La Lega non ha i soldi per i dipendenti e così decide di mandarli a casa. Eppure riesce a trovare i fondi per saldare le fatture dello spin doctor del segretario catodico, Matteo Salvini. Fatture non da poco: oltre 300mila euro. A beneficiare della ricca consulenza esterna è la società Sistema Intranet di Luca Morisi. Un 42enne di Mantova estraneo alla Lega e voluto da Salvini. Per il segretario, Morisi segue per lo più i social network, gestisce il sito e consiglia strategie comunicative. Lavoro che avrebbero potuto fare molti dei dipendenti del Carroccio visto che tra i 72 allontanati ci sono anche giornalisti e comunicatori.

Da quando è diventato segretario nel dicembre 2013, Salvini ha chiuso la radio, la tv, il quotidiano e persino la storica sede milanese di via Bellerio: in pratica ha azzerato tutto ciò che Umberto Bossi aveva realizzato in venti anni di politica. Poche settimane fa anche gli ultimi 24 dipendenti superstiti sono stati messi in mobilità. Di questi 14 confidano nel rinnovo della cassa integrazione, quindi in un contributo statale. Tutto perché nelle casse del Carroccio, questa la motivazione ufficiale, non ci sono fondi. Ma sembra più appropriato dire che i fondi non ci sono per i dipendenti. Mentre ci sono per le fatture di Morisi e per altro.

Leggendo la documentazione che il Fatto ha potuto visionare, nelle casse del Carroccio sono appena arrivati quasi due milioni di euro dallo Stato. Con esattezza un milione ottocentomila euro. Soldi arrivati dal due per mille delle dichiarazioni dei redditi 2015. A cosa saranno destinati? Esclusivamente all’attività del segretario? Non è dato saperlo. Certo è che i costi sono praticamente ridotti a zero: il movimento non ha più neanche una sede da mantenere. Via Bellerio è chiusa da mesi, tanto che la notte del 5 dicembre per ospitare la stampa in attesa dei risultati del referendum Costituzionale è stato allestito una sorta di capannone da campo alle spalle della sede. Il risparmio è massimo. E appena due giorni fa, l’ufficio stampa ha giustificato la decisione di mettere in mobilità gli ultimi dipendenti appellandosi alla carenza di fondi.

Un provvedimento, si legge nella nota della Lega, “che si è reso necessario a causa del costante andamento negativo della situazione economico-finanziaria del partito”. Per poi garantire che la Lega “non ha intimato alcun licenziamento individuale ma ha avviato un tavolo di confronto”. Il tesoriere Giulio Centemero parla di riorganizzazione interna necessaria ancora da completare. Intanto oggi si riunisce la segreteria federale del partito. E forse qualcuno chiederà conto al segretario di come vengono usati i fondi. Del resto la tutela dell’occupazione è uno dei temi che con frequenza Salvini affronta e sostiene nelle sue partecipazioni televisive. Ma a prescindere dalle dichiarazioni pubbliche e dalle intemerate via etere, le domande si riducono a una, molto semplice: come è possibile che un movimento politico che riceve 1,8 milioni dallo Stato possa mettere in mobilità i propri dipendenti, addirittura ricorrendo alla Cigs (quindi allo Stato), lamentando di non avere fondi che invece ha e li utilizza per consulenze esterne? Salvini, contattato telefonicamente dal Fatto, al momento non ha risposto.