Quei bancali sono in quel magazzino, in balia dell’umidità e del tempo che passa, almeno dal 6 settembre 2016, quando, a pochi giorni dal sisma che aveva colpito l’Italia centrale, il Comune di Valsamoggia, alle porte di Bologna, decise di chiudere il centro di raccolta che per giorni aveva visto la popolazione offrire generosamente beni di prima necessità: vestiti, generi alimentari. Già dal 26 agosto era stata la stessa Protezione civile nazionale a chiedere di fermare l’invio ‘indiscriminato’ di aiuti (eccetto quelli in denaro) per evitare un intasamento del sistema: troppa solidarietà, e tutta concentrata nei primi giorni, rischiava infatti di portare allo spreco di tanti beni. Pochi giorni dopo il sindaco di Valsamoggia, Daniele Ruscigno, annunciò che i beni comunque sarebbero stati comunque distribuiti: “Quanto raccolto a Valsamoggia, poiché si tratta di beni durevoli, sarà consegnato alla Protezione Civile per essere usato nelle fasi successive”, spiegò il primo cittadino.

Ma qualche cosa si deve essere inceppato nel frattempo, visto che quegli aiuti non sono ancora partiti. E ora i consiglieri della lista di sinistra ‘Civicamente Samoggia‘ con un video postato su Facebook (dal titolo ‘Solidarietà sprecata?’), hanno documentato una visita a quei bancali all’interno di un magazzino comunale. “Ci sono pannoloni che dovrebbero stare all’asciutto, tanti vestiti nuovi, ma anche prodotti che sono scaduti, come per esempio il latte scaduto oramai qualche giorno fa”, spiegano i tre consiglieri comunali Simone Rimondi, Fabio Negrini e Michele Stanzani. “La risposta della popolazione è stata incredibilmente nobile e generosa – spiegano i tre di ‘Civicamente Samoggia’ – l’intento dell’amministrazione comunale era positivo, ma molto del materiale è rimasto qua. Dagli inventari puntuali risulta che qui ci sia zucchero, farina. Siamo all’interno di un magazzino non riscaldato e ci è stato detto che dal tetto piove. Piuttosto che lasciare questa roba qui, diamola alla Caritas. C’è tanta roba che si può ancora salvare e utilizzare”.

Il sindaco Ruscigno ammette che qualcosa non ha funzionato: “Il ritardo nella gestione dei beni che sono stati depositati presso i magazzini comunali in attesa di consegna, a causa dell’iniziale eccesso di aiuti raccolti sulle zone terremotate, è un errore a cui bisogna rimediare il prima possibile”, ha scritto il primo cittadino in un lungo post su Facebook. “Fare il Sindaco e guidare un’amministrazione significa assumersi la responsabilità anche quando delle cose non hanno funzionato a dovere o nei tempi previsti”. Infine Ruscigno spiega di avere già sentito l’amministrazione di Arquata del Tronto (il paese più colpito insieme ad Amatrice, dalle scosse del 24 agosto) “per accelerare la consegna, prevista entro qualche giorno. Sarò presente di persona per documentarla ai cittadini, mostrando che i beni, in massima parte non deperibili e a lunga conservazione, giungeranno a destinazione”.