Se dopo vent’anni di attività siamo ancora qui a parlarne, deve esserci un motivo. E il motivo è che i Cut sono semplicemente la migliore rock’n’roll band italiana. Un gruppo che non ha mai tradito la sua vocazione di band underground e ha cercato soprattutto di coniugare il punk anni ‘70 con il noise rock anni ‘90, richiamandosi anche alle radici della musica nera (soul, funk, blues e rhythm and blues), come confermato ampiamente dal nuovo album Second Skin, sesto lavoro del terzetto guidato da Ferruccio Quercetti (chitarra e voce) e Carlo Masu (chitarra e voce), senza basso, in omaggio ai Cramps.

Il disco vanta la collaborazione di alcuni ospiti illustri, uno fra tutti Mike Watt (Minutemen, fIREHOSE, Iggy & The Stooges) e contiene tutti gli elementi che hanno reso unico e inconfondibile il loro stile: ritmiche spezzate, concitate e febbrili, chitarre rumorose e dissonanti, all’insegna di un rock sempre trascinante e ad alto voltaggio, che riporta in auge il suono di etichette fondamentali dell’underground americano quali la Touch and Go di Chicago, la Dischord e l’Amphetamine Reptile di Washington.

In particolare nella loro musica affiorano le influenze del noise rock di Sonic Youth e Girls Against Boys, del noise/post rock di Chicago (Shellac e Jesus Lizard) e del punk-blues deviato e stravolto di Jon Spencer, come si evince dall’ascolto delle 12 tracce di Second Skin, una co-produzione di Area Pirata con altre etichette indipendenti italiane e straniere (Dischi Bervisti, Antipop e Bare Bones). Il primo singolo tratto dall’album è Too Late.

Come dicevamo, una carriera ventennale quella dei Cut, che si formano nel 1996 a Bologna e inaugurano la nascita di una delle più importanti e gloriose etichette indipendenti italiane, la Gamma Pop. Con la label bolognese i Cut, in origine un quintetto formato da Ferruccio Quercetti (chitarra e voce), Carlo Masu (chitarra e voce), Elena Skoko (voce), Luisella Matricardi (chitarra) e Daniele Pala (batteria), registrano nel 1998 il loro album d’esordio, Operation Manitoba, a detta di molti un vero capolavoro. Un disco che è un omaggio alla figura di Richard “Handsome Dick” Manitoba, cantante dei Dictators e che, al di sotto della sua fitta coltre di rumore (una musica che potremmo definire “psycho-noise- r’n’r dalle tinte psichedeliche”), si fa apprezzare soprattutto per il suo feeling blues (per via di un suono oscuro e malato) e per il tiro punk di molti pezzi (fra tutti, Get Out of My Way).

Segue Will You Die 4 Me? (Gamma Pop, 2001), altro grande album della band emiliana, in cui il suono è ancora più a fuoco, robusto e granitico, con brani dall’impatto travolgente e carichi di debordante sensualità, come Sugar Babe:

A farla da padrone è il suono decadente di New York, spogliato però delle sue velleità intellettuali e riportato alla sua essenza più fisica e primordiale. I Cut diventano ora un terzetto e pubblicano il loro terzo album, Bare Bones (Gamma Pop, 2003), in cui si allarga lo spettro sonoro della band (soprattutto si sente l’influenza dei Dirtbombs di Mick Collins, padre spirituale del garage-blues): non solo rock’n’roll, punk e blues, ma anche tanto funk, soul e R&B (My Baby Just Wants To Be Alive, Sixty Notes, Hold Me Back).

A Different Beat (Homesleep, 2006) cerca di incanalare l’incandescente materia rock all’interno del formato canzone, con incursioni nella new wave (A Different Beat) e nella psichedelia (Nightride).

Il quinto album Annihilation Road (Go Down, 2010) viene registrato a New York presso gli studi di Matt Verta-Ray (chitarrista e socio di Jon Spencer negli Heavy Trash) e masterizzato da Ivan Julian, ex chitarrista di Richard Hell and The Voidoids. Segna il passaggio a un’etichetta più rockettara come la Go Down e ha in effetti un suono più crudo e sanguigno, energico e sferragliante rispetto alla tipica impostazione post-punk.

La scaletta si apre con la programmatica title-track:

In seguito la rediviva Gamma Pop pubblica nel 2011 il primo live ufficiale della band, The Battle of Britain – Live in the U.K., fedele testimonianza di un tour inglese dei Cut e della dirompente e selvaggia energia sprigionata sul palco. È soprattutto dal vivo infatti che la band dà il meglio di sé, riuscendo a unire come pochi irruenza, sudore e soprattutto una smisurata, sconfinata voglia di r’n’r.