“Non sono commissariata e mi sento ancora dentro il M5s”. Il lunedì dopo la crisi più difficile per la giunta M5s in Campidoglio, Virginia Raggi davanti ai giornalisti ha ostentato tranquillità. Oltre ad avere una squadra dimezzata e il fiato del Movimento sul collo, sul tavolo c’è anche il timore che possa ricevere un avviso di garanzia e quindi dover essere costretta a breve a considerare l’ipotesi dell’autosospensione. “Se mi arriverà valuterò”, ha detto ai cronisti. La cosa più urgente da risolvere in questo momento riguarda la sostituzione del vice sindaco Daniele Frongia, dimissionario dopo l’ultimatum dei vertici M5s e di Beppe Grillo in seguito all’arresto di Raffaele Marra. Il nome in pole fino a poche ore fa era quello di Massimo Colomban, già assessore alle Partecipate e molto vicino alla Casaleggio associati. L’interessato ha detto però di non essere disponibile: “Non ho il tempo e la disponibilità per assumere il ruolo di vice sindaco in Roma Capitale”, ha dichiarato all’agenzia Ansa. “Come imprenditore e tecnico ho infatti assunto il ruolo di assessore alla riorganizzazione delle Partecipate e quindi preferisco completare questo compito, prima di assumere altri impegni gravosi e/o politici”.

Un altro dei papabili avrebbe potuto essere il presidente dell’Assemblea capitolina Marcello De Vito, che però per il momento smentisce: “Io? Sicuramente no”. Dietro il rifiuto di Colomban si nascondono in realtà ben altre dinamiche. L’imprenditore veneto è arrivato a Roma il primo ottobre, chiamato dopo la prima crisi della giunta M5s per prendere le deleghe che prima erano dell’ex assessore al Bilancio Marcello Minenna. L’assessore è arrivato nella Capitale e da sempre è stato considerato “un alieno”, perché lontano dalle correnti in Campidoglio. Molto vicino a Grillo e Casaleggio, è stato fin dall’inizio visto come una pedina sempre in contatto con i vertici e questo non lo faceva essere ben voluto. Proprio la scelta del vice sindaco sta agitando le acque dei 5 stelle tra guerre interne e tentativi di resistere ai diktat che vengono dai vertici. Dopo l’arresto di Marra, Grillo ha detto alla sindaca che avrebbe dovuto cambiare radicalmente se avesse voluto mantenere il logo M5s. Un’imposizione ritenuta necessaria tra parlamentari e fazioni più ortodossi e che ha portato, dopo un lungo vertice di maggioranza, alle dimissioni del vice Frongia e del capo di gabinetto Salvatore Romeo.

Il caso Roma sta però creando molti problemi anche nella dinamica nazionale tra i parlamentari. Sotto accusa è finito il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, che secondo molti ha offerto “copertura politica” alla Raggi e alle sue scelte nei mesi scorsi. Come raccontato dal Fatto Quotidiano ieri, e confermato dal deputato sul blog di Grillo nelle scorse ore, a luglio c’era stato un incontro tra lui e Marra. Secondo Di Maio in quell’occasione avrebbe ribadito all’ex vice capo di gabinetto che doveva andarsene, mentre secondo alcuni retroscena pubblicati dai quotidiani avrebbe invece approvato la sua permanenza. Il parlamentare ha annunciato che querelerà la stampa: “Stamattina sono costretto a querelare alcuni giornalisti che hanno scritto articoli vergognosi su di me e a citare per danni i loro editori. Mi attribuiscono frasi e condotte sul ‘caso Marra’ che sono pura invenzione. A me dispiace doverlo fare. Non so se rispondono a logiche vergognose dei loro editori. Ma altrettanto vergognose sono le frasi inventate e i retroscena inesistenti. Sia chiaro che non ho mai garantito per Marra dicendo che fosse ‘pulito’, è un’invenzione vera e propria. Il ricavato della querela sarà donato al fondo per le piccole e medie imprese italiane. Non voglio intascare un euro, ma tutelare la verità. Ho appena dato mandato al mio avvocato”.

La Raggi deve riempire ancora alcune caselle importanti. Ha infatti perso in un colpo solo il vice e il capo della segretaria politica, ma anche l’assessora all’Ambiente Paola Muraro. Nel caos di riunioni e polemiche si è inserito anche il Codacons che si è schierato apertamente a favore della nomina di Marcello De Vito a vicesindaco del Comune di Roma. “In considerazione dell’elevato numero di voti raccolti alle elezioni dal presidente dell’Assemblea capitolina, riteniamo che De Vito abbia tutto il diritto di ricoprire il ruolo di vicesindaco, nome sul quale convergerebbero anche molti esponenti del Movimento 5 stelle”, ha spiegato in una nota il presidente Carlo Rienzi. “Riteniamo del tutto immotivata l’eventuale scelta di soggetti esterni imposti da Grillo e Casaleggio, trattandosi di un ruolo chiave per l’amministrazione capitolina. In questo delicato momento il M5s deve dare prova di compattezza e dimostrare le proprie capacità, altrimenti sarà inevitabile il ritorno entro breve di un commissario straordinario per Roma Capitale, come del resto già invocato dalla nostra associazione con una istanza al Prefetto e al Ministero dell’Interno”.