Si aprono le consultazioni al Quirinale per decidere chi guiderà il prossimo governo dopo le dimissioni di Matteo Renzi. I primi a incontrare il Capo dello Stato Sergio Mattarella sono il presidente del Senato Piero Grasso, il suo omologo alla Camera, Laura Boldrini e il presidente emerito Giorgio Napolitano. Incontri della durata massima di 30 minuti, annunciati da squilli di tromba e corazzieri schierati, mentre decine di giornalisti attendono uno per uno la fine degli incontri. E dopo i primi tre colloqui, Mattarella incontra via via, uno dopo l’altro, i parlamentari che dal cortile d’onore attraversano gli appartamenti e gli riferiscono le posizioni dei propri gruppi.

Quella delle consultazioni è una liturgia scandita da un severo cerimoniale e un passaggio obbligato dopo l’apertura della crisi di governo. Non si tratta però di un rito puramente formale, bensì di uno spartiacque tra tatticismo e realtà, il filtro attraverso il quale il presidente depura le dichiarazioni dei politici da quelle che hanno trovato spazio sui media durante campagna elettorale. Durante gli incontri, dai presidenti delle Camere ai gruppi parlamentari, il capo dello Stato ascolta e interroga per capire chi possa essere il prossimo inquilino di Palazzo Chigi. Senza spazio per i toni muscolari o le analisi sui massimi sistemi.

Da venerdì 9 dicembre Mattarella incontra le forze politiche senza soluzione di continuità fino a sabato pomeriggio con l’incontro con la delegazione del Pd. Probabile una giornata domenicale di riflessione e poi l’incarico lunedì. Tre giorni utili al presidente ma utilissimi anche alle forze politiche che potranno usufruire di una ossigenazione sufficiente per schiarirsi le idee e cassare almeno qualcuna delle opzioni tutt’oggi in campo.