Il Movimento cinque stelle è atteso alla prova dei fatti. Dopo (peraltro pochi) anni di opposizione, adesso ha in mano il governo di città importanti, dove dare un segnale di svolta.

Brevissima premessa per dire la mia sullo stadio della Roma. E’ da quando la Juventus si è fatta uno stadio nuovo, grazie al tappeto rosso stesole davanti dal Comune di Torino che le squadre di A (dal Milan al Napoli alla Fiorentina) gridano “lo voglio anch’io, lo voglio anch’io.” A parte il fatto che sarebbe anche ipotizzabile che i Comuni (quando proprietari) vendessero gli stadi in cui già le squadre giocano (che sarebbe la soluzione più sensata), per venire nello specifico alla Capitale si può notare che lo stadio rappresenta un’operazione del tutto simile ai campi da golf. Mi spiego meglio. Quando un privato vuole realizzare un campo da golf inevitabilmente cosa fa? Propone anche una certa volumetria di villette con vista più o meno privilegiata sul campo stesso. Il campo si appalesa come il cavallo di troia per una colata di cemento di contorno. A Torino, lo Juventus Stadium ha “consentito” anche la realizzazione di un ipermercato Leclerc, spesso desolatamente vuoto, perché la gente va al vicino Auchan. Ed a Roma idem, anzi peggio. Innanzitutto lo stadio andrebbe ad occupare un’area non edificata (ed a rischio idrogeologico…), ma in più la proprietà cosa vorrebbe farci? Ben tre grattacieli, un centro commerciale, e spazi vari “per lo svago e l’aggregazione.”

Anni fa ho partecipato a Cassinetta di Lugagnano (Milano) alla costituzione del coordinamento nazionale “Salviamo il paesaggio”, quel paesaggio che la Corte Costituzionale indica come bene primario della nazione e che vediamo invece quotidianamente mortificato, cementificato ed asfaltato. Da allora di operazioni simili a questa ne abbiamo visto tante, ma così distruttive ed inutili come questa forse non ancora. Ed anche arrogante, visto che in barba al Piano regolatore qui gli americani padroni della Roma indicano loro l’area su cui costruire, le volumetrie e le tipologie di accompagnamento, con il solito, immancabile archistar a firmare il progetto. Ed il solito “verde” di accompagnamento: “Anche osservando le immagini degli interni è chiaro che l’elemento che Libeskind ha voluto valorizzare è la vegetazione, che cresce rigogliosa all’interno dei tre Trimphones – un modello di telefono venduto in Inghilterra negli anni ’60 che ricorda molto la forma delle torri – Il verde oltre a dare uniformità al progetto serve anche a purificare l’aria interna e regalare un’atmosfera rilassante agli uffici”, si legge nella presentazione dello studio Libeskind.

Peccato che per realizzare il progetto si sacrificherebbe una consistente fetta di territorio che ad oggi è ancora relativamente integra. Una colata di cemento di un milione di metri quadri, “forse la più grossa speculazione fondiaria tentata a Roma dopo l’Unità d’Italia.” afferma l’urbanista Vezio De Lucia. “Famo sto stadio”, dichiara in tv Spalletti. “Vogliamo il nostro Colosseo chiosa Totti. Operazioni che nascono vecchie accompagnate da esternazioni che non meriterebbero un rigo sui giornali.

Vogliono lo stadio? Ce l’hanno già, il Coni glielo venda. E non continuino a insistere. Oppure si mettano d’accordo con gli eredi dell’architetto Nervi per risanare e ampliare il fatiscente stadio Flaminio.

E’ vincolato? Parafrasando la battuta sui semafori a Napoli, i vincoli in Italia sono un consiglio, non un divieto. A Torino nel Palazzo del Lavoro, sempre dell’architetto Nervi, la Giunta Fassino aveva autorizzato un mega centro commerciale con parcheggi interrati. Vedremo in proposito cosa farà la giunta Appendino. E vedremo cosa farà la giunta Raggi a Roma, dopo aver dimissionato Paolo Berdini, che alla speculazione era fieramente contrario. Secondo me questo stadio glielo lasciano fare.