Continua la caccia all’uomo. Anis Amri, il 24enne tunisino considerato il responsabile dell’attentato contro il mercato di Natale a Berlino, rivendicato dall’Isis, in cui è morta la giovane italiana Fabrizia Di Lorenzo, resta nel mirino delle forze dell’ordine tedesche. Amri è stato filmato 8 ore dopo l’attentato di fronte all’associazione-moschea “Fussilet 33”, nel quartiere di Moabit della capitale, perquisita dalla polizia. La tv pubblica Rbb sul suo sito ha mostrato le immagini di una telecamera. Il sito pubblica anche due altre immagini che mostrano il ricercato di fronte alla moschea il 14 e il 15 dicembre. Secondo l’agenzia Dpa un recente rapporto del servizio segreto interno (Bfv) indicava l’associazione-moschea “Fussilet 33” come luogo d’incontro di estremisti islamici. “Durante le lezioni di islamismo che si tenevano lì sarebbero stati radicalizzati diversi musulmani – in maggioranza turchi e ceceni – per unirsi all’Isis nella guerra in Siria”.amri-fermo-immagine-675

In giornata ci sono stati blitz nel centro profughi di Emmerich, dove aveva vissuto, e in una moschea nel distretto di Moabit, dove Amri era rimasto dopo il suo arrivo in Germania a luglio 2015. Il luogo di culto, noto come Fussilet 33, è considerato un punto di ritrovo dei radicali islamici dal servizio di intelligence interno tedesco. Un’altra operazione è avvenuta invece a Dortmund: sono state fermate quattro persone, che però non sono collegate al giovane tunisino. “Dopo un breve interrogatorio, sono state rilasciate”, riferisce la tv pubblica locale. Il sito di citizen-journalism Bellingcat ha trovato su Facebook un video in cui compare Amri. È stato girato a Berlino a settembre, mentre il ricercato passeggiava vicino al ponte Oberbaum. Nel filmato di soli 7 secondi si vede un giovane con giaccia nera e corti capelli neri che potrebbe essere proprio il tunisino ricercato.

I servizi tedeschi lo ritengono “pericoloso” ed era già sospettato di preparare attentati in Germania. Secondo lo Spiegel in varie intercettazioni Amri si propone come possibile kamikaze. Parole, però, insufficienti per determinare un arresto. Inoltre il giovane tunisino avrebbe chiesto a una fonte interna all’agenzia di sicurezza come procurarsi le armi. Insieme al documento trovato mercoledì sotto il sedile del tir dell’attentato, a collocare Anis Amri alla guida del veicolo ci sono anche le sue impronte digitali, rinvenute sulla portiera e sul volante, come ha confermato il ministro degli Interni Thomas de Maiziere.

Il carcere in Italia e l’espulsione – Amri era arrivato in Germania passando per l’Italia. Sbarcato nel 2011 a Lampedusa, aveva trascorso 4 anni in carcere in Sicilia, dal 2011 al 2015, per incendio e danneggiamenti. E una foto dell’Ansa del 3 aprile 2011 (in alto), documenta la sua presenza tra i minori che appiccarono l’incendio alla Casa Fraternità della parrocchia. Nell’immagine, Amri è seduto a terra vicino ad altri giovani controllato dalle forze dell’ordine poco dopo l’intervento dei vigili del fuoco che avevano spento l’incendio.

Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria aveva segnalato al Comitato analisi strategica antiterrorismo suoi comportamenti sospetti, notati durante i periodi della sua detenzione nelle carceri siciliane. Nell’informativa, redatta dal Dap, si segnalava un percorso con profili di “radicalizzazione” seguito da Amri in carcere e episodi in cui manifestava forme di adesione ideale al terrorismo di matrice islamica. E aveva minacciato un detenuto cristiano dicendogli: “Ti taglio la testa”. L’uomo descriveva Amri con un islamista terrorista che lo voleva convertire all’Islam e per questo lo vessava. E’ da quel momento, nel novembre 2014, che il ricercato per la strage di Berlino viene “attenzionato” e fino alla sua scarcerazione il Dap ha posto la sua posizione all’attenzione del Casa.

Nel 2015 esce di prigione per espiazione pena e viene consegnato alla polizia e portato nel centro di Piano del Lago, a Caltanissetta, per la successiva espulsione dal territorio italiano. Qualcosa nelle procedure delle autorità tunisine per il riconoscimento, necessarie al rimpatrio, non va per il verso giusto e l’Italia deve lasciarlo andare. “Forse si era radicalizzato nel carcere italiano dopo avere lasciato la Tunisia“, ha detto alla Bild Abdelkader Amri, uno dei suoi fratelli rintracciato nel paese d’origine. Sparito nel 2015, è stato fermato dalla polizia tedesca il 30 luglio scorso a Friburgo con una carta d’identità italiana falsa.

CRONACA ORA PER ORA

22.26 – Amri filmato 8 ore dopo l’attentato a Berlino
Anis Amri, il tunisino ricercato per l’attentato a Berlino, è stato filmato dalle autorità di sicurezza 8 ore dopo l’attentato di fronte all’ associazione-moschea “Fussilet 33”, nel quartiere di Moabit della capitale, perquisita oggi dalla polizia. Lo rivela la tv pubblica Rbb sul suo sito, mostrando immagini di una telecamera. Il sito pubblica anche due altri fermo-immagine della telecamera che mostrano Amri di fronte alla moschea il 14 e il 15 dicembre.

19.22 – Accertamenti della Procura di Palermo
La Procura di Palermo sta tentando di ricostruire il periodo trascorso in Sicilia da Anis Amri. I pm hanno aperto un fascicolo di atti relativi, ancora dunque non un’indagine vera e propria. I primi accertamenti sono stati delegati alla Digos.  Arrestato ad ottobre del 2011 mentre si trovava nel centro d’accoglienza di Catania, per danneggiamento, lesioni, minacce e appropriazione indebita, è stato condannato a 4 anni di reclusione. È stato detenuto a Sciacca, Enna, Agrigento, Palermo, è stato segnalato per i suoi comportamenti violenti e ha collezionato punizioni e giorni di isolamento. I magistrati cercheranno di ricostruire anche frequentazioni e contatti del tunisino colpito nel 2015, a pena espiata, da decreto di espulsione e rimpatrio in Tunisia che non è mai avvenuto.

19.13 – Dap: “Minacciò detenuti cristiano dicendogli: ‘Ti taglio la testa'”
La frequentazione da parte di Anis Amri unicamente di detenuti tunisini, legando soprattutto con un gruppo ristretto di essi; ed episodi di contrasti violenti con un altro detenuto, che dichiarò di aver subito minacce in quanto cristiano: “Ti taglio la testa”. Sono questi, a quanto si apprende, i principali motivi per cui il Dap ha segnalato al Casa, il Comitato analisi strategica antiterrorismo, comportamenti sospetti tenuti durante la detenzione in Italia dall’uomo attualmente ricercato per l’attentato a Berlino.

18.09 – Conferenza stampa della Procura federale tedesca: “Diverse operazioni, ma senza sviluppi”
La procura federale ha informato la stampa sulle operazioni che sono seguite all’attentato di Berlino: “Abbiamo perquisito diversi luoghi della capitale e della regione del Nord-Reno Westafalia”, ha detto una portavoce. “Abbiamo fatto anche un blitz su un bus nella stazione di Heilbronn. Per ora senza sviluppi. Non abbiamo al momento fermato nessuno”. La procura ha confermato la presenza delle impronte digitali sul tir: “Abbiamo la conferma che era alla guida e di conseguenza è stato emesso nei suo confronti un ordine di cattura” (diverso da quello emesso mercoledì che era un ‘mandato di ricerca’ nei confronti di un sospetto).

18.01 – Blitz in una moschea di Berlino
Blitz della polizia tedesca in una moschea di Berlino oggi, nel distretto di Moabit, mentre proseguono le ricerche del tunisino Anis Amri. Lo riferisce il giornale “Berliner Zeitung”, secondo cui le autorità hanno usato una granata stordente durante l’operazione nella moschea dove Amri avrebbe trascorso del tempo, dopo essere arrivato in Germania nel luglio dello scorso anno. Il luogo di culto, noto come Fussilet 33, è considerato un punto di ritrovo dei radicali islamici dal servizio di intelligence interno tedesco.

amri-ansa-quadrato17.39 – Amri a Lampedusa in una foto del 3 aprile 2011
Una foto dell’ANSA del 3 aprile 2011, documenta la presenza di Anis Amri tra i minori che appiccarono l’incendio alla Casa Fraternità della parrocchia a Lampedusa. Nella foto, Amri è seduto a terra vicino ad altri giovani controllato dalle forze dell’ordine poco dopo l’intervento dei vigili del fuoco che avevano spento l’incendio. I ragazzi avevano anche rotto porte e vetri e qualcuno si era ferito. I giovani del centro, una quarantina, avevano dato vita alla rivolta perché chiedevano di partire immediatamente.

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17.07 – La situazione dei feriti: alcuni ancora in gravi condizioni
Dodici persone gravemente ferite nell’attentato al mercato di Natale sono ancora ricoverate negli ospedali di Berlino. Alcuni di loro versano in condizioni particolarmente critiche. Per ora il numero delle vittime non è salito oltre le 12 persone. Nel complesso sono stati 56 i ricoveri negli ospedali della capitale in seguito alla strage: 30 persone sono state dimesse, mentre altre 14 rimangono ancora in cura ma hanno ferite lievi.

16.43 – Falso allarme nella stazione di Heilbronn
Un autista di un bus diretto in Bosnia ha creduto di avere a bordo il ricercato per l’attentato di Berlino. Ha così fatto scattare un blitz della polizia nella stazione di Heilbronn, città fra Stoccarda e Francoforte. Anis Amri però non è stato trovato e dalle prime informazioni della stampa locale si sarebbe trattato di uno scambio di persona.

16. 23 – Ministro degli Interni conferma: “Trovate le impronte del sospettato sul tir”
Il ministro degli Interni Thomas de Maizière: “Esistono degli indizi aggiuntivi sul fatto che il sospetto attentatore sia effettivamente il responsabile della strage. Per esempio, sono state trovate le sue impronte digitali nella cabina di guida del tir”.

16.18 – Merkel: “Speriamo di trovare presto il presunto attentatore”
“Speriamo di trovarlo presto. E’ noto da molto tempo alle forze dell’ordine, abbiamo ristretto il perimetro delle ricerche. Cerchiamo un terrorista estremista islamista”, ha detto la cancelliera Angela Merkel. “Abbiamo compiuti notevoli sforzi per prevenire il terrorismo islamista, questo mi rende fiduciosa. Il lavoro che stiamo facendo insieme, anche a livello internazionale, prosegue bene”, ha aggiunto la cancelliera tedesca. “I nostri ringraziamenti vanno alle vittime”, ha concluso, spiegando di essere “molto orgogliosa” della reazione che le persone hanno avuto di fronte a questa situazione.

15.57 – La comunità dei salafiti a Berlino e in Germania
La comunità dei salafiti a Berlino, con cui Amri era in contatto secondo gli inquirenti, si è fortemente rafforzata negli ultimi anni. Le informazioni del Tagesspiegel parlano al momento di 840 salafiti presenti nella capitale tedesca, 160 in più dell’anno scorso. Rispetto al 2012, quando la comunità contava 400 persone, ora è più che raddoppiata. Secondo l’Ufficio federale della Protezione della costituzione (in tedesco “Bundesamt für Verfassungsschutz”), la cui missione principale è la sorveglianza delle attività contrarie alla costituzione della repubblica federale tedesca, 380 di questi 84o salafiti sarebbero “orientati alla violenza”. In tutta la Germania, secondo lo stesso ufficio, sono presenti 9600 salafiti, 400 in più rispetto al 2015.

15.40 – Il motivo per cui il documento di Amri non è stato trovato subito
Perché il tir non è stato ispezionato subito? Secondo ‘Süddeutsche Zeitung’ e ‘Spiegel’, gli investigatori volevano prima far annusare il posto di guida ai cani da ricerca, chiamati ‘Mantrailer’, per far loro sentire l’odore dell’attentatore. Questi cani sono infatti addestrati per riconoscere l’odore anche a diversi giorni di distanza. Gli odori sarebbero quindi stati falsati, se prima dell’arrivo dei cani degli agenti avessero ispezionato la cabina. Appena è stato possibile ispezionare il tir, è stato trovato il documento di Anis Amri.

15.26 – Procura di Palermo apre indagine conoscitiva su Amri
La Procura di Palermo ha aperto una indagine conoscitiva sul presunto attentatore. I magistrati, coordinati dal Procuratore aggiunto Leonardo Agueci, stanno tentando di ricostruire il percorso carcerario del tunisino, detenuto anche a Palermo prima di raggiungere la Germania. Al momento si tratta solo di una indagine conoscitiva senza indagati. Il tunisino era sbarcato nel settembre del 2011 a Lampedusa e da lì trasferito al centro di accoglienza per minori non accompagnati di Belpasso, dove avrebbe appiccato il rogo della struttura. Da lì la condanna e la detenzione tra Palermo ed Enna. Di recente il trasferimento in Germania dove si sarebbe radicalizzato.

15.22 – Borsa sospetta nel quartiere berlinese di Prenzlauer Berg: chiuso centro commerciale
Una borsa sospetta è stata trovata sotto un viadotto in viale Schonhauser, nel quartiere berlinese di Prenzlauer Berg, dove è in corso un forte dispiegamento di forze di polizia. Un vicino centro commerciale è stato chiuso, anche i treni e i tram della zona sono stati bloccati. Lo rende noto il quotidiano tedesco Tagesspiegel.

13.43 – Posto sotto protezione il pachistano fermato e rilasciato dopo l’attentato
E’ stato posto sotto protezione della polizia tedesca il richiedente asilo pachistano arrestato dopo l’attentato di lunedì scorso a Berlino e rilasciato qualche ora dopo una volta accertata la sua totale estraneità ai fatti. Lo hanno rivelato i parenti del 23enne Naveed Baloch, originario della provincia sudoccidentale del Baluchistan, ed alcuni suoi amici a Berlino e Francoforte, secondo cui la decisione è stata presa nel timore che il giovane possa essere obiettivo di attacchi da parte di gruppi anti-Islam o anti-migranti.

13.01 – “Indizi che portano ad Amri anche sul volante del tir”
Dopo le notizie sulle impronte digitali trovate sulla portiera del tir, il Berliner Zeitung parla anche di altri indizi che portano ad Anis Amri ritrovati sul volante.

12.49 – Alfano conferma la morte di Fabrizia Di Lorenzo
Il ministro degli Esteri, Angelino Alfano: “La magistratura tedesca, così come ha comunicato il ministero degli Affari Esteri della Germania, ha esaurito le verifiche necessarie e purtroppo, ormai, c’è la certezza che, fra le vittime, c’è l’italiana Fabrizia Di Lorenzo. Sono affettuosamente vicino alla famiglia e ai suoi cari, condividendone l’immenso dolore”.

12.34 – “Amri si era proposto come kamikaze”
Anis Amri è conosciuto alle autorità da diversi mesi. Spiegel scrive che gli inquirenti avevano monitorato e ascoltato le sue comunicazioni telefoniche. Da queste intercettazioni, secondo Spiegel, emerge che Amri si è proposto come kamikaze. Dato che queste frasi non erano abbastanza chiare, non sono state sufficienti per provvedere all’arresto. Inoltre Amri avrebbe chiesto a una fonte interna all’agenzia di sicurezza, come avrebbe potuto procurarsi le armi.

12.28 – Trovate sul tir le impronte digitali di Amri
Le impronte digitali del ricercato tunisino sono state trovate sulla portiera del tir utilizzato per l’attentato al mercato di Natale di Berlino. A dirlo sono diversi media tedeschi

12.14 – Rilasciate le quattro persone fermate a Dortmund
Secondo la tv pubblica locale, le quattro persone fermate dalla polizia questa mattina nel blitz di Dortmund “sarebbero state rilasciate dopo un breve interrogatorio”.

12.01 – Quattro arresti a Dortmund, ma non collegati con la ricerca di Anis Amri
Il procuratore generale ha negato un possibile collegamento tra i quattro arresti a Dortmund e la ricerca del sospetto terrorista Anis Amri. “Questi arresti provvisori non hanno a che fare con la ricerca”, ha detto un portavoce del procuratore federale. In precedenza avevano riferito di un’operazione anti-terrorismo immagine Dortmund e WDR in. Secondo l’immagine, mentre quattro persone di contatto Omri sono state arrestate.

11.46 – Il tunisino ricercato partecipò a spettacolo teatrale nel carcere di Enna
Anis Amri partecipò al progetto ”Attori dentro” sponsorizzato dall’istituto comprensivo De Amicis di Enna nel carcere della città nel 2013. Il laboratorio teatrale rappresentò “Rinaldo in campo”. L’attrice che nello spettacolo interpretava Angelica era Pierelisa Rizzo, che era volontaria nella casa circondariale. “Era un ragazzo silenzioso, educato – ricorda – Lui nello spettacolo suonava i tamburi. Gli era stato dato questo ruolo perchè era molto schivo e silenzioso. Ha partecipato alle prove ma poi non ha fatto lo spettacolo finale perchè fu trasferito a Palermo”.

11.30 – Confusione sui presunti arresti a Dortmund
La Bild ha scritto di conferme ricevute dal procuratore generale su quattro arresti a Dortmund. Persone che sarebbero collegate con il ricercato Amri. Tuttavia la stessa procura ha smentito la notizia. In precedenza era stata la tv pubblica della regione del Nord-Reno Westfalia a parlare di un blitz che aveva portato a quattro arresti.

11.03 – Il fratello di Amri: “Forse radicalizzato nel carcere italiano”
Il tunisino ricercato per la strage di Berlino “si era forse radicalizzato nel carcere italiano dopo che aveva lasciato la Tunisia”. Lo ha detto alla Bild Abdelkader Amri, uno dei suoi fratelli rintracciato in Tunisia. “Se sarà provato che era coinvolto, non farà più parte della nostra famiglia”, ha aggiunto. Anche l’Ap è riuscita a mettersi in contatto con un fratello di Anis Amri che gli ha lanciato un appello: “Lo invito a consegnarsi alla polizia”.

10.55 – Riaperto il mercato di Natale di Breitscheidplatz
Il mercato di Natale dove è avvenuto l’attentato è stato riaperto. La polizia ha posizionato dei blocchi di cemento in mezzo alla strada a protezione dei visitatori.

10.48 – Procura federale tedesca smentisce: “Nessun arresto”
La procura generale smentisce la notizia, secondo la quale ci sarebbero quattro persone fermate collegate a Anis Amri. “No, non è così – ha detto un portavoce alla Reuters – a noi non è noto nessun arresto”. Sulle perquisizioni a Dortmund la procura generale non ha voluto invece dare alcuna risposta. Rimane dunque possibile che ci siano dei collegamenti tra questa operazione e la caccia al giovane tunisino.

10.39 – Amri “era nella no-fly list statunitense”
Anis Amri, il tunisino supericercato per l’attacco al mercatino di Natale a Berlino, “era nei radar delle agenzie di intelligence statunitensi”: lo scrive il New York Times citando funzionari americani. “Aveva fatto ricerche online su come fabbricare una bomba e ha comunicato con l’Isis almeno una volta”, affermano le fonti. Amri “era nella no-fly list statunitense”.

10.20 – I quattro arrestati avevano contatti con Amri
“Quattro persone che avevano contatti con Anis Amri sono state arrestate”. Lo ha confermato la procura generale, titolare dell’inchiesta sull’attentato di Berlino, come riporta la Bild online. Non è indicato dove i 4 arresti siano avvenuti e in quale delle operazioni che si sono svolte nelle prime ore di questa mattina.

10.12 – Perquisizioni anche a Dortmund
La polizia tedesca è in azione anche a Dortmund, città della stessa regione del Nord-Reno Westfalia. Due appartamenti sono stati perquisiti in un’azione su incarico della procura generale, che si sta occupando proprio delle indagini su Berlino. A Dortmund Amri aveva avuto contatti con il salafita  serbo-tedesco Boban S., che è stato arrestato lo scorso novembre nell’ambito del blitz contro i reclutatori della filiale Isis guidata dall’iracheno Abu Walaa.

10.01 – In carcere in Italia furono ravvisati segnali di un inizio di radicalizzazione
Durante gli anni di carcere in Sicilia di Amri, furono ravvisati dei segnali che potevano far pensare a un inizio di radicalizzazione, ha riferito SkyTg24. Dopo la scarcerazione, il giovane tunisino aveva vissuto un mese a Caltanissetta. Doveva essere espulso già dall’Italia, ma anche in questo caso non arrivarano dalla Tunisia i documenti necessari. Ad Amri fu quindi notificato un “avvertimento a lasciare il paese in sette giorni”.

09.34 – Quattro arresti nel blitz
La polizia tedesca ha arrestato quattro persone nel corso dei raid anti-terrorismo collegati all’attacco al mercato natalizio di Berlino, condotti stamattina a Emmerich sul Reno, in Nordreno-Vestfalia. Lo riporta il Sun.

09.16 – Blitz della polizia tedesca nel centro profughi dove Amri aveva abitato
La polizia ha perquisito il centro profughi a Emmerich sul Reno, in Nordreno-Vestfalia al confine con l’Olanda. L’operazione si è svolta nelle prime ore del mattino ed è durata un’ora. In azione 100 agenti, tra cui alcuni delle unità speciali. Lo ha riferito un portavoce della polizia, come riporta la Dpa. Nessuna informazione è stata fornita sui risultati dell’azione. Già ieri pomeriggio gli agenti avevano preso posizione attorno al centro, nel quale il ricercato Anis Amri aveva il suo domicilio almeno per diverso tempo.

08.57 – Il pakistano fermato e poi rilasciato è scomparso
Navid B., il 23enne pakistano che era stato fermato subito dopo l’attentato e poi rilasciato, sembra scomparso. Suo padre a riferito al giornale pakistano “Dawn” che il figlio non lo ha mai contattato da quando martedì è stato liberato. Anche Wajid Baloch, attivista pakistano che vive a Berlino, ha detto che il giovane non è mai tornato anche nel centro profughi dove risiedeva. Lo stesso attivista sta cercando Navid al telefono, ma risulta sempre essere spento.