Intitolare una piazza o una via all’uomo simbolo di Tangentopoli, nella città dove nacque l’inchiesta giudiziaria che spazzò via la classe dirigente della Prima Repubblica? Perché no. A Milano, Giuseppe Sala ci sta pensando, anche se non si schiera apertamente e lascia che sia la città a decidere. Naturalmente il sindaco – che soltanto un mese fa si “autosospese” dopo aver saputo di essere indagato nell’inchiesta sulla piastra di Expo – è consapevole che il tema è scottante, ma allo stesso tempo è convinto che sia “giunto il momento di riaprire il dibattito” sull’opportunità di dedicare un luogo al leader del Partito socialista Bettino Craxi, morto da latitante ad Hammamet, in Tunisia, il 19 gennaio del 2000, dopo aver ricevuto due condanne in via definitiva nell’ambito del processo “Mani Pulite”: quella a 5 anni e 6 mesi per la vicenda Eni-Sai e quella a 4 anni per l’inchiesta sulla Metropolitana di Milano. E dopo aver rivendicato in Parlamento, il 3 luglio ’92, il sistema di mazzette su cui si reggevano i partiti politici: “Non credo che ci sia nessuno in quest’aula, responsabile politico di organizzazioni importanti che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo: presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro”.

Un sistema che proprio a Milano, dove adesso si pensa di intitolare strade o piazze a Craxi, mostrò i suoi devastanti effetti per le casse pubbliche e per i cittadini. L’ideatore di quel piano di spartizione di mazzette fu Antonio Natali, padre politico di Craxi, che fece in modo di assicurare a tutto il pentapartito e ai comunisti la propria fetta di torta. Risultato: sotto la Madonnina un chilometro di metropolitana costava 192 miliardi di lire, nello stesso periodo, ad Amburgo ne costava 45 miliardi, meno di un quarto. Il passante ferroviario di Milano costava 100 miliardi a chilometro, dopo Tnagentopoli il costi crollarono a 45.

L’apertura dell’ex commissario di Expo arriva proprio nel giorno in cui cade il 17esimo anniversario della scomparsa. Ma Sala, pur sollecitando una discussione, evita di “dare un giudizio (sul personaggio politico, ndr) che è ancora complesso”. Negli anni scorsi, ogni volta che è stata avanzata la proposta di dedicargli una via si sono alzate voci di protesta. Ma a distanza di così tanti anni Milano è pronta? “Non lo so – ha risposto il sindaco – bisogna ascoltare la città. Certamente è giusto interrogarsi per capirlo”. Alla domanda diretta se sia favorevole o meno a intitolargli un luogo della città, Sala ha risposto che “dipende da come e cosa”. “Io ho incontrato recentemente anche la figlia Stefania. Credo che il dibattito per stabilire il più possibile una verità storica” debba esserci. “Però è una storia difficile su cui la mia opinione conta, ma conta molto quella della città”, ha concluso il sindaco del Pd.

C’è invece chi su Craxi ha opinioni nette e decise, senza bisogno di dibattiti. E’ il ministro degli Esteri Angelino Alfano volato ad Hammamet assieme alla famiglia dell’ex presidente del Consiglio per partecipare alla cerimonia di commemorazione che si è tenuta nella chiesa cattolica della città tunisina. Il leader Ncd ha deposto un mazzo di rose rosse sulla tomba, dopo un momento di raccoglimento con la vedova Anna e i figli Stefania e Bobo. Si è poi fatto il segno della croce e ha firmato il libro delle visite. Ma Alfano non è il primo ministro che in questi 17 anni è andato a rendere omaggio alla memoria di Craxi. Ai suoi funerali di il governo di allora – guidato dall’ex comunista Massimo D’Alema – inviò una delegazione composta dai ministro Lamberto Dini e dal sottosegretario – e attuale ministro dell’Interno – Marco Minniti. Nel 2010 Silvio Berlusconi fece le cose in grande e spedì ad Hammamet ben tre ministri della stessa Repubblica per cui Craxi era morto da latitante: gli ex socialisti Franco Frattini, Maurizio Sacconi e Renato Brunetta.

La presenza di Alfano alla messa viene definita “un gesto politico nobile” dal figlio del leader socialista, Bobo Craxi che esprime tutta la sua gratitudine al titolare della Farnesina e ricorda: “Questo atto s’iscrive fra i ‘passi’ che, doverosamente e da tempo, sono stati compiuti: ricordo il messaggio del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione del decennale, nella direzione di un oggettivo revisionismo della Storia più recente del nostro Paese sapendo riconoscere, nella giusta dose. Meriti e demeriti di una classe politica che guidò il Paese in frangenti interni e internazionali assai difficili. Anche i nuovi rapporti italiani nel Mediterraneo prendono le mosse dalla sapiente politica dell’epoca, di cui certamente Bettino Craxi fu protagonista”.

Sulla stessa linea di Bobo Craxi anche il presidente della Commissione lavoro del Senato ed ex ministro, Maurizio Sacconi. “La visita del ministro degli Esteri Alfano alla tomba di Craxi a Hammamet è un atto altamente simbolico che confidiamo possa preludere ad altri comportamenti istituzionali nel segno della verità”. Anche Fabrizio Cicchitto, ex socialista e compagno di partito di Alfano, considera la sua visita “molto importante”.

Ma la dedica più appassionata arriva da Berlusconi, che ha inviato un messaggio alla famiglia Craxi: “Cara Stefania, cari amici, sono con Voi con il cuore oggi a ricordare Bettino Craxi nel 17° anniversario della sua scomparsa. E’ difficile pensare che siano già trascorsi 17 anni da quando ci ha lasciato e molti di più da quando un vero e proprio ‘colpo di stato‘ lo ha privato del suo ruolo politico e della stessa possibilità di vivere da uomo libero nel suo Paese”. Berlusconi, che costruì il suo impero proprio negli anni in cui Craxi sedeva alla guida del governo, si dice “onorato ogni volta che il mio nome viene accostato al suo”: “Solo chi è stato vittima di tutto questo può capire il dramma di Bettino Craxi, ma anche la grandezza della sua testimonianza: scelse la strada dell’esilio pur di non venire a patti con questo apparato politico-mediatico-giudiziario che uccide la libertà e la democrazia. La sua eredità politica, il socialismo riformatore, liberale, occidentale è una delle parti migliori della tradizione politica del nostro Paese. La considero parte integrante del progetto politico che ho creato quando ho fondato Forza Italia, anche per impedire che l’Italia cadesse nelle mani della sinistra post-comunista”.

Berlusconi rende poi merito a Craxi perché “negli anni in cui svolgevo l’attività di imprenditore, e nonostante la grande confidenza personale, Craxi è stato uno dei pochissimi politici a non sollecitare favori economici diretti o indiretti per sé e per il suo partito”. Resta quindi il mistero di come mai Berlusconi, tramite il conto estero All Iberian, abbia versato sui conti esteri di Craxi 21 miliardi di lire, come stabilito dalla sentenza di condanna in primo grado, poi prescritta, durante i processi milanesi.