“Vi informiamo che qualora venga imbarcata la rivista L’Espresso non deve essere distribuita ai guest“, cioè agli ospiti, i passeggeri. L’ordine perentorio è stato impartito agli assistenti di bordo Alitalia trasformati di fatto, volenti o nolenti, in censori per conto terzi di ordini impartiti dall’alto. L’ostracismo all’Espresso è stato deciso dai vertici Alitalia probabilmente come atto di ritorsione nei confronti della rivista che nell’ultimo numero, quello in edicola da domenica 22 gennaio, dedica parecchia attenzione alle vicende drammatiche della traballante compagnia di bandiera, a partire dalla copertina che riporta un titolo eloquente: “Chi ha ucciso Alitalia”.
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La censura all’Espresso è stata scritta nero su bianco nel Mercurio, quella specie di brogliaccio ufficiale consegnato agli operatori di cabina al briefing del volo prima della partenza, che contiene le indicazioni e le informazioni utili per il volo e l’assistenza ai passeggeri, tipo le notizie sul fuso orario dell’aeroporto di destinazione, i tipi di collegamento con la città toccata, la programmazione dei video da trasmettere durante le ore di volo e via di questo passo. A pagina otto, insieme agli altri avvisi innocui, appare il divieto tassativo. Una scelta che probabilmente non ha precedenti nella lunga storia della ex compagnia di bandiera, di nuovo in forte crisi.

Censurare ciò che ha scritto un giornale non è una faccenda che si possa prendere a cuor leggero, in un paese democratico come l’Italia iniziative di quel tipo sono regolate da una procedura di tutela che affida alla magistratura l’eventuale decisione di ritiro dei giornali dalla distribuzione. Non è chiaro chi all’Alitalia possa aver impartito l’ordine, che comunque deve per forza provenire da qualche dirigente di altissimo livello che solo può avere il potere di assumersi la responsabilità di una censura del genere.

Secondo i piani della nuova compagine azionaria di cui l’Emiro di Abu Dhabi ha il 49 per cento attraverso la compagnia Etihad, Alitalia sarebbe dovuta tornare in pareggio nel 2016 e invece ha chiuso con una perdita che secondo le ultime stime dovrebbe aggirarsi intorno ai 500 milioni di euro. Da mesi l’amministratore australiano Cramer Ball, il presidente Luca Cordero di Montezemolo e il suo vice James Hogan promettono la presentazione di un piano di rilancio che tra un annuncio e una smentita non viene mai alla luce. Intanto Alitalia programma migliaia di licenziamenti, da un minimo di 1.600 persone a un massimo di 4mila.

Ilfattoquotidiano.it ha provato a contattare al telefono e via sms l’ufficio stampa di Alitalia per un commento, ma senza ottenere spiegazioni.