L’Inail è impegnata “nella risoluzione del caso nel pieno rispetto della legislazione vigente” sulla vicenda di Mario Barbieri, l’operaio morto nel 2006 per asbestosi polmonare, dopo aver lavorato quasi trent’anni ai cantieri navali di Marina di Carrara a contatto con l’amianto. Come ha raccontato ilfattoquotidiano.it Barbieri era morto da 10 anni quando, nel 2016, il tribunale gli ha abbassato l’invalidità dall’80 per cento al 38, autorizzando così l’Istituto di assistenza a chiedere indietro ai familiari più di 60mila euro versati nel corso degli anni. L’ente, per restituire la somma, ha dato 30 giorni di tempo ai tre figli dell’operaio e alla moglie, che, a 75 anni, perde pure la pensione di reversibilità. Al telefono con ilfatto.it l’Inail si era limitato a dire che la famiglia Barbieri avrebbe potuto pagare a rate. Ma adesso la storia è finita in Parlamento, perché alcuni senatori (dei gruppi Autonomie e Misto) hanno presentato un’interrogazione al governo. Nel frattempo è intervenuta anche la segretaria generale della Cgil Susanna Camusso, che al Tirreno ha sostenuto che “per quanto possibile nei termini di legge cercheremo di alleviare la situazione della famiglia Barbieri”.

Da qui anche la puntualizzazione dell’Inail che peraltro esclude che “per i dipendenti dell’istituto non è previsto alcun dispositivo premiale volto a incentivare economicamente la limitazione del numero delle malattie professionali riconosciute”. Tanto è vero, continua l’istituto, che attualmente vengono gestite quasi 800mila rendite, di cui circa 180mila relative alle sole malattie professionali. Quindi l’Inail assicura che si impegnerà nella risoluzione del caso che coinvolge madre e figli di Barbieri.

Di più, in realtà, al momento non è dato sapere: la nota dell’istituto non scende nel dettaglio. Nel frattempo continua la battaglia legale della famiglia Barbieri, già durata oltre dieci anni. “Non so niente di questa nota – risponde la figlia dell’operaio, Federica – Non capisco perché informino prima i giornalisti della famiglia. Comunque se finalmente avessero riconosciuto la malattia a mio padre sarei contenta, anche se ho dovuto farli chiamare dalle Iene per arrivare a questo”. Prima delle Iene, peraltro, si erano occupati del caso i giornali locali e poi quelli nazionali. Federica Barbieri precisa che il padre non è morto “per cause collegate all’amianto secondo la famiglia”. Bensì, ricorda, “è l’Asl nel certificato di morte che ha detto che mio padre è deceduto per asbestosi e broncopneumopatia cronica ostruttiva“. Tra l’altro il nesso era stato segnalato anche nell’ultima sentenza che ha riconosciuto l’invalidità di Barbieri, quella pronunciata dalla Corte d’appello di Genova: nelle motivazioni si spiega che l’asbestosi contratta dall’operaio “è da considerare amianto correlata”.