Il primo raid americano dell’era Trump si è concluso con 14 sospetti terroristi vicini ad al-Qaida eliminati ma anche con 16 civili, otto donne e otto bambini, uccisi. L’operazione militare è stata condotta nella provincia di Bayda, nello Yemen centrale. Lo hanno riferito fonti locali citate dal Sun online, precisando che nel corso del raid sono stati uccisi tre presunti alti membri dell’organizzazione jihadista. Elicotteri Apache hanno colpito una scuola, una moschea e infrastrutture sanitarie usate da al-Qaida. Nel corso della stessa operazione ha perso la vita anche un membro del commando aerotrasportate statunitense e altri tre sono rimasti feriti durante un duro combattimento contro militanti della rete terroristica, ne dà conto il New York Times che cita un dirigente americano.

Secondo le fonti americane, che hanno chiesto l’anonimato, il raid è stato condotto all’alba e ha portato all’uccisione di Abdul-Raouf al-Dhahab, Sultan al-Dhahab e Seif al-Nims. La famiglia al Dhahab è considerata alleata di al-Qaida, che, secondo fonti della sicurezza, è concentrata nella provincia Bayda. Un terzo membro della stessa famiglia, Tareq al Dhahab, è stato ucciso in un precedente raid Usa, anni fa.

Lo scontro è durato circa 45 minuti e il fuoco dei militari Usa ha causato il ferimento o la morte di circa 30 persone, tra cui alcuni sauditi che erano sul posto. Tra le vittime anche la figlia di otto anni di Anwar al-Awlaki, l’imam radicale americano-yemenita ed ex leader qaedista ucciso da un drone Usa nel 2011 in Yemen, lo scrive in un tweet il direttore di Site, il centro di monitoraggio dei siti islamici Site, Rita Katz.