“Mi sgridavano sempre” e poi “non passava giorno senza che mi dicessero che non valevo niente, che ero un buono a nulla, un fallito“. Il 16enne accusato di essere il mandante del massacro dei due genitori, trovati con il cranio fracassato da un’ascia e un sacchetto di plastica in testa quattro giorni fa, confessa così – come riportano Il Corriere della Sera e La Repubblica – al giudice per le indagini preliminare di Ferrara il movente del duplice omicidio portato al termine dall’amico di un solo anno più grande di lui. Il ragazzino, che ha sentito urlare il suo nome dalla stanza in cui l’amico colpiva per tre volte il padre e sei volte la madre, ha atteso impassibile: “Io ti aspetto qui. Tu li uccidi e quando hai fatto mi chiami”. Il giudice del Tribunale minorile ha convalidato il fermo per entrambi e accolto la richiesta di custodia cautelare in carcere del pm che ha prospettato anche la possibile reiterazione del reato.

Salvatore Vincelli e sua moglie Nunzia Di Gianni sono morti chiamando il figlio. E dopo il loro destino sarebbe stato finire nei sacchi neri della spazzatura che i due avevano comprato al supermercato per potersi liberare dei cadaveri buttandoli in un canale vicino a Pontelangorino (Ferrara) con delle pietre al collo. Il figlio aveva detto al complice che lui avrebbe aiutato a trasportarli,  ma non voleva “guardarli in faccia”. Alla domanda sul perché abbia deciso di aiutare il compagno in una missione di morte il 17enne ha respinto l’ipotesi di averlo fatto per soldi e risposto: “Perché è un amico, mi ha chiesto di aiutarlo e io l’ho aiutato. Lui è uno che non ha mai fatto male a nessuno e allora l’ha chiesto a me. Non l’ho fatto per soldi, ma per amicizia. Per togliergli il macigno che aveva sul cuore. L’avrei fatto anche gratis, i soldi non mi interessano. Dopo, lui mi ha detto che mi avrebbe dato tutto quello che avrebbe trovato in “cassa”, ma ripeto: lo avrei fatto comunque”.

Il piano è scattato il 9 gennaio: i genitori del sedicenne lo avevano di nuovo rimproverato: una discussione lunga per i voti non proprio brillanti. Il ragazzino si è sfogato con l’amico dicendo che non ne poteva più e che voleva ucciderli: “Litigavamo di continuo per la scuola, volevano che tornassi a casa entro certi orari, mi dicevano che se avessi continuato a non combinare niente nella vita a 18 anni mi avrebbero cacciato di casa…”.