“Continueremo la nostra iniziativa contrattuale e valuteremo di ricorrere alla Corte Europea, perché siamo convinti di aver rispettato le regole”. Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha così commentato la bocciatura del più importante quesito referendario proposto dalla Confederazione, quello che se vincitore avrebbe portato al ripristino dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. La Corte costituzionale ha infatti dichiarato non ammissibile il quesito del referendum proposto dalla Cgil sul Jobs Act, quello appunto che chiedeva una consultazione popolare sul ritorno della norma che prevedeva il reintegro in caso di licenziamento illegittimo. La riforma del lavoro del governo Renzi aveva cancellato la previsione contenuta nello Statuto dei lavoratori, sostituendo l’obbligo per l’azienda di reintegrare il lavoratore licenziato illegittimamente con il pagamento di un indennizzo.

Il quesito proposto dalla Confederazione, duramente contestato in queste settimane, proponeva l’abrogazione della disposizione del Jobs Act con il conseguente ritorno dell’articolo 18. La bocciatura scongiura il riflesso politico ritenuto più probabile, stando alle indiscrezioni delle scorse settimane e alle dichiarazioni del ministro del Lavoro Giuliano Poletti: le elezioni anticipate. E’ infatti emerso che, in caso di via libera al quesito sull’articolo 18, il Pd avrebbe spinto per lo scioglimento delle Camere prima della fine della legislatura in modo da far slittare di un anno il referendum, come previsto dalla legge. Secondo l’Ansa, la decisione dei giudici è passata con 8 voti a favore e 5 contrari. La giudice Silvana Sciarra, che aveva l’incarico di relatrice, era a favore dell’ammissibilità: per questo, come avviene in casi di questo tipo, non stenderà il testo della sentenza con le motivazioni, che dovrebbero invece essere scritte dal vice presidente della Corte Costituzionale, Giorgio Lattanzi.

Via libera della Consulta agli altri due quesiti, che riguardano la cancellazione dei voucher con la soppressione delle norme relative al Buono per il lavoro accessorio e l’abrogazione delle leggi che limitano la responsabilità in solido di appaltatore e appaltante, in caso di violazioni nei confronti del lavoratore. Il quesito sui voucher è senza dubbio il più delicato dei due e non solo per le polemiche che hanno accompagnato la scoperta dell’utilizzo dei ticket anche da parte dello Spi Cgil (600 l’anno i prestatori d’opera per un incasso medio annuale di 1.250 euro secondo quanto emerso in seguito ai dati sciorinati dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, in un’intervista a Repubblica, mentre la Camusso fa sapere che la Cgil utilizza in voucher “l’equivalente di 3 persone e mezzo all’anno”).

Il governo ha infatti già reso noto di voler intervenire su questa materia. Se lo farà con una nuova norma, il referendum cadrà. Ma prima la nuova norma dovrà passare al vaglio dell’Ufficio centrale per il referendum della Cassazione, che verificherà se sia aderente all’istanza quesito referendario. Quanto alla responsabilità solidale negli appalti, proprio mercoledì il Pd ha presentato alla Camera una proposta di legge per reintrodurla: il testo prevede una “tutela solidale” per le retribuzioni e per i contributi previdenziali.

video di Alberto Sofia

“Siamo molto soddisfatti del risultato relativo ai referendum sui voucher e sulla responsabilità appaltante-appaltatore. Il primo in particolare è di estrema importanza e riguarda una vasta platea di persone. Sull’art. 18 prendiamo atto e rispettiamo la decisione della Corte Costituzionale, aspettando di conoscere le motivazioni nella sentenza, non appena sarà depositata”, ha commentato a caldo il professor Vittorio Angiolini, legale che ha rappresentato le istanze della Cgil di fronte alla Corte. “Ora sui voucher è necessario che il governo appronti modifiche sostanziali”, ha aggiunto ricordando che “prima del referendum, con la tracciabilità dei voucher c’era già stato un intervento correttivo che però non è stato sufficiente. Anche una nuova normativa che venisse predisposta ora, deve soddisfare il quesito referendario. Lo strumento dei voucher, che è stato introdotto per le prestazioni occasionali e per rendere trasparente il lavoro nero, è stato usato in maniera scorretta e impropria. Serve una modifica che riformi la sostanza dell’istituto”.

“Non è che il giudizio della Corte di oggi fermi la battaglia sull’insieme della questione dei diritti“, ha poi detto la Camusso sottolineando che “inizia una campagna elettorale grande e impegnativa” sui due quesiti ammessi e “da oggi chiederemo tutti i giorni di fissare la data in cui si vota”.  Quindi lo sguardo è tornato a girarsi indietro: “Abbiamo notato in questi giorni che c’è stato un dibattito intenso sui quesiti referendari, che, a nostra memoria, non ci ricorda precedenti di analoga quotidiana pressione rispetto a come si sarebbe dovuto decidere”, ha detto Camusso rinnovando “formalmente la richiesta all’Inps” di rendere pubblica la lista delle grandi aziende che utilizzano i voucher.