Le professioni del fundraising sono oggi le più richieste in assoluto nel nonprofit e uno sbocco coerente per chi viene dal “forprofit”. Il guaio, incredibili a dirsi, è che nel settore la domanda supera l’offerta: in pratica non abbiamo abbastanza professionisti – noi come scuola in primis – per le richieste delle ong. Verrebbe da dire che come sempre in Italia siamo tra il ridicolo ed il drammatico. Salvo che i fundraiser sono ricercatissimi in tutto il mondo, negli Usa come in Europa così come a Singapore, Hong Kong e Bangkok. Perché? Perché assottigliandosi i fondi pubblici, sono quelli che sempre di più assicurano la sopravvivenza finanziaria delle ong.

Di che si tratta? Il fundraising non è solo ‘raccogliere fondi’: è ‘creare investimento sociale’, partenariati e progetti di alto impatto. Uno strumento di cittadinanza in cui più che a chiedere si va a offrire partecipazione, co-investimento in cause sensibili. Per questo è una professione che attrae quelli che arrivano dall’ambito comunicazione, marketing, business (come tanti ex manager e consulenti) ma anche persone con background umanistico, con un approccio educativo e capaci di inserirsi in realtà nonprofit molto sociali in cui non si parla di “target/portafoglio clienti/remarketing” e tecnicismi vari.

In realtà il fundraising non è un’unica professione bensì un’ampia famiglia professionale tra l’altro ‘riunita’ in vere e propria associazioni professionali, formata attraverso percorsi formativi strutturati, e che comprende principalmente:

Corporate Fundrasing: partnership sinergiche con le aziende for profit, specializzazione di chi viene dal forprofit e conosce regole, stili e linguaggi, e sa che è meglio non presentarsi con barbetta sfatta ed orecchini alle orecchie o al naso…

Trust Fundraising: di derivazione anglosassone, in Italiano si può tradurre come il ‘fundraising con le fondazioni’ di erogazione, bancarie e non, oggi fonte di finanziamento crescente (si pensi al ruolo preminente di Cariplo in Italia o- con e debite proporzioni- alla Bill e Melinda Gates Foundation)

Legacy Fundraising: fundraising su lascito testamentario, fino a pochi anni fa in Italia dominio quasi esclusivo della Chiesa cattolica, in nettissimo aumento con 104 miliardi di euro l’anno ‘liberi’ da eredi e quindi potenzialmente disponibili per le nonprofit- previsti al 2020 (Fonte: Fondazione Cariplo). “Richiede una grande capacità di ascolto e di creare un rapporto di fiducia,  lavoro sul territorio e nella comunità” – ricorda Stefano Malfatti uno dei migliori nel settore e invita  ironicamente tutti a ‘pensare al futuro’! Certamente un ambito di impegno utile per i tanti avvocati o con formazione giuridica, o psicologi.

Eventi e Campagne: organizzare campagne è una strategia di azione alternativa e complementare ai progetti, ed oggi la diffusione dei social e di piattaforme ad hoc come change.org rendono l’impatto potenziale molto più ampio e/o mirato. Per qualcuno addirittura, come lo storico campaigner Davide Cavazza di Altromercato – con cui abbiamo scritto il primo Manuale italiano di Campaigning nel 2006 – “Le campagne vengono prima del fundraising’.

Individual Donors: come ricorda sempre Giancarla Pancione, Direttrice Marketing e Fundraising di Save The Children Italia, quello delle persone è l’ambito di raccolta ancora nettamente prevalente in Italia. E’ in buona parte a questo-oltre che in generale ad un buon management ed al network internazionale,  che  si deve l’aumento di Save  del 428% dal 2007 ad oggi in Italia (fonte: Censis), ma anche di Emergency, MSF ed altri. Nell’ ‘Individual’ rientrano anche i ‘grandi donatori’ di cui il filantro-capitalismo americano- con luci ed ombre- è protagonista.

Community Fundraising: è il fundrasing, le partnership, fatte con riferimento più alla comunità nel suo insieme e relazione, che ad una singola e distinta tipologia di donatori. Il lavoro con gli attori del territorio, su cause territoriali mirate, azioni di sviluppo locale. Stimola più l’anima ‘sociale’ che quella ‘business’ anche se alla fine bisogna portare a casa i fondi. Oggi diverse app come DonApp da poco lanciata con il nostro supporto, permettono un lavoro pur sempre artigianale nella qualità della relazione, ma scientifico nell’uso dei big data.

Caro lettore, se fai parte di quei pochi che vogliono ‘lavorare per cambiare il mondo’ non solo a chiacchere, e quindi hai fatto volontariato, scoutismo o dato dimostrazione di impegno sociale, proponiti, ti aspetto per un colloquio di counselling (gratuito solo per i lettori del mio blog con prenotazioni entro il 17 dicembre 2016). Puoi prenotarti direttamente compilando il form di richiesta di colloquio. Valuteremo anche la possibilità di percorsi formativi coerenti.

Intanto, leggi gli altri miei post, in particolare segnalo “Lavorare nelle ong” e quelli sul ‘cambio vita’.

Ti aspetto con piacere.

Per info anche: comunicazione@socialchangeschool.org  e www.socialchangeschool.org