Moscia, la Prima alla Scala è stata moscia. Non dal punto di vista lirico, la pucciniana Madame Butterfly è stata ineccepibile. Ma il parterre era da sottovuoto, floscio come un souflè riuscito male. Mancanza totale delle istituzioni, il palco reale, tranne la presenza del sindaco Sala e di Maroni, è stato rimpolpato all’ultimo minuto da un anonimo squinziettume. Una Prima flaccida come certe facce al netto di botox. Addirittura c’era chi l’ha scambiata per un concertino di beneficenza e si è presentato in pantaloni e pullover. Qualche eccezione c’era, altrimenti che ne parliamo a fare, la più bella del reame, a detta di tutte, anche delle rosicone, Gabriella Dompè, in abito a sirena griffato Oscar de la Renta. Sempre fedelissima a Raffaela Curiel, la stilista da Grande Opera, Laura Morino, in bustier bianco e nero e acconciatura da haute couture ( il malcapitato seduto dietro di lei avrà avuto una vista molto parziale).

Fabiana Giacomotti invece era in robe manteau di angorina disegnata da una stilista di Baku (prima che vi chiedete cosa sia, è la capitale dell’Azerbaigian). Dvora Ancona, la guru di bellezza (senza bisturi, ci tiene a precisare) ha ordinato al suo stilista glam preferito Antonio Riva (da copiare subito il suo smoking con revers blu notte) un vestito arci/uao, 4 metri e mezzo di diametro di raso. Non riusciva neanche a passare attraverso la porta del foyer. Ma è’ stato l’abito più paparazzato. Una Prima fiacca, fiacca dicevamo, e una collega, credo del TGUNO, in mancanza di “ciccia”, non potendo intervistare gli uscieri, faceva a Dvora domande molto pertinanti: “Quanto costa un litro di latte?” Risposta: “Sono allergica”. Insiste: “Quanto costa un litro di benzina?” Risposta: “Vado in bicicletta“.

Il bon ton della mise scaligera è stato mantenuto alto dalla categoria giornalisti, nuovi arbiter elegantiarum: Alfonso Signorini, ammantato in una cappa rosso cardinale, Enzo Miccio in giacca da smoking trapuntata simil/tapezzeria mentre un impeccabile Gianluigi Nuzzi ha lasciato la sua “Via Crucis” (bestseller) per un Bel dì vedremo…l’aria più celebre della MB, rivisitata anche nella compilation Buddha Bar. Cascante la parure di diamanti indossata da Marcella Bella, ormai lontana anni luce dalle sue “Montagne Verdi”. Ad alto tasso di cariatidi restaurate e imbellettate è anche il Post Scala al Baretto, tra risottino ai pistilli di zafferano e aragostine. Tavoli prenotati di anno in anno: c’è quello di Bedi Moratti e di Marinella di Capua, habilleè come un albero di Natale da Renato Balestra che invece ha la cera di un re magio. No, non è stata una buona annata per il tartufo, ma Arturo Artom, non poteva mica lasciare a palato asciutto Stefano Boeri, l’architetto del Bosco Verticale che ha vinto il Premio come migliore opera architettonica del 2015. Prima che scoprissero che gli alberi piantati in apposite aiuole sui balconi dello svettante grattacielo facessero più danni che piacere agli occhi: le robuste radici stanno spaccando il cemento. E visto che si festeggiava anche il marriage di Arturo con la stilosa Alessandra, celebrato dal sindaco in persona, il menù è stato più gourmet del solito, tartufo declinato di ogni, tranne che con il caffè: con polenta, con agnolotti, dentro l’uovo, fuori dal guscio, su tartine e su involtini. Per il cioccolato al tartufo si stanno attrezzando…

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