Nessuna casella mail dell’Assemblea Nazionale. Nessun badge. Nessuna prova che abbia fatto da assistente al marito in Parlamento. Però avrebbe incassato circa 900mila euro. Non smette di montare il Penelopegate, lo scandalo che rischia di travolgere François Fillon, candidato del centrodestra alle presidenziali francesi della prossima primavera. A colpi di scoop Le Canard Enchainé, Le Parisien e Bfm-Tv alimentano la polemica che potrebbe far implodere il fronte repubblicano. Mercoledì alle 15 è in programma una riunione dei parlamentari: non è escluso che a Fillon possano essere chieste le dimissioni.

Il candidato del centro destra all’Eliseo, favorito fino a pochi giorni fa, dopo la valanga di voti conquistati nella primarie di novembre, si trova ora travolto dallo scandalo scoppiato con lo scoop di Le Canard Enchainé. Secondo il settimanale satirico, Penelope Fillon, moglie dell’ex premier, è stata remunerata per 8 anni per impieghi fittizi come assistente parlamentare del marito o del suo sostituto. Lunedì i coniugi sono stati interrogati dai magistrati, che hanno aperto un’inchiesta per appropriazione indebita e abuso di beni sociali. E dopo le perquisizioni nella sede dell’Assemblea Nazionale, è la sesta volta che succede in quasi 60 anni di Quinta Repubblica, la rete all-news Bfm-Tv ha rivelato, citando fonti dell’inchiesta: “Non emerge nessuna prova del lavoro effettuato da Madame Fillon come assistente parlamentare”.

Intanto mercoledì torna in edicola Le Canard Enchainé, promettendo nuove rivelazioni scomode. Secondo le informazioni raccolte dal settimanale, la moglie del candidato all’Eliseo ha guadagnato un totale di oltre 900mila euro lordi come collaboratrice in parlamento del marito François, poi del supplente Marc Joulaud, e quindi da collaboratrice al mensile Revue des Deux Mondes. Per la collaborazione con una delle pubblicazioni più antiche di Francia, fondata nel 1829 e vicina al centrodestra, avrebbe ricevuto 100mila euro lordi. Sempre secondo Le Canard, l’ex premier Fillon ha inoltre remunerato due dei suoi cinque figli come assistenti parlamentari per 84mila euro quando era senatore della Sarthe, tra il 2005 e il 2007.

Secondo il quotidiano Le Parisien, le indagini preliminari hanno permesso a polizia e magistrati di maturare la certezza che Penelope non ha mai disposto di un badge né di un indirizzo di posta elettronica ufficiale dell’Assemblea Nazionale, ai tempi in cui almeno sulla carta era assistente parlamentare del marito, tra il 1998 e il 2007. Secondo il legale, Antonin Levy, questi due elementi “non rappresentano un problema”. “Tanti assistenti parlamentari che vengono dalla provincia non dispongono di un badge: Penelope Fillon non è l’unica in questa situazione”, ha spiegato. Lo stesso vale per l’indirizzo mail: “La grande maggioranza” dei portaborse non ne hanno uno a loro nome ma usano quello del loro deputato di riferimento. Le Parisien stesso scrive che di fatto gli assistenti parlamentari usano la posta elettronica dei loro capi, ma sottolinea, come puntualizzano fonti dell’Assemblea Nazionale: “Non esiste” che non abbiano un badge.

Una perquisizione, quella avvenuta nei corridoi dell’Assemblea Nazionale, che ha destato non poco stupore tra i politici eletti: dal 1958 è successo appena sei volte. Il nulla osta agli inquirenti per accedere alla camera bassa del Parlamento francese è arrivato dal presidente dell’Aula, il socialista Claude Bartolone. Durante il sopralluogo, sono state recuperate tra l’altro alcune buste-paga mancanti di Penelope Fillon, ai tempi in cui era assistente parlamentare del marito. Tra i deputati dei Républicains, il partito di Fillon, l’unica dichiarazione l’ha fatta il capogruppo Christian Jacob, garantendo che tutti i compagni di partito sostengono “in blocco” il loro candidato.

Ma le novità emerse potrebbero complicare ancora la posizione del candidato dei Républicains, dopo l’interrogatorio e le perquisizioni, nonostante da parte di Fillon continuino ad arrivare smentite: “Sono sereno e fiducioso”, ha detto alla Reuters, pur denunciando “un’operazione di calunnia senza precedenti nella Quinta repubblica”. Il candidato del centrodestra, con il suo programma ultraliberista in economia e tradizionalista in campo sociale, doveva essere l’uomo perfetto per arginare la corsa di Marine Le Pen verso l’Eliseo.