Papa Francesco si rivolge a governanti e autorità spirituali nel suo appello contro il “terrorismo fondamentalista, che potrà essere pienamente sconfitto solo con il comune contributo dei leader religiosi e politici”. Bergoglio ne ha parlato nel corso del tradizionale discorso di auguri per il nuovo anno al corpo diplomatico del Vaticano. Nella sala Regia del Palazzo apostolico il Pontefice ha affrontato i temi della radicalizzazione e della libertà religiosa, ha chiesto un “negoziato serio” per la Siria, ha ringraziato l’Italia, ma anche Germania, Svezia e Grecia, perché “con generosità” ha accolto “quanti sono nel bisogno”. Il Papa ha anche manifestato “l’interesse e la preoccupazione della Santa Sede per l’Europa e per il suo futuro, di fronte alle spinte disgregatrici”.

Terrorismo – “Siamo consapevoli di come ancor oggi, l’esperienza religiosa, anziché aprire agli altri, possa talvolta essere usata a pretesto di chiusure, emarginazioni e violenze. Mi riferisco particolarmente al terrorismo di matrice fondamentalista, che ha mietuto anche lo scorso anno numerose vittime in tutto il mondo”, ha detto Papa Francesco ricevendo il corpo diplomatico. “Si tratta – ha spiegato – di una follia omicida che abusa del nome di Dio per disseminare morte, nel tentativo di affermare una volontà di dominio e di potere. Faccio perciò appello a tutte le autorità religiose perché siano unite nel ribadire con forza che non si può mai uccidere nel nome di Dio”.

Il Pontefice ha fatto “appello” anche ai leader politici, contro il “terrorismo fondamentalista, frutto di una grave miseria spirituale” e “spesso di una notevole povertà sociale”. “Ai politici – ha chiarito Bergoglio – spetta il compito di  garantire il diritto alla libertà religiosa, riconoscendo il contributo positivo e costruttivo che essa esercita nell’edificazione della società civile. A chi governa compete, inoltre, – ha sottolineato il Papa – la responsabilità di evitare che si formino quelle condizioni che diventano terreno fertile per il dilagare dei fondamentalismi. Ciò richiede adeguate politiche sociali volte a combattere la povertà, che non possono prescindere da una sincera valorizzazione della famiglia e da cospicui investimenti in ambito educativo e culturale“.

Conflitti in Medio Oriente – Il Pontefice ha poi invitato il Corpo diplomatico a fare della “non-violenza” lo “stile di una politica di pace” e ha ricordato che “nessuna guerra può diventare una abitudine della quale sembra quasi non ci si riesca a separare”. Papa Francesco per la Siria fa “appello alla comunità internazionale perché si adoperi velocemente per dare vita a un negoziato serio, che metta per sempre la parola fine al conflitto che sta provocando una vera e propria sciagura umanitaria. Ciascuna delle parti in causa deve ritenere come prioritario il rispetto del diritto umanitario internazionale, garantendo la protezione dei civili e la necessaria assistenza umanitaria alla popolazione”, ha aggiunto Bergoglio.

Il Pontefice ha parlato anche del conflitto fra Israele e Palestina: “La Santa Sede rinnova il suo pressante appello affinché riprenda il dialogo, perché si giunga a una soluzione stabile e duratura che garantisca la pacifica coesistenza di due Stati all’interno di confini internazionalmente riconosciuti”. In un passaggio, Papa Francesco ha sottolineato poi il “deprecabile commercio delle armi e la continua rincorsa a produrre e diffondere armamenti sempre più sofisticati”, soffermandosi sul “notevole sconcerto” che “destano gli esperimenti condotti nella penisola coreana“.

Crisi migratoria – “Un approccio prudente” alla questione dei migranti “da parte delle autorità pubbliche” non comporta “politiche di chiusura“, ma valutare “con saggezza e lungimiranza” fino a che punto si può accogliere. “Non si può ridurre la drammatica crisi attuale a un semplice conteggio numerico” e il problema “non può lasciare alcuni paesi indifferenti mentre altri sostengono l’onere umanitario”. Alla crisi migratoria Bergoglio ha dedicato numerosi riferimenti del suo discorso. “Occorre – ha detto il Papa – un impegno comune nei confronti di migranti, profughi e rifugiati, che consenta di dare loro un’accoglienza dignitosa. Ciò implica saper coniugare il diritto di ‘ogni essere umano di immigrare in altre comunità politiche e stabilirsi in esse’, e nello stesso tempo garantire la possibilità di un’integrazione nei tessuti sociali, senza che questi sentano minacciata la propria sicurezza, la propria identità culturale e i propri equilibri politico-sociali”.

“I migranti sono persone, con nomi, storie, famiglie e non potrà mai esserci vera pace finché esisterà anche un solo essere umano che viene violato nella propria identità personale e ridotto ad una mera cifra statistica o a oggetto di interesse economico”, ha aggiunto il Pontefice. “Il problema migratorio è una questione che non può lasciare alcuni Paesi indifferenti – ha ammonito Bergoglio – mentre altri sostengono l’onere umanitario, non di rado con notevoli sforzi e pesanti disagi, di far fronte a un’emergenza che non sembra aver fine. Tutti dovrebbero sentirsi costruttori e concorrenti al bene comune internazionale, anche attraverso gesti concreti di umanità, che costituiscono fattori essenziali di quella pace e di quello sviluppo che intere nazioni e milioni di persone attendono ancora”. Per questo Papa Francesco si è detto grato “ai tanti Paesi che con generosità accolgono quanti sono nel bisogno, a partire dai diversi Stati europei, specialmente l’Italia, la Germania, la Grecia e la Svezia”.

“Spinte disgregatrici” nell’Ue – Di Europa il Pontefice ha parlato anche direttamente: “Non posso che ribadire – ha detto al Corpo diplomatico – l’interesse e la preoccupazione della Santa Sede per l’Unione europea e per il suo futuro, nella consapevolezza che i valori su cui tale progetto, di cui quest’anno ricorre il sessantesimo anniversario, ha tratto la propria origine e si fonda sono comuni a tutto il continente e travalicano gli stessi confini dell’Unione europea”. “Di fronte alle spinte disgregatrici, è quanto mai urgente aggiornare ‘l’idea di Europa'”, ha ammonito Bergoglio. “Bisogna dare alla luce a un nuovo umanesimo – ha concluso Papa Francesco – basato sulle capacità di integrare, di dialogare e di generare, che hanno reso grande il cosiddetto Vecchio Continente”.