La Consulta boccia la riforma elettorale renziana ma il segretario Pd ci racconta un’altra storia e punta dritto alle elezioni. Si riparte da una nuova narrazione e si torna al partito usato come un taxi in corsa verso Palazzo Chigi. Costi quel che costi. Che fare dunque? Ci rassegniamo ancora ad un Paese in ostaggio o apriamo una vera finestra sul dialogo, sulla politica e sul futuro? No. Dobbiamo invertire la direzione e tornare alla politica. Dobbiamo tornare a sinistra.

La Corte ha spazzato via il ballottaggio, inserito il sorteggio per le candidature in più collegi, insomma: una decisione capace di sconfessare in poche ore tutto un impianto legislativo. Sarebbe stato normale aspettarsi delusione e tristezza, ma questa maggioranza ci ha abituato a cambi d’umore repentini. La strategia renziana è chiara: occupare il partito, fare incetta di candidature sicure, annullare ogni opposizione interna e ogni confronto, marciare decisi verso la vittoria. Ora o mai più. Per prendersi una rivincita sul risultato referendario e far nascere davvero il Partito di Renzi. Altre ipotesi non sono contemplate.

Ecco allora farsi largo, anche tra i più affezionati renziani e tra i protagonisti di questo lungo dibattito parlamentare una decisa volontà di andare al voto. Tutto d’un tratto sembra superato il problema della mancanza di una legge elettorale forte, capace di consentire una governabilità sicura al partito di maggioranza. Si ha quasi l’idea che Renzi e i suoi uomini vogliano andare al voto con qualsiasi legge, basta giocarsi le proprie carte alle urne. Un’idea che trovo avventata per due motivi: il primo riguarda il senso stesso della politica, che ormai pare essersi incancrenito in una continua ricerca del consenso e di maggioranze certe, facendo perdere la dimensione della democrazia rappresentativa e del lavoro parlamentare. Lo stesso Italicum ma ancor più le reazioni seguenti alla sua bocciatura fanno trasparire sempre una certa insofferenza per la mediazione, per le regole democratiche e per la rappresentanza parlamentare, promuovendo l’immagine di un leader che periodicamente necessita di appuntamenti elettorali e bagni di folla per trarre un vantaggio indiscutibile, nettamente superiore a quello degli avversari, basando su di esso il programma politico dei mesi seguenti.

Il secondo punto poi è una tragicomica conseguenza del primo e riguarda gli stessi destini dell’attuale partito di governo. Renzi è reduce da tornate elettorali tutt’altro che positive, che dalle Amministrative al tonfo referendario hanno chiaramente consegnato l’idea di una leadership consunta, spesso incapace di rendersi conto dei propri errori e della necessità chiara di voltare pagina.

Considerando questi fattori, bene fa Pier Luigi Bersani a mettere in guardia tutti coloro i quali vogliono andare al voto subito, pure all’interno della maggioranza. Fa bene soprattutto visto il delicato momento che il nostro paese si trova ad attraversare, dall’emergenza nel centro Italia ai delicati rapporti con l’Europa e la possibile richiesta di manovre aggiuntive. L’Italia ha bisogno di tutto in questo momento, tranne che di instabilità, che finirebbe inevitabilmente con il ripercuotersi su ceti già provati dalla crisi economica e che sarebbe capace di minare pesantemente il difficile percorso di riforma fin qui portato avanti in seno all’Unione Europea.

Anche la rincorsa al voto di Lega e cinquestelle pare piuttosto miope, visto che nessuno dei due partiti avrebbe numeri certi per poter governare. Con tutta probabilità anche da parte leghista la necessità di aumentare i propri parlamentari rispetto alle votazioni nazionali precedenti diventa una questione prioritaria, ma governare è tutt’altra cosa. Andare al voto oggi, anche nel loro caso, significherebbe solamente aumentare o parificare il proprio peso nel Parlamento, ma senza incidere su un cambio di maggioranza certo, facendo oltretutto pagare al paese in termini di stabilità e governabilità, in un momento così delicato.

La politica, soprattutto una politica di sinistra, deve superare la sudditanza psicologica verso la retorica e l’immaginario paradisiaco renziano per tornare ad essere sensibilità, sacrificio, capacità critica. Chiedere di andare al voto ora è semplicemente irresponsabile, specialmente se lo si fa tradendo quelli che teoricamente dovevano essere i propri pilastri istituzionali, accettando di andare al voto pure con un proporzionale a tutti gli effetti per il solo desiderio di contarsi e riprendere un posto migliore.