allontanare persone indesiderate da taluni luoghi pubblici. Ad esempio chi mette in atto “condotte lesive del decoro urbano” (e cioè?? I soliti accattoni. O voi ne conoscete altri, così numerosi da necessitare un decreto di urgenza??) o chi occupa spazi (vale a dire chi vende borse o foulard per strada, cioè altri poveri. Per gli oggetti usati si prevede il sequestro, tanto per rendere il povero ancora più povero). Le sanzioni raddoppiano se i loro destinatari sono condannati in via anche non definitiva per alcuni reati. E che succede del principio di presunzione di innocenza? Che succede se qualcuno si vede comminare una sanzione di un certo tipo e dopo viene assolto? Ce lo racconterà anche questa volta la Corte Costituzionale.

Noi rinnoviamo il nostro appello al Parlamento: viviamo in un’epoca faticosa per molti e drammatica per coloro che arrivano da noi scappando da guerre e tragedie. Non è con chi chiede un soldo per strada che dobbiamo prendercela. I veri reati sui quali la politica dovrebbe concentrare la propria attenzione sono altri. La povertà si tratta con politiche sociali, non con politiche penali. Se questo il governo finge di dimenticarselo per racimolare un po’ di consensi, che lo ricordi il Parlamento e non voti questo obbrobrio di legge.