”Il problema dell’Europa è l’Europa. I nostri problemi nascono a Bruxelles e, talvolta, a Francoforte. Dobbiamo rovesciare completamente le politiche perché ora si stanno dando i giusti argomenti per convincere che il populismo ha ragione”. Il ministro dell’Economia italiano Pier Carlo Padoan, alle prese con la richiesta di un intervento correttivo sui conti pubblici da circa 3,4 miliardi causa “non conformità” con le regole Ue, ha scelto il palcoscenico del World economic forum di Davos per rispondere attaccando. E incolpando l’Europa di alimentare quella che, stando al calendario del forum, quest’anno è la prima preoccupazione delle élite economiche e politiche riunite in Svizzera: il populismo che ha portato alla Casa Bianca Donald Trump, che ha determinato la Brexit e che si sta diffondendo in tutti i Paesi europei. Oltre alla Commissione, però, Padoan in questo caso ha tirato in ballo anche la Bce (“Francoforte”), le cui politiche monetarie espansive sono state a volte accusate di avvantaggiare le fasce sociali più benestanti.

La classe media è “disillusa e delusa dal futuro” e dalle condizioni del lavoro “ed esprime questa delusione dicendo ‘no’ a tutto quello che dicono i politici”, ha sostenuto Padoan, aggiungendo che in ogni caso “dobbiamo prendere il populismo seriamente anche perché quelli che lo votano, in molti casi, sono brave persone, che sono preoccupate per il futuro dei propri ragazzi, l’educazione, la sicurezza del welfare“. Tutto questo però, stando al ragionamento del ministro, dipende dalla miopia delle istituzioni europee: c’è “l’idea che l’Ue non dia risposte” e i cittadini vogliono benefici “visibili“, mentre ora l’Europa “non reagisce ai problemi, guarda a se stessa e non affronta le grandi emergenze come i flussi migratori“.

E le responsabilità dei singoli governi? Padoan ha difeso come al solito le riforme avviate dal governo Renzi e che ora l’esecutivo Gentiloni deve portare a termine, lamentando che sono “i media” a non seguire il “duro lavoro di implementazione che parte il giorno l’annuncio delle riforme”. Su questo non è mancato uno scontro con la presidente del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, che quando Padoan ha sostenuto che “le riforme richiedono tempo per dare risultati visibili” gli ha fatto notare: “Non abbiamo tempo per fare le politiche perché incalzano le notizie del momento? È questo che deve fare un politico. Deve trovare questo tempo”. A quel punto Padoan ha spiegato che “i tempi servono per vedere i risultati delle politiche e quindi per trasformare quello che si fa in consenso. Ma i politici le scelte devono farle e possono farle a prescindere”.

Lagarde, fresca di condanna per “negligenza” in Francia per il caso dell’arbitrato tra Adidas e Bernard Tapie, ha invece concordato con Padoan sulla necessità di nuove politiche economiche per ridurre il malcontento della classe media, che sta esprimendo una “chiara risposta di protesta e delusione“. “Probabilmente significa che ci vuole una maggiore redistribuzione dei redditi di quanta ne abbiamo oggi”, è stata la sua conclusione.