Se prima di leggere queste righe vi soffermerete qualche istante sui contenuti del manifesto forse, e sottolineo forse, troverete preziosi spunti di riflessione.

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La scuola dell’inclusione dei disabili, fiore all’occhiello di un Paese che sembra avere smarrito un’identità comune, è stata periodicamente oggetto di interventi legislativi che hanno avuto come denominatore comune una ricorrente dicitura: senza oneri aggiuntivi per lo Stato.

Purtroppo per chi legge, gli oneri aggiuntivi devono rappresentare un elemento costitutivo per una migliore (se esiste?) inclusione. La serie di norme, mi piace chiamarle consigli contenuti nel poster, sono indissolubilmente legate alla necessità di previsione di spese maggiori. Compito della buona politica è trovare le risorse.

La politica delle scissioni, l’unica reale, è quella tra gli ideali di solidarietà e gli interessi di bottega, dell’onestà urlata ma declinata con grandi difficoltà. E’ ipotizzabile una crescita della qualità della scuola per gli oltre 245.000 alunni disabili italiani solo a condizione di riconoscere questi banali principi. Una classe politica capace di scacciare la retorica delle riforme lessicali senza contenuti sostanziali (la Buona scuola) è quella che le famiglie dei disabili chiedono.

Semplicemente.

Giovedì 23 febbraio alle ore 14,00 in piazza Montecitorio saremo, ostinatamente a fianco dei nostri figli, a chiederlo ad una politica distratta da questioni insulse e abbarbicata a difendere l’indifendibile.