“Le ultime parole sono per te, figlio mio. Perdonami per non essere stata capace di colmare quel vuoto che ti portavi dentro da lontano”. Sono le parole di Antonella Riccardi, la madre del ragazzo che si è tolto la vita a Lavagna durante una perquisizione perché aveva dell’hashish. Era stata la donna a denunciare il figlio alla Guardia di Finanza l’altra mattina come consumatore e le Fiamme Gialle di Chiavari erano uscite per un controllo per aiutare una madre che sembrava disperata. “Voglio immaginare che lassù ad accoglierti ci sia la tua prima mamma e come in una staffetta vi passiate il testimone affinché il tuo cuore possa essere colmato in un abbraccio che ti riempia per sempre il cuore. Fai buon viaggio piccolo mio” ha aggiunto la donna che insieme all’ex marito lo aveva adottato in Colombia quando aveva un anno. Ai funerali hanno partecipato oltre 2mila persone. Tantissimi i ragazzi a cui la donna ha rivolto un appello.

La madre ai ragazzi: “Diventate protagonisti della vostra vita”
“Vi vogliono far credere che fumare una canna è normale, che faticare a parlarsi è normale, che andare sempre oltre è normale. Qualcuno vuol soffocarvi – ha detto la donna – Diventate protagonisti della vostra vita e cercate lo straordinario. Straordinario è mettere giù il cellulare e parlarvi occhi negli occhi. Invece di mandarvi faccine su whatsapp, straordinario è avere il coraggio di dire alla ragazza sei bella invece di nascondersi dietro a frasi preconfezionate. Straordinario è chiedersi aiuto proprio quando ci sembra che non ci sia via di uscita. Straordinario è avere il coraggio di dire ciò che sapete. Per mio figlio è troppo tardi ma potrebbe non esserlo per molti di voi, fatelo. Noi genitori invece di capire che la sfida educativa non si vince da soli nell’intimità delle nostre famiglie, soprattutto quando questa diventa una confidenza per difendere una facciata, non c’è vergogna se non nel silenzio: uniamoci facciamo rete”, ha aggiunto. “In queste ore ci siamo chiesti perché è successo, ma a cercare i perché ci arrovelliamo. La domanda non è perché, ma come possiamo aiutarci. Fate emergere i vostri problemi”, ha detto la madre. Accanto a lei l’ex marito, Marco Bianchi, che in un colloquio con La Stampa e Il Secolo XIX ha detto: “Sono stato un genitore imperfetto, non avevo capito mio figlio” sperando che “questa tragedia serva”. 

Il ringraziamento alla Finanza “per aver ascoltato un urlo di dolore”
Cosa abbia spinto un sedicenne “brillante”, a volte un “po’ spaccone” e definito un “trascinatore in campo”, ad aprire la finestra e buttarsi giù perché alcuni finanzieri erano in casa per prendere la droga che lui stesso aveva dichiarato di avere in casa, resta un mistero. Una compagna dice che “c’era un malessere che lo tormentava” e che qualche volta aveva detto di volerla fare finita. Un dato certo c’è: la perquisizione si è svolta regolarmente. Tanto che i genitori nel manifesto in cui annunciavano i funerali hanno ringraziato la Guardia di Finanza. Ringraziamento che è arrivato anche durante la cerimonia: “Un pensiero particolare va alla Guardia di Finanza. Grazie per avere ascoltato un urlo di disperazione di una madre che non poteva accettare di vedere suo figlio perdersi ed ha provato con ogni mezzo di combattere la guerra contro la dipendenza prima che fosse troppo tardi. Non c’è colpa né giudizio nell’imponderabile e dall’imponderabile non può che scaturire linfa buona con ancora più energia per la lotta contro il male, grazie”. Era proprio lei l’altra mattina alle 10.30 a andare a chiedere un intervento ai finanzieri. “Noi siamo al servizio della gente e per questo siamo intervenuti – spiega il generale Renzo Nisi, comandante provinciale della Guardia di Finanza – perché sembrava disperata”.

Il generale Gdf Renzo Nisi: “Famiglia da ammirare”
“Quella di questo ragazzo – dice il comandante – è una famiglia da ammirare perché non ha fatto finta di nulla, perché ha avuto il coraggio di non nascondersi dietro a un problema. Un problema che c’era, anche banale, ma c’era. La mamma si è data da fare in tutti i modi e alla fine si è rivolta a noi”. “Quello che è successo – sottolinea Nisi – è una cosa imponderabile, fuori da quello che umanamente uno si può immaginare. La mamma del giovane è venuta in caserma e ci ha detto che il figlio usava droghe leggere, che aveva paura che fosse finito in un brutto giro. Abbiamo capito che non ci trovavamo davanti a un criminale e siamo intervenuti quasi con una finalità pedagogica visto che erano appunto pochi grammi”. “Noi siamo al servizio dei cittadini – conclude l’ufficiale – e capita a volte che siano gli stessi genitori a chiamarci per chiederci aiuto. Abbiamo agito con tutte le cautele del caso, ma è stato un fatto davvero imponderabile”.

Il procuratore minorile: “Non servono blitz ma indagini costruite”
Il procuratore minorile: Il procuratore dei minori della Liguria, Cristina Maggia, a colloquio con La Stampa, ha dichiarato di ritenere questi blitz “inutili” e che avrebbe detto no alla perquisizione. Una telefonata alla Procura dei Minori non era dovuta, né prevista: “Bastava chiamarci, siamo sempre reperibili… L’azione penale sui maggiorenni ha fine repressivo, sui minorenni di recupero”. Secondo il magistrato “non servono blitz ma indagini costruite… Se un sedicenne che studia, è un ragazzo modello e non ha precedenti con la giustizia viene sorpreso con poco stupefacente non reagisce come il criminale cattivo, ma sprofonda”. Anche se le conseguenze possono essere minime: il ragazzino, data la modica quantità e l’assenza di denaro, sarebbe stato segnalato alla Prefettura.

Il procuratore di Genova: “Tragedia che fa riflettere”
“Sto riflettendo sul fatto che quando si effettua un atto di questo tipo nei confronti di persone che possono essere fragili, fermo restando che in questo caso c’erano i genitori del giovane presenti e si è svolto tutto in maniera regolare e trasparente, occorre prevedere a supporto di una persona che vive un’età fragile e fa uso di stupefacenti, quindi manifesta un disagio, un aiuto psicologico” ha sottolineato il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi. “La legge non lo prevede ma credo che in certi casi la persona che riceve una perquisizione ha diritto ad avere con sé una persona di fiducia. A volte questa persona può non essere la madre o il padre, con cui magari si sta vivendo un momento di incomprensione. Ci deve essere proprio uno specialista”.

“La nostra posizione riguardo ai minori, a prescindere da qualsiasi valutazione sulla liberalizzazione delle droghe leggere per gli adulti, è che i minori sono fasce deboli e vanno tutelati in ogni modo” ha detto il procuratore capo di Genova. “Non vorrei commentare a caldo per evitare qualsiasi speculazione – ha premesso Francesco Cozzi – ma è una tragedia che fa riflettere”. Secondo Cozzi “il problema è diverso: bisognerebbe garantire in casi come questo, quando sono necessari interventi investigativi doverosi, un’assistenza al minore, cosa che la legge non prevede. La legge prevede l’ assistenza obbligatoria di uno psichiatra o di uno psicologo infantile quando deve essere ascoltato dalla polizia giudiziaria o dal pubblico ministero”.