Come ogni anno, in occasione dell’incontro invernale World Economic Forum, arriva anche il claim di Oxfam sulla disuguaglianza. Quest’anno, la ong, puntualmente ripresa in modo acritico dalla stampa più superficiale, ci informa che nel 2016 le otto persone più ricche possedevano la stessa ricchezza dei 3,6 miliardi più poveri del pianeta.

Tralasciando per un attimo i rilievi (anche significativi) di carattere metodologico sul modo in cui la misurazione è costruita, proviamo a concentrarci sulla disuguaglianza e sul senso di indignazione che si cerca di innescare per valutare se e quanto sia giustificato.

Dritti al punto: è un male che poche persone possiedano gran parte della ricchezza del pianeta? Molto difficile e tutt’altro che oggettivo formulare una risposta. Proviamo ad essere più specifici: è rilevante come quella ricchezza è stata conseguita e il modo con il quale si riflette sul benessere del resto della popolazione? In altre parole, c’è differenza se la concentrazione della ricchezza è determinata dalla libera interazione degli individui (mercato) oppure dalla coercizione ai danni della popolazione?

Proviamo a guardare a uno degli elenchi stilati sugli individui più ricchi di tutti i tempi, senza concentrarci troppo sulla precisione con cui l’entità della ricchezza è stata misurata, quanto piuttosto sulle modalità di acquisizione della ricchezza. Che differenza c’è tra lo Zar di Russia o Gengis Khan da un lato e Bill Gates o John Rockfeller dall’altro? Cambia qualcosa tra un monarca assoluto, salito al potere per diritto ereditario o in virtù di un esercizio di forza e di conquista contro la volontà delle popolazioni governate e un imprenditore che ha contribuito al miglioramento del benessere dell’umanità e che, in taluni casi, alla fine della propria carriera lavorativa decide di lasciare il proprio patrimonio in beneficenza?

Insomma, dovremmo indignarci se l’uomo più ricco del mondo fosse oggi Walt Disney? Se la sua ricchezza fosse stata conseguita offrendo desiderabili esperienze di consumo a milioni di persone e opportunità di lavoro a decine di migliaia di altri individui? Se guardiamo agli 8 individui più ricchi dell’ultima classifica Forbes ad oggi non troviamo monarchi assoluti o dittatori, ma imprenditori di successo.

Ma facciamo un ulteriore esercizio logico, prendiamo dei asceti, individui che desiderano vivere in povertà e che non traggono alcun benessere dall’incremento della propria ricchezza: qualsiasi gruppo di persone, che includa sia asceti che individui ordinariamente “avversi alla povertà”, raggiungerà il massimo benessere dei propri membri, con una distribuzione della ricchezza relativamente concentrata.

Ne consegue che la disuguaglianza in sé non ci dice nulla sul benessere degli individui: quello che rileva sono le condizioni di vita di chi dispone di meno risorse e le determinati di questa condizione, siano esse legate al caso, al merito, alla coercizione o, nel caso limite degli asceti, alla scelta deliberata.

Il sentimento, che analisi come quella di Oxfam puntano a suscitare, è il senso di ingiustizia per la coesistenza di miliardi di persone estremamente povere con pochi fortunati super ricchi. L’elemento fuorviante è tuttavia l’insinuazione che i due estremi abbiano un nesso o che esista una soluzione semplicemente aritmetica per rendere la distribuzione meno ingiusta. Se Bill Gates o Warren Buffer potessero comprare la fine della povertà mondiale con una parte del loro patrimonio lo farebbero? A giudicare dalla volontà di devolverlo in beneficenza a fine carriera la risposta dovrebbe essere affermativa. Il punto è che non è materialmente possibile effettuare questo tipo di trasferimento in modo immediato: è molto comodo e politicamente conveniente puntare il dito contro i ricchi, vagheggiando di semplicistiche soluzioni ai mali del mondo costruite redistribuendo la ricchezza, purtroppo la realtà è più complicata e quello che spinge in condizioni di miseria miliardi di persone non è la cattiveria dei super ricchi, ma una serie di circostanze attinenti la politica e l’economia dei luoghi in cui risiedono e l’operato di milioni di altri individui, molto meno ricchi, ma più coinvolti nelle determinati della miseria globale.

@massimofamularo