Abdulkadir Masharipov ha confessato: è lui l’autore della strage della discoteca Reina di Istanbul, avvenuta la notte di Capodanno e costata la vita a 39 persone, tutti massacrati a colpi di arma da fuoco. Cittadino uzbeko di 34 anni, è stato arrestato  alle 23 del 16 gennaio dopo 17 giorni di fuga insieme al figlio di quattro anni nel quartiere Esenyurt, alla periferia europea di Istanbul e da qualche ora è iniziato il suo interrogatorio. Si trovava in un appartamento che, per i media turchi, è un covo dell’Isis. Dopo l’irruzione delle forze di polizia, è stato ispezionato per oltre sei ore. L’uomo, contuso e sanguinante come mostrano le prime foto dopo il fermo, si nascondeva lì da tre giorni. Insieme a lui sono stati arrestati altri 4 stranieri, anche loro ritenuti militanti jihadisti: si tratta di un uomo iracheno e tre donne provenienti da Somalia, Egitto e Senegal.

“Lo avevamo detto, in questo Paese nessuno la farà franca, tutti saranno chiamati a rispondere secondo lo stato di diritto”, ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, congratulandosi con le forze di sicurezza. “Non importa che si chiamino con nomi diversi. Feto (la presunta rete golpista di Fethullah Gulen, imam residente negli Usa che il governo di Ankara ritiene responsabile del tentato colpo di Stato di luglio), Daesh (Isis), Pkk, Pyd sono tutti attori dello stesso scenario”, ha aggiunto.

Il governatore di Istanbul Vahip Sahin, scrive Hurriyet, ha riferito che il nome in codice di Masharipov era Abu Muhammed Horasani, ed è nato in Uzbekistan nel 1983. Entrato illegalmente in Turchia dal confine orientale, Sahin ha aggiunto che è un miliziano dell’autoproclamato Stato islamico “addestrato in Afghanistan“, ed è una persona “colta, parla quattro lingue”. Nell’operazione sono stati sequestrati anche carte telefoniche, due pistole, un drone e 197mila dollari statunitensi. E poche ore dopo l’arresto, l’Isis ha diffuso un nuovo video che mostra di spalle un suo presunto militante vestito di nero mentre cammina per le strade della metropoli sul Bosforo. A riferirlo sono media turchi, che mostrano alcuni screenshot, in cui il supposto jihadista passeggia tra i siti turistici più famosi, tra cui la moschea Blu e la zona del Bosforo, passando anche accanto ad alcuni poliziotti turchi e usando diversi mezzi pubblici. Nel filmato ci sono inoltre minacce di nuovi attacchi contro la Turchia.

“Mi congratulo con la nostra polizia che ha catturato l’autore del massacro di Ortakoy“, ha detto il vice premier turco Numan Kurtulmus su Twitter. “La nostra guerra al terrore – ha aggiunto – e ai poteri che lo sostengono continuerà fino alla fine”. Ad arrestare Masharipov e gli altri quattro stranieri è stata una squadra speciale di mille persone, creata appositamente per cercare il killer e i suoi complici. Come spiegano i media turchi, la squadra era riuscita due giorni fa a trovare la casa, nel quartiere Silivri di Istanbul, in cui l’uomo si è nascosto in un primo momento, dopo essere fuggito insieme al figlio da un altro appartamento nel quartiere Zeytinburnu. All’interno dell’abitazione di Silivri gli uomini della squadra speciale hanno trovato 150mila dollari in contanti, oltre agli indizi necessari per scoprire l’appartamento lussuoso del quartiere Esenyurt in cui si trovava Masharipov. Al momento dell’irruzione delle forze di sicurezza, l’uomo cercava di nascondersi sotto a un letto.

L’attacco di Capodanno era stato rivendicato dallo Stato Islamico, che lo aveva definito una punizione contro la Turchia “serva della croce” da parte di “un soldato eroico del Califfato”. A identificare l’uomo era stato nei giorni scorsi il sito Hurriyet, secondo il quale Masharipov sarebbe arrivato a Istanbul dalla provincia di Konya il 15 dicembre. Il quotidiano aggiungeva che una cellula di uzbeki fedeli all’Isis avrebbe continuato a fornire appoggio a Masharipov, il cui nome in codice è Abu Muhammed Horasan.